Golf azzurro dopo l’Open d’Italia: tra un presente altalenante e un futuro già scritto

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Tutto sembrava poter girare per il verso giusto. Grande qualità nei colpi, ottime sensazioni in ogni aspetto del gioco e un pubblico praticamente solo per lui, pronto ad accompagnarlo hole by hole. Ma il destino, nel golf, ha un rivale con cui difficilmente può pensare di spuntarla, ovvero l’imprevedibilità. Una variabile fatale per Francesco Molinari, disastroso nel quarto e decisivo giro dell’Open d’Italia dopo le prime tre giornate al limite della perfezione. Il rettilineo finale appariva ormai imboccato, ma una rovinosa caduta all’ultima curva ha di fatto cancellato tutti i sogni di vittoria casalinga per il figlio del Circolo Golf Torino.

Dell’ultima giornata, a Chicco resterà soltanto l’incredibile boato al Par 3 della 8, dopo l’eccezionale birdie imbucato dal bunker; roba che nemmeno alla Ryder Cup, così come l’esultanza del torinese, scatenatosi per un capolavoro di rara bellezza che poteva rimettere in piedi il suo torneo. A metterlo definitivamente ko ci ha pensato, poi, un altro bunker, quello in cui è finito alla 16, che gli è costato un mortale doppio bogey. Due colpi persi che, però, non ingannino, perché nel computo totale di un quarto round da dimenticare a pesare maggiormente è stato un putt ancora una volta non al livello del repertorio da tee a green di Francesco (31). Un problema cronico che limita profondamente uno dei giocatori dal maggior tasso tecnico del Tour, come una vettura di Formula 1 costretta a dover fare a meno dell’aerodinamica. Nonostante i cambiamenti effettuati negli ultimi tempi, il virus non è stato adeguatamente sconfitto, con la conseguente impossibilità per Chicco di competere davvero per un trofeo importante. Inconcepibile per un talento del genere.

Non saranno inconcepibili, invece, gli ultimi piazzamenti di Matteo Manassero, ma non ci si può nascondere dietro un velo: ci attendevamo qualcosina in più di un 42esimo posto a Torino, senza contare il 26° posto al KLM Open e il 34° all’Omega European Masters. Fin troppo anonimato per una stella della sua luce che, dopo la magica vittoria di Wentworth, ha decisamente tirato i remi in barca, non centrando nemmeno una top ten. Un problema più di testa che di gioco? I ricchi e prestigiosi tornei di fine stagione sveleranno l’arcano.

Tra i 21 azzurri presenti nel parco regionale La Mandria, però, non si è resa protagonista soltanto la coppia d’oro del golf italiano, che non ha potuto oscurare le convincenti prestazioni di Renato Paratore e di Edoardo Raffaele Lipparelli, due giovanissimi amateur di 17 e 16 anni, anche se nessuno al ‘Torino’ sembra essersene accorto. Paratore, in particolare, è rimasto nella top ten per due giornate consecutive, girando anche con il futuro vincitore del torneo, Julien Quesne, nell’ultima giornata. ‘Solo’ un exploit nel primo giorno, invece, per Lipparelli, ma comunque una chiara dimostrazione di un movimento che guarda con lungimiranza al futuro, pronto a sfornare nuovi importanti talenti.

Foto: Getty Images

daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

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