Under 21, missione possibile contro la Spagna

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Italia-Spagna è una rivalità piuttosto recente, soprattutto se paragonata a quella “storica” con la Germania, ma molto sentita a livello calcistico. L’appuntamento di domani pomeriggio a Gerusalemme per la finale del Campionato Europeo Under 21 è l’occasione per “vendicare” la sconfitta subita dalla nazionale maggiore l’anno scorso, oltre che tante eliminazioni patite dai nostri club per mano di squadre iberiche.

Chiaramente, sarà tutto meno che facile. La rosa della Spagna è di grande livello: l’ossatura è fatta dai canterani del Barcellona come Montoya, Bartra, Muniesa, Tello, il genietto Alcántara; ragazzi cresciuti all’ombra di Messi, con un bagaglio di esperienza internazionale enorme per l’età che hanno. C’è poi Isco, la stella del Malaga, uno che ha fatto tre gol nell’ultima Champions; c’è De Gea, portiere dello United; insomma, una squadra che non sfigurerebbe nemmeno contro una nazionale maggiore, anche grazie al gioco avvolgente ed efficace che Lopetegui ha saputo dare.

Dall’altra parte, c’è l’Italia: un’Italia attorno alla quale si sente, giorno dopo giorno, la passione crescente di tifosi e appassionati, che da troppo tempo non vedevano un Under 21 tra le protagoniste della scena continentale. Tratto distintivo del sacchiano 4-4-2 di Devis Mangia è sempre stato il bel gioco, sulla scia del nuovo corso di Cesare Prandelli che, nella selezione maggiore, ha finalmente puntato sulla qualità e sul palleggio scardinando il mito dell’Italia catenacciara. Eppure, il tradizionale italian style potrebbe far molto comodo domani. Mangia lo sa bene, lo ha già dimostrato in semifinale quando, forse per la prima volta in tutto il suo ciclo, si è trovato di fronte una squadra più forte: e lì gli azzurrini hanno saputo soffrire, hanno saputo chiudersi, hanno saputo sacrificarsi. Perché se quest’Under, a livello di nomi, sembra avere un grandissimo profilo dal centrocampo in su, è in realtà la difesa a fare la differenza: un solo gol subito nelle quattro gare sin qui disputate, saracinesca Bardi che dà sicurezza a tutto il reparto, giocatori snobbati dai grandi club come Donati, Bianchetti, Biraghi e Caldirola che hanno costituito una cerniera difficilmente apribile. E poi, come si accennava prima, lo spirito di sacrificio. Vedere Fabio Borini fare il terzino aggiunto, come capitato più volte in Italia-Olanda, è il trionfo della squadra. Significa non far respirare gli avversari, ovviare ad un gap tecnico che ci sarà anche domani con la forza del gruppo. E domani bisognerà fare ancora così.

Un’ultima cosa: c’è un giocatore che devo ritrovare assolutamente lo smalto migliore per la finale. Al di là della grande prestazione difensiva mostrata contro i tulipani, soprattutto nel primo tempo è mancato qualcosa in fase di impostazione di gioco. E’ mancato Marco Verratti, soffocato da una marcatura quasi a uomo. Verratti è un talento di fama e di esperienza internazionale. Assieme ad Insigne, è il leader, per qualità tecniche, della squadra. In finale ci vorrà la sua firma, ci vorranno le sue illuminazioni alla Pirlo, i suoi lanci millimetrici, i suoi saggi di classe. Se Verratti vincerà la personalissima “sfida dei numeri dieci” con Thiago Alcántara, probabilmente non sarà la Spagna ad esultare.

foto tratta da ilsecoloxix.it

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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