Mondiali Firenze 2013: il cronometro parla straniero

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Storicamente, l’Italia soffre nelle prove a cronometro. E non è un caso che nei Mondiali di ciclismo nessun azzurro abbia mai conquistato l’iride nella prova contro il tempo tra gli uomini elite.

La tendenza non sembra assolutamente stia cambiando nonostante alcuni buoni buoni interpreti. Adriano Malori e Marco Pinotti sono due pecore nere di un movimento che spesso sottovaluta troppo questo tipo di competizioni. La prova è arrivata oggi con le gare delle donne junior e degli uomini Under 23, con gli azzurri lontanissimi dalle prime posizioni in entrambe le competizioni.

Probabilmente, d’indole, i freddi numeri non riescono a stimolare un popolo come il nostro, che ha bisogno di sfide e passione, molto più accentuate nelle corse sull’uomo. La fantasia nostrana, se così vogliamo chiamarla, non riesce a stare dentro watt, RPM e pulsazioni. Deve essere lasciata libera di sfogarsi, di lanciare un attacco a sorpresa, in salita, in discesa o anche in pianura. Diverso, invece, per i paesi anglosassoni, più impostati e rigidi, perfettamente a loro agio quando si tratta rispettare un programma di gara o di analizzare dati.

Australiani, statunitensi e inglesi stanno diventando veri e propri specialisti di queste prove, oltre che del ciclismo su pista, perchè analizzano gare e allenamenti da un punto di vista prettamente scientifico. L’esempio migliore di ciò è il Team Sky che a volte a far diventare i propri corridori delle vere e proprie macchine, studiando tutto nei minimi particolari.

Eppure il ciclismo va in questa direzione e sarebbe buona cosa che anche in Italia la cultura della cronometro e della pista tornassero in primo piano, anche divenendo propedeutiche per le corse in linea, nelle quali, affiancate all’animo garibaldino originario degli azzurri, potrebbero veramente permettere al movimento italiano di tornare a vertici del ciclismo mondiale.

gianluca.santo@olimpiazzurra.com

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