Sci alpino: chi sale e chi scende dopo Levi

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Dopo il debutto sul Rettenbach, la Coppa del Mondo di sci alpino è ripartita da Levi, in Finlandia, con uno slalom maschile e uno femminile: su una pendenza non eccessiva e un fondo molto meno duro (in particolare per la gara degli uomini) rispetto a quello che si trova abitualmente in Lapponia, i due slalom non hanno fatto emergere pienamente la tecnica degli atleti, anche a causa di tracciature ben poco fantasiose, premiando più che altro un ritmo regolare abbinato ad una buona forza muscolare, fondamentale sui piani. Le indicazioni offerte da queste prove andranno dunque rivalutate dopo la trasferta nordamericana, programmata a partire dal weekend del 24-25 novembre.

Chi sale

Avevamo detto in fase di presentazione delle gare che, nel maschile, la Svezia, l’Austria e l’Italia sono le squadre nettamente più forti tra i rapid gates: la prova finlandese ha pienamente confermato le aspettative. Andre Myhrer ha vinto la gara, inanellando il terzo successo consecutivo, dopo i due ottenuti nel finale di stagione che gli erano valsi la coppetta di specialità: sui piani, il ventinovenne di Nordanstig non ha davvero rivali. Marcel Hirscher ha provato ad insidiarlo, con una seconda manche da vero fuoriclasse, che gli vale comunque il primato provvisorio nella Coppa assoluta. Jens Byggmark, terzo, e Reinfried Herbst, sesto dopo aver rimontato ben 24 posizioni nella seconda manche, hanno completato la festa di queste due nazionali: nel mezzo, gli azzurri Manfred Moelgg e Patrick Thaler. I due altoatesini hanno validissime motivazioni per essere soddisfatti delle loro performance: Manfred si è confermato, dopo il sorprendente podio di Sölden, a quei livelli che, per il suo talento, gli spettano di diritto, dimostrando una grande sensibilità anche sui tratti di minor pendenza nei quali, storicamente, non ha mai brillato; Patrick ha evidentemente trovato l’elisir di lunga vita, visto che ogni anno (ora sono 34, compiuti a marzo) sembra sempre più brillante rispetto al passato. Promossi anche il tedesco Philipp Schmid, che a 26 anni centra il primo piazzamento nella top ten, il giovanissimo norvegese Henrik Kristoffersen, classe 1994 plurimedagliato ai Mondiali junior di Roccaraso, e il russo Alexander Khoroshilov, stratosferico nella prima manche chiusa al quinto posto (pettorale 55), un po’ più appannato nella seconda, per una comunque ottima diciottesima posizione finale.
Tra le donne, l’analisi parte, per la straordinarietà del soggetto in questione, da Mikaela Shiffrin. Diciassette anni compiuti in primavera, la ragazza del Colorado si era presentata al mondo con un terzo posto a Lienz, a fine 2011: in Finlandia è riuscita a ripetere l’exploit, confermando delle doti incredibile le quali, man mano che verranno perfezionate, la potranno rendere una vera campionessa con la quale fare i conti per molte stagioni. Maria Riesch ha fugato quelle voci (alle quali lei stessa aveva contribuito) che la vedevano con poco allenamento per via di alcuni malanni di stagione: una seconda manche senza rivali, dopo una prima in controllo, le hanno garantito il successo numero 24 in carriera, ponendola subito in un’ottima posizione per la lotta alla Coppa del Mondo, subito alle spalle di una Tina Maze, quarta di giornata, in una condizione atletica davvero strepitosa. Molto bene anche Tanja Poutiainen, seconda dopo l’appannamento del gigante di apertura, perfettamente a proprio agio sulle nevi di casa; sorprendenti le performance dell’austriaca Alexandra Daum, nona, e della norvegese Nina Loeseth, finalmente ritornata tra le top 15 dopo quattro stagioni di netta difficoltà che sembravano aver offuscato le doti messe in mostra da giovanissima. E di ritorno dobbiamo parlare, per fortuna, anche per Chiara Costazza: la poliziotta di Pozza di Fassa ha ben sfruttato una pista con pochi segni nonostante il pettorale numero 37, infilando due manche di pari livello che la riproiettano a ridosso delle migliori e le permettono di lasciarsi definitivamente alle spalle la grande e lunga fatica delle ultime annate, conseguenza dell’infortunio al tendine d’Achille.

Chi scende

Se l’Italia gioisce per i tirolesi, non può essere altrettanto felice per i due fassani, forse i componenti della squadra di Theolier dai quali ci si aspettava di più: Cristian Deville, su una pista non così apprezzata, scia bene nella prima prova, ma la seconda dura davvero un battito di ciglia; peccato perché un piazzamento nella zona di Moelgg e Thaler era assolutamente alla portata. Stefano Gross è invece sembrato totalmente a disagio in queste condizioni, salvandosi parzialmente solo sui piani: su neve più dura, con pendenze maggiori, il cacciatore trentino riuscirà comunque a ritornare sul podio, soprattutto alla luce degli ottimi riscontri avuti negli allenamenti estivi. Anche Benni Raich è sembrato giù di tono: il bicampione olimpico sembra aver perso, sicuramente per questioni anagrafiche, quel ritmo fondamentale per far bene tra i rapid gates; sarà davvero difficile rivederlo nelle primissime posizioni in questa specialità, mentre ha ancora tanto da dare in gigante e, sorprendentemente, in supergigante. Per certi versi deludente Ivica Kostelic, apparso troppo in controllo specialmente nella seconda manche: eppure, i riscontri estivi del croato sembravano destinarlo ad una partenza di stagione a grande velocità, ma né nel gigante di apertura, né in questo primo slalom-terminato in ottava posizione-ha dato prova di ciò.
Nel femminile, la notizia è che Marlies Schild ha dovuto rimandare ancora una volta l’appuntamento con la trentaquattresima vittoria in slalom, quota alla quale c’è la grande Vreni Schneider: è la quarta prova consecutiva tra i rapid gates nella quale la fortissima austriaca non riesce ad imporsi, ma comunque, nonostante gli zero punti portati a casa dalla Lapponia, rivestirà i panni della favorita anche ad Aspen; inforcare, si sa, fa parte del gioco. In generale, tutto lo squadrone austriaco, con l’eccezione della sorprendente Daum, ha toppato alla grande: fuori Schild e Zettel nella prima, out la Kirchgasser nella seconda, Niki Hosp ancora ben lontana dagli standard pre-infortunio. Ci si attendeva molto di più da Lena Duerr, che non si qualifica nemmeno tra le trenta, al pari di una Manuela Moelgg apparsa davvero “vuota” sul piano delle energie, soprattutto a causa dei cronici problemi fisici che le impediscono di allenarsi regolarmente.

foto di Gerwig Loeffelholz

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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