Giro di Svizzera: il talento di Peter Sagan

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Questo Giro di Svizzera è stato il giro di Peter Sagan. Non che qualcuno nutrisse dubbi sul talento del corridore slovacco, ma le due vittorie di tappa sulle strade elvetiche-e, soprattutto, le modalità con cui le ha ottenute-hanno dimostrato una volta di più l’incredibile potenziale di questo ragazzo.

In casi come questi, bisogna sempre ribadire che stiamo parlando di un ventitreenne: nonostante l’età, ha già superato quota 50 vittorie da professionista in cinque stagioni (quattro con Liquigas-Cannondale dopo il debutto nella Dukla Trencin). Che avesse uno spunto veloce dirompente già si sapeva, per quanto Sagan sfugga alla categoria del “velocista classico” per la sua predisposizione anche a corse dal tracciato molto mosso come le classiche del Nord (secondo al Fiandre in primavera). Ma che potesse tenere su un GPM di prima categoria posto a venti chilometri dall’arrivo per poi battere in volata tre degli uomini di classifica di questo Giro di Svizzera, era assolutamente inaspettato. Quanto fatto nella tappa di Meringen, resistendo sull’Hasliberg (e anzi, rilanciando spesso l’azione in prima persona) a fianco di Rui Costa, Frank e Kreuziger, ha davvero fatto impressione; più ancora dello sprint regale con cui ha domato Bennati e Gilbert nella penultima frazione a Bad Ragaz. Se Sagan inizia ad andare forte anche in salite del genere, il ciclismo potrebbe davvero aver trovato un cannibale di proporzioni cosmiche. Sprint di gruppo, classiche, ora anche montagne: Peter Sagan non si ferma più.

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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