Sci: i nomi nuovi emersi a Levi

oa-logo-correlati.png

Gli slalom di Levi dello scorso weekend hanno messo in luce, con una serie di buoni risultati, alcuni atleti sconosciuti al grande pubblico, soprattutto nel settore maschile, a fianco ovviamente delle conferme dei campioni più blasonati.

Nella prima manche, il russo Alexander Khoroshilov ha stupito tutti  staccando il quinto tempo parziale, nonostante il pettorale numero 45: il ventottenne della Kamchatka-la penisola posta all’estremo oriente del paese più grande del mondo- è poi incappato in qualche sbavatura di troppo nella seconda prova, chiudendo comunque in diciottesima posizione. Per il russo si tratta del miglior risultato in una disciplina diversa dalla combinata, dove è andato a punti con più regolarità; lo slalom è da sempre la sua specialità preferita, proprio tra i paletti stretti ha infatti chiuso a ridosso dei primi dieci (12°) nella gara iridata di Val-d’Isère 2009 e sul podio nella prova di Monte Pora in Coppa Europa, sempre in quell’anno. Lui e Stepan Zuev, classe 1988, sono gli unici russi a calcare con una certa regolarità i massimi palcoscenici dello sci alpino, con il mirino puntato sulle Olimpiadi di Sochi dove il movimento sciistico del paese ex sovietico sarà chiamato ad una grande prova, per quanto attualmente non sembra ci siano i presupposti, sul piano tecnico, per ambire a brillanti risultati (anche se, tra le ragazze, qualche nome giovane e interessante è iniziato ad emergere nella passata Coppa Europa).

Un’altra sorpresa delle due manche di Levi è stata rappresentata dal tedesco Philipp Schmid, ventiseienne del lago di Costanza che aveva iniziato a farsi notare già nei primi mesi di quest’anno, chiudendo a punti sia ad Adelboden, sia a Bansko; per l’amico di Felix Neureuther il decimo posto strappato in Finlandia rappresenta il miglior piazzamento di sempre. Il bavarese è sembrato capace, soprattutto nella seconda parte di gara, di interpretare al meglio il ritmo regolare imposto dalla Levi Black, mettendo in mostra anche una buona tecnica che potrebbe essere il viatico per una stagione a buoni livelli tra i rapid gates.

Del diciottenne norvegese Henrik Kristoffersen, subito alle spalle del tedesco nella classifica finale, si può parlare più di predestinazione che di sorpresa: il ragazzo di Lørenskog era appena alla terza gara di Coppa del Mondo, ma non è mai sembrato timoroso, attaccando con decisione alla caccia di un grande risultato che poi è arrivato. Si parlava di predestinazione perché il giovanissimo norvegese, oltre ad aver vinto due slalom in Coppa Europa a Pamporovo, è stato il dominatore dei Mondiali Juniores di Roccaraso, vincendo l’oro in gigante, l’argento in slalom e combinata e piazzandosi a ridosso dei primi 5 anche in supergigante. Dunque, un altro potenziale polivalente di altissimo livello dal paese dei fiordi, in quel glorioso percorso tracciato da Kjetil-Andre Aamodt e Lasse Kjus, proseguito ora da Axsel-Lund Svindal e Kjetil Jansrud.

Al pari di Kristoffersen, il finlandese Santeri Paloniemi, classe 1993, era atteso ad una buona performance, appena al sesto gettone di presenza in CdM: si tratta infatti del campione mondiale juniores dei rapid gates, unica, vera promessa del movimento finlandese che si è ben confermata, con un ventiquattresimo posto sulle nevi di casa, proprio nel momento dell’addio del grande Kalle Palander. La Finlandia, al pari della Norvegia, non ha mai potuto contare su squadroni quantitativamente paragonabili a quelli dei paesi alpini o degli Stati Uniti, ma ha sempre lavorato molto sulla qualità dei pochi atleti a disposizione: a Paloniemi le potenzialità non mancano, anche se è indubbiamente presto per attribuirgli il titolo di “erede” di Palander.

Infine, il britannico David Ryding si è inserito al ventiseiesimo posto, nonostante il pettorale 55, cogliendo così il primo piazzamento a punti della carriera. Come ha ricordato Paolo De Chiesa in telecronaca, questo scozzese di 26 anni è rimasto presto orfano, venendo allevato dal nonno che lo accompagnava di gara in gara: la passione di questa famiglia va ulteriormente rivalutata se si pensa che, in Gran Bretagna, lo sci non è certo lo sport più popolare, e la montagna più alta è il Ben Nevis che arriva ad appena 1344 metri di quota. Ryding aveva già fatto vedere cose interessanti nella scorsa stagione di Coppa Europa, con cinque piazzamenti tra i primi dieci, e la performance di Levi ha attirato su di lui l’attenzione dei media britannici, che, dopo i buoni risultati dei fratelli Baxter-Alain fu addirittura bronzo nello slalom olimpico di Salt Lake City, salvo vedersi revocata la medaglia per doping-e dell’ex discesista Finlay Mickel, cercavano da qualche anno un valido rappresentante del paese di Sua Maestà anche nello sci alpino.

foto tratta da chriswarham.org.uk

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

WEB TV

Lascia un commento

scroll to top