Sci alpino: a Kranjska Gora per centrare la finale

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Partecipare alle finali di Coppa del Mondo significa essere tra i 25 migliori interpreti della disciplina di appartenenza: se per alcuni, alla luce di una stagione piuttosto negativa, questo diventa una sorta di obiettivo minimo per “salvare il salvabile”, per altri atleti, che magari non hanno risultati tra i primissimi in passato, centrare questo scopo può rappresentare un vero motivo di soddisfazione.

Che si appartenga all’una o all’altra specie, un certo numero di azzurri cercherà, nel weekend di Kranjska Gora, di ottenere un buon risultato per strappare il pass per Lenzerheide, sulla pista Podkoren che in passato ha saputo garantire ottime soddisfazioni ai nostri colori. Massimiliano Blardone, ad esempio, da queste parti ha conquistato quattro podi e, al termine di un’annata nella quale ha sofferto immensamente i raggi di curvatura non congeniali alla sua sciata, cerca il riscatto al pari di Davide Simoncelli, che lo precede di poco nella classifica di specialità; in zona qualificazione c’è anche Luca De Aliprandini, sul quale però il bilancio è diametralmente opposto perché nel suo caso si tratta della prima stagione disputata con regolarità ad alti livelli, e poco più indietro Florian Eisath, un ragazzo regolare a cui però servirebbe un exploit per rimanere tra i top 25 per il secondo anno consecutivo. Già sicuri di andare in Svizzera, invece, l’ottimo Roberto Nani e Manfred Moelgg.

In slalom, lo stesso Moelgg al pari di Stefano Gross e ovviamente di Patrick Thaler ha già il pass staccato; Giuliano Razzoli e Cristian Deville sarebbero al momento fuori, ma entrambi hanno saputo andare sul podio su questa pista e soprattutto sembrano in progresso rispetto ai primi mesi invernali piuttosto difficili.

La Podkoren, però, è un tracciato che ha dato tanto agli azzurri anche prima di questa generazione. Pensiamo all’exploit di Patrick Holzer, bandiera del gigante azzurro nella difficile fase di transizione tra Tomba e Blardone/Simoncelli; nel gennaio 1999 colse qui uno dei due successi della carriera. E senza scomodare Albertone o lo stesso Giorgio Rocca, qui vincitore due volte, ricordiamo l’unica gioia di Sergio Bergamelli, uno dei quattro fratelli che per anni hanno gareggiato in Coppa Europa e Coppa del Mondo nelle discipline tecniche; era il 1992 e il bergamasco stracciò la concorrenza con oltre 2” di margine.

foto: credit FISI

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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