Storie Mondiali: l’Italia e i maledetti rigori


Arriverà il momento di parlare dei “benedetti rigori” che ci consegnarono il Mondiale 2006 al termine di una cavalcata ricca di ineguagliabili emozioni. Ma prima di allora, i tiri dal dischetto avevano un sapore nefasto per i colori azzurri: per ben tre edizioni consecutive, dal 1990 al 1998, i sogni di gloria dell’Italia si interruppero infatti in quella specie di lotteria nella quale nessuno vorrebbe mai, realisticamente, giocarsi un momento così importante della carriera.
1990: i Mondiali di casa, i Mondiali di Notti Magiche, i Mondiali in cui, pur non sbandierandolo ai quattro venti, si vuole ripetere l’impresa del 1982. Partita dopo partita, Totò Schillaci si eleva come insperato eroe del popolo azzurro, e allora sì che tutto sembra pronto per bissare il Mundial di Spagna: Totò come Pablito, il goelador su cui nessuno avrebbe scommesso. Proprio il palermitano piega l’Austria nel match di apertura, poi il Principe Giannini risolve con gli Stati Uniti e ancora Schillaci con Baggio hanno ragione della Cecoslovacchia; il girone passa in scioltezza, con quella concretezza e quella solidità difensiva che del resto è sempre stato un tratto distintivo del calcio italiano. Agli ottavi, dopo un primo tempo equilibrato, cade l’Uruguay: terzo gol di Schillaci e poi Aldo Serena, bomber che ha girato tutte le principali squadre della serie A. Ai quarti, ancora Schillaci e la sorprendente e ostica Irlanda va ko. Così, in semifinale si arriva ad una sorta di derby del cuore: Italia-Argentina al San Paolo di Napoli. Lo stadio di Maradona. Il pubblico, comunque, tifa Italia e Totò non perdona punendo la corta ribattuta di Goycochea su una conclusione di Vialli. Sembra un altro uno zero, ma Claudio Caniggia, biondo centravanti atalantino, anticipa Zenga al 68° su cross di Olarticoechea: cade l’imbattibilità, passano i minuti e i supplementari, si arriva ai rigori. L’Argentina è perfetta: 4 su 4, non c’è bisogno del quinto. Goychochea, infatti, aveva già dimostrato le sue qualità volando pochi minuti prima a respingere una precisa punizione di Roberto Baggio. Baresi, lo stesso Baggio e De Agostini lo bucano: Donadoni e Serena no, sono ipnotizzati, indeboliti, ingannati. L’Argentina va in finale grazie al suo portiere, più che a Maradona, e all’Italia resta un terzo posto amarissimo: Baggio+Schillaci piegano l’Inghilterra.
Quattro anni dopo, è un’Italia diversa, diversissima: l’Italia di Arrigo Sacchi, che va negli Stati Uniti senza troppi squilli di tromba, con una rosa basata su Milan e Parma, le squadre predilette dal tecnico di Fusignano. L’inizio è da incubo: l’irlandese Houghton calcia da lontanissimo, Pagliuca sbaglia la valutazione e l’Eire passa 1-0. Dino Baggio piega poi la Norvegia in un match soffertissimo, nel quale oltretutto lo stesso Pagliuca si fa espellere; arriva poi uno scialbo 1-1 col Messico, firmato Massaro e Bernal, ma bisogna attendere un altro risultato per festeggiare, quando la Russia sommerge il Camerun di gol e assicura agli azzurri un posto tra le migliori terze ripescate per gli ottavi di finale. Italia-Nigeria: al 25° Amunike fulmina Marchegiani e al 75° gli azzurri restano addirittura in dieci per un rosso a Zola. Sembra finita, sembra la giusta conclusione di un Mondiale davvero anonimo: e invece, a 100 secondi dal termine un capolavoro di Roberto Baggio significa pareggio, con lo stesso Divin Codino che sarà fondamentale e freddo nel trasformare il rigore della vittoria nei supplementari. Dino Baggio e Roberto Baggio, inframmezzati da un autogol di Benarrivo, abbattono la Spagna: e Mauro Tassotti, in pieno recupero, abbatte Luis Enrique con una gomitata passata alla storia del calcio, rischiando il rigore che fortunatamente l’arbitro Puhl non concede. Semifinali: nonostante il futuro pallone d’oro Stoickov, l’Italia passa con la Bulgaria. Ancora e sempre Roberto Baggio: tocco fino di destra e rasoterra nell’angolino. Dunque, Italia-Brasile, ultimo atto, nella “caldera” di Pasadena. Il codino va in campo in condizioni precarie, così come Franco Baresi che rientra al centro della difesa 25 giorni dopo l’operazione al menisco. Troppo caldo, troppo equilibrio: buone occasioni da entrambe le parti, tra cui un clamoroso palo verdeoro (palo poi baciato da Pagliuca) e calci di rigore. Baresi manda alto, ma Pagliuca rimedia dicendo di no a Marcio Santos: centro di Albertini e fortunosa rete di Romario, che tocca proprio quel palo interno. Botta di Evani e angolino di Branco, ancora parità dopo tre tiri. Massaro si fa però incantare da Taffarel, Dunga porta avanti i suoi e lo stesso Baggio, l’amato Roby Baggio, spedisce alle stelle i residui sogni di gloria azzurri. Le lacrime dell’inconsolabile Baresi, abbracciato a Gigi Rivi, sono anch’esse storia.
Nel 1998, in Francia, si presenta al via l’Italia di Cesare Maldini. Un’Italia che non rinuncia al Talento di Caldogno, ma al tempo stesso appare più solida in difesa: ciononostante, il primo match è uno spumeggiante (e deludente) 2-2 con il Cile, nonostante Vieri e lo stesso Codino. Di Biagio-Vieri-Vieri: la pratica Camerun è archiviata, sebbene con qualche sofferenza in più del 3-0. Ancora Bobo, seguito dal solito Baggio, piega l’Austria, alla quale non basta il rigore di Herzog nel finale: 2-1 e ottavi di finale in cassaforte. Vieri sembra, appunto, lo Schillaci del 90 o il Rossi dell’82: ci vuole ancora lui per piegare la solida Norvegia, oltre ad un prodigioso intervento di Pagliuca, con indosso un’indimenticabile maglia arancione, a dire di no a Tore Andre Flo. Ai quarti di finale è Italia-Francia: un’Italia più che mai difensiva, più che mai affidata al proprio portiere che salva ripetutamente il risultato, anche all’ultimo istante dei supplementari. Ai rigori sembra mettersi bene quando Lizarazu sbaglia nella seconda serie, ma Albertini lo replica immediatamente: Laurent Blanc realizza il quarto centro francese nell’ultima serie, bacia come al solito la “pelata” di Barthez e un altro pelato, Luigi Di Biagio, manda sulla traversa. Finisce lì, la Francia è sulla strada per la vittoria dei Mondiali. Ma l’Italia si rifarà…sempre ai rigori.

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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