Europei Basket 2013, con la Finlandia l’Italia ingrana la terza

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Una vittoria così vale l’accesso alla seconda fase, ma soprattutto è musica. La terza sinfonia dell’Italia non suona perfetta come le prime due, ma è certamente più rock. Perché il successo sulla Finlandia non è figlio di percentuali magiche al tiro, ma frutto di sudore e gomiti alti.

Un 62-44 ben lontano dalla media di 83 punti a partita degli azzurri, che arriva senza un solo giocatore in doppia cifra fino a due minuti dal termine (il primo e l’unico a toccare quota 10 è Gigi Datome, quando ormai i giochi sono fatti da un pezzo), e con un’altra grande prestazione di Cusin.
Se qualcuno aveva dubbi sulla consistenza che la squadra di Pianigiani avrebbe potuto avere in una giornata no, ha avuto la risposta che attendeva.
L’unica brutta notizia, in attesa della sfida dell’8 settembre alla Grecia, che profuma di spareggio per il primo posto nel girone, è l’infortunio occorso nel finale di terzo quarto a Travis Diener.

Che la partita non sarà semplice né spettacolare lo si intuisce da subito. Pronti via e Salin piazza due bombe che mandano sotto l’Italia fin dall’inizio. Servono 2,12 per sbloccarsi e trovare il primo canestro, una schiacciata di Cusin su assist di un Datome che sembra ritrovato dopo la brutta prova con la Turchia. Ma all’Italia manca una circolazione di palla convincente come quella che si era vista nelle prime due partite. Cinciarini, scelto ancora una volta in quintetto, pasticcia tanto sul palleggio, tira male dal campo e dalla lunetta, e nemmeno l’ingresso di Diener riesce a migliorare la situazione, se non a sprazzi.
Così Belinelli è spesso costretto a portare palla e fare il play-maker, ma gli azzurri continuano a litigare col ferro, e dall’altra parte Ranniko batte sistematicamente Diener ogni volta che lo punta.

Ci sarebbe da preoccuparsi per il 32% al tiro e lo 0/4 da tre con cui l’Italia chiude la prima metà di fosse che agli spogliatoi ci si va in vantaggio di 5 punti: 31-26.
Gli azzurri mettono il naso avanti per la prima volta a poco meno di un minuto dall’intervallo lungo, con un appoggio al tabellone rovesciato di Cusin, poi riescono addirittura ad allungare.
Merito di un carattere straordinario e di una difesa sempre forte. Così come quella dei finnici, che non concedono tiri facili e ci mettono una grande intensità. Così tanta che gli italiani capiscono e no a tirare ogni volta che vedono le mani degli avversari vicine, si va più spesso in lunetta, si comincia a punire dai liberi, e si costruisce la rimonta e il vantaggio.

A 5.30 dalla fine del terzo quarto arriva anche la prima bomba azzurra di giornata. La firma Cinciarini dall’angolo, pescato solissimo da un ribaltamento di Belinelli su Aradori e da un intelligente assist di quest’ultimo.
Ma è sull’1 contro 1 e sulle penetrazioni che l’Italia costruisce il suo strappo. Prima Belinelli (0/9 dal campo fino a quel momento), poi Aradori, cominciano a fare a fette la difesa finlandese, che si apre dentro l’area come mai aveva fatto prima nella partita: 42-32, +10 grazie a un parziale di 9-0. La notizia migliore è che tutti rientrano dentro il gioco, anche chi aveva faticato di più nella prima metà di gara.

Ora sono gli avversari a soffrire e sbagliare tanto, dalla distanza e da sotto canestro, intestardendosi su un tiro da tre che non entra più (3/26, con gli ultimi 20 tentativi consecutivi andati a vuoto) e senza mai trovare la vena di Murinen, mentre anche Ranniko e Mottola vanno spegnendosi e Koponen non sembra in grado di trascinare la squadra.
Quello che paga in centimetri e reattività, l’Italia lo mette in aggressività. A spazzolare sotto canestro ci pensano Cusin e Melli, che giocherà pure fuori ruolo, ma non sembra accorgersene né tanto meno darlo a vedere.
L’unica brutta notizia e l’infortunio alla caviglia di Diener a pochi spiccioli dall’ultimo riposo. Il vantaggio però continua ad aumentare, in apertura di quarto quarto sale fino al +20, con Rosselli e Cinciarini che non fanno rimpiangere Datome e Diener, mentre Gentile torna a sentire il profumo del canestro.
Il resto è accademia, garbage time che serve ad arrotondare il punteggio e a sbloccare Marco Belinelli dall’arco. Ed è tutta legna da mettere in cascina, è autostima che cresce, consapevolezza di un gruppo che ora sa di poter arrivare lontano.

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Foto da Fiba Europe

gabriele.lippi@olimpiazzurra.com

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