Angliru, il Mortirolo di Spagna

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L’ultima chiamata, l’ultima spiaggia di una grande corsa a tappe può essere ben più drammatica delle precedenti. D’altronde, l’Alto de l’Angliru, posto oggi come quarto GPM (ultimo dell’intera Vuelta) della ventesima tappa, è una salita terribile: 12.2 km al 10.2% di pendenza media, con strappi sino al 23%. E’ il Mortirolo di Spagna, senza alcun dubbio.

Sinora è stato affrontato cinque volte e ha sempre regalato emozioni indescrivibili: l’ultimo passaggio nel 2011 con il successo che incoronò Juan José Cobo re di quella Vuelta a España contro ogni pronostico. Forse il re meno nobile, meno amato dell’intera storia della corsa iberica, eclissatosi con la stessa velocità con cui la vinse quell’anno: eppure, il suo nome, grazie a quella doppietta tappa e corsa, non può non restare scritto nel mito.

Prima di lui, solo grandi firme. Il 2008 vide Alberto Contador svettare in cima alla montagna ed entrare nella storia del ciclismo, quinto corridore di tutti i tempi a vincere la tripla corona, ovvero almeno un’edizione di ciascuna delle tre grandi corse a tappe. Nel 2002 Roberto Heras, ai tempi già gregario di Lance Armstrong alla US Postal, confermò il suo feeling con la corsa di casa, che in totale riuscì a vincere ben tre volte. C’è spazio anche per un italiano nella leggenda dell’Angliru, con Gilberto Simoni capace di imporsi nel 2000, nel pieno della sua impareggiabile carriera di cacciatore di montagne.

Ma il nome più bello legato a questa salita è senza dubbio quello di José Maria Jiménez: se l’Angliru è il Mortirolo di Spagna, Jiménez era il Pantani di Spagna. Stessa capacità di accendere i cuori, stesso amore per le pendenze più impegnative…stesso dramma che lo strappò dalla vita agonistica e umana. Quattro volte re dei GPM della Vuelta, El Chava  fu il primo a scoprire quanto può essere dolce l’inferno dell’Angliru nel 1999 bruciando in uno sprint a due il russo Pavel Tonkov al termine di un epico duello.

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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