Italrugby: con Samoa la vera prova del fuoco

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Avevamo descritto il Sudafrica come una nazionale dall’impressionante strapotere fisico, – forse la migliore al mondo da questo punto di vista – e come uno dei team meno indicati da affrontare per l’Italia a fine stagione, basti vedere come si è sviluppato il match lo scorso sabato. Una fisicità che è l’arma principale anche del prossimo avversario della Banda Brunel, Samoa, n°7 del ranking mondiale ed in crescita esponenziale negli ultimi mesi, motivi sufficienti a definire la sfida di sabato a Nelspruit come il vero banco di prova per i nostri azzurri.

Troppo forti gli Springboks per poter esprimere reali giudizi sui nostri, a prescindere da quanto fatto vedere a Durban. Il potenziale sudafricano non ha nulla a che vedere, però, nemmeno con quello samoano, che di fatto è allo stesso livello di quello italiano, sebbene la classifica mondiale reciti ben altro. I colossi oceanici – perché di colossi si tratta -, infatti, vantano 79.52 punti, mentre l’Italia è al 10° posto con 76.06; una discrepanza di oltre tre punti che, con i sistemi di calcolo dell’IRB, potrebbe essere ridotta notevolmente dai nostri azzurri in caso di vittoria. Una circostanza che porterebbe anche al probabile sorpasso nei confronti dell’Argentina, che parte decisamente sfavorita contro l’Inghilterra, anche alla luce della netta sconfitta subita una settimana fa.

Ma l’ostacolo Samoa, oltre ad essere davvero ostico, è soprattutto grande e grosso e, negli ultimi tempi, molto più difficile da fermare. Non solo per l’irruenza fisica che da sempre contraddistingue le nazionali isolane, ma anche per una disciplina più accentuata e una minore ‘violenza’ e sconsiderazione nei placcaggi. Inoltre, adesso non è solo l’atletismo e l’irresistibilità dei trequarti a tirare la carretta, ma anche una mischia ben più solida ed efficace, anche se gli azzurri restano di una categoria superiore per quanto riguarda il pack. A creare i maggiori problemi, verosimilmente, sarà la cavalleria guidata da quel Alesana Tuilagi devastante contro la Scozia e tra i giocatori più temuti dalle difese avversarie; ed a conferma della sua pericolosità, sono arrivate anche le dichiarazioni di chi è stato suo compagno al Leicester per sei anni, ovvero Martin Castrogiovanni: “Come si ferma Alesana? Difficile, se non ti fanno portare le pistole in campo.  Scherzi a parte, credo che Alesana sia uno dei giocatori più pericolosi non solo di Samoa, ma del rugby in generale. E’ grosso, veloce, potente. Se prende velocità, fermarlo è un’impresa. Credo che sia davvero uno dei simboli del rugby moderno.” Un diavolo insomma. E’ lui il pericolo numero 1 di una squadra, però, paragonabile al meteo inglese: imprevedibile, per capacità di ammazzare il match ma anche per il modo in cui esce incredibilmente dalla partita, addormentandosi di fatto. Carenze di cui l’Italia può e deve approfittare per puntare al bersaglio grosso.

daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

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