Il calcio piange Gilmar, numero uno della leggenda

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Quando si pensa al futbol brasiliano, vengono in mente attaccanti e numeri 10 in grado di entusiasmare le folle a suon di gol, dribbling, assist. Eppure, nell’Olimpo degli Dei verdeoro (e di conseguenza in quello mondiale), c’era posto anche per un portiere:  Gylmar dos Santos Neves, più semplicemente Gilmar.

Tra gli anni cinquanta e sessanta, in Brasile, in porta ci finiva chi non era bravo a giocare con i piedi. Chi era scarso, chi non era forse nemmeno degno di avvicinarsi al pallone; era considerato un ruolo non degno di gloria, soprattutto dopo l’errore di Barbosa nella finale mondiale del 1950 che costò alla nazionale verdeoro il titolo mondiale a vantaggio del “piccolo” Uruguay, con un corollario di drammi e suicidi inimmaginabile, e un’esistenza quanto mai turbolenta per quello sfortunato numero uno. Gilmar, nato a Santos il 22 agosto 1930, non si limitò a restituire dignità al suo ruolo: fece di più, scrisse un mito, divenne egli stesso una leggenda, elevandosi ai livelli dello spagnolo Ricardo Zamora (anni trenta) e del suo contemporaneo Lev Jascin, unico portiere a vincere un Pallone d’Oro. La storia di Gilmar è legata al Santos di Pelé, prima ancora che alla nazionale: con la società paulista vinse cinque campionati statali, quattro Taça Brasil, due Coppe Libertadores e altrettante Intercontinentali, prendendosi il lusso di sconfiggere il Benfica di Eusebio e il Milan di Trapattoni, Maldini, Altafini e un giovanissimo Rivera.

Con la Seleção, invece, regalò al popolo brasiliano le prime, grandissime gioie mondiali dopo il “suicidio nazionale” del Maracanà 1950: primo posto in Svezia nel 1958, contro gli scandinavi di Gren e Liedholm, bis quattro anni più tardi in Cile contro la Cecoslovacchia più bella di sempre.

Gilmar se ne è andato poche ore fa, a São Paulo, a causa di un ictus, raggiungendo i compagni che lo hanno già preceduto come Mané Garrincha, Djalma Santos, Didi e Vavà. Le gesta di quella squadra, però, resteranno per sempre nella storia.

foto tratta da mircea21dominte.wordpress.com

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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