‘Italia, come stai?’: stessa storia, stessa pallamano

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Attualmente alle Olimpiadi estive sono presenti 32 sport. Solo in tre di questi l’Italia non ha mai ottenuto un riconoscimento internazionale: con questa dizione facciamo riferimento anche ad una sola medaglia vinta tra Europei, Mondiali e Giochi Olimpici. Le tre discipline in questione sono pallamano, hockey su prato e badminton. Tuttavia anche tra di esse esiste una sostanziale differenza: se il badminton ha avuto in Agnese Allegrini la sua rappresentante a cinque cerchi a Pechino 2008 e Londra 2012, la nazionale femminile di hockey prato è andata vicina alla qualificazione nelle ultime due circostanze, facendo comunque parte del novero delle prime 20 nazioni al mondo e delle prime 10 in Europa. Insomma, badminton ed hockey prato fanno la loro rispettabile figura, lottando almeno per la partecipazione alle Olimpiadi. La pallamano no. In questo sport l’Italia non solo non riesce mai a qualificarsi per un grande evento (Europei o Mondiali), ma neppure vi si avvicina. Per intenderci, quasi sempre veniamo eliminati addirittura nelle pre-qualificazioni. L’ultima partecipazione ad un Mondiale risale al 1997, mentre l’anno successivo il Bel Paese ospitò gli Europei. Da allora il buio. Poteva essere l’occasione per lanciare finalmente ad alti livelli questa disciplina nello Stivale, invece il ritorno nell’oblio fu eccessivamente rapido. D’altronde, siamo maestri nel non saper sfruttare i grandi eventi e le Olimpiadi di Torino 2006 lo testimoniano con la totale chiusura di quasi tutti gli impianti utilizzati quasi sette anni fa.

La nazionale maschile occupa la 43ma posizione nel ranking mondiale (meglio di noi anche la Groenlandia!), mentre quella femminile si installa in 37ma. Ecco perché, a grande malincuore, abbiamo definito la pallamano come la “pecora nera” dello sport italiano. E’ un vero peccato, in quanto si tratta di un gioco spettacolare e ricco di pathos, il quale non a caso all’estero, in particolare in Germania, Spagna, Francia e nei Paesi scandinavi, riempie gli stadi. In Italia, invece, spesso la pallamano viene confusa con la pallanuoto.

Quali, dunque, i motivi di un livello così mediocre? A nostro avviso, la Federazione non può venire additata come colpevole, in quanto sta facendo tutto il possibile, nei limiti delle proprie possibilità, per uscire dall’anonimato. Ne sono un esempio la creazione della Futura Roma, squadra che partecipa al campionato sloveno e composta pressoché da giocatrici azzurre under21, ed i sempre più numerosi collegiali che vengono organizzati per le rappresentative giovanili. Tuttavia in pochi anni non si possono colmare lacune decennali.
La nazionale maschile, negli ultimi otto incontri ufficiali (tutte pre-qualificazioni), ha ottenuto 1 vittoria (con la Gran Bretagna), 3 pareggi e 4 sconfitte. Le ragazze, nelle ultime otto sfide, ne hanno vinta una (con la Lituania in trasferta, non accadeva da 20 anni che l’Italia si imponesse all’estero) e perse sette. I buoni propositi non mancano, ma sin da ora si può affermare che le due selezioni non si qualificheranno per le prossime Olimpiadi e forse neppure per quelle successive.
Il gap con le altre nazionali è di natura prettamente fisica. In campo maschile gli azzurri calano inesorabilmente dopo il primo tempo, non riuscendo a reggere alti ritmi per tutto l’incontro. Le donne, invece, pagano dazio sul piano morfologico, essendo le nostre atlete meno muscolose ed alte rispetto ad esempio alle corazziere dell’Est Europa. Per questo l’Italia dovrebbe puntare sulla velocità ed è su questo che sta lavorando il direttore tecnico Marco Trespidi con il suo staff.

Gli sforzi della Federazione, tuttavia, non possono bastare da soli. In Italia mancano impianti moderni e confortevoli. Quasi sempre, infatti, in A1 si gioca in piccole palestre con spalti che possono accogliere non più di 300 persone: non un bel biglietto da visita per attirare la gente. La situazione economica è tragica. Nel massimo campionato femminile sono presenti appena sei squadre, una vera miseria: troppi club hanno alzato bandiera bianca. La Serie A maschile, invece, è stata allargata addirittura a 30 formazioni suddivise in tre gironi ripartiti geograficamente: il livello, con squadre che sino allo scorso anno giocavano in seconda e terza serie, si è ulteriormente abbassato e di certo non può beneficiarne la nazionale.

Se la situazione generale è tutt’altro che florida, non ci convince neppure la politica portata avanti dal ct della nazionale maschile Franco Chionchio, il quale, per la sfida persa con la Grecia, aveva convocato due giocatori ormai 38enni (sì, avete capito bene), ovvero Damir Opalic e Alejando Carrara. Quest’ultimo, poi, è stato sostituito per infortunio dal 35enne Gonzalo Vischovich. In generale gli unici giovani in rosa erano Demis Radovcic (’88), Umberto Giannoccaro (’88) e Dean Turkovic (’87), con un’età media complessiva molto più vicina ai 30 che ai 25. Dov’è, dunque, il progetto di cui tanto si parla? Perché non puntare su un gruppo composto esclusivamente dalle nuove leve più promettenti, proprio come sta accadendo in campo femminile? Certo, inizialmente bisognerà mettere in conto diverse sconfitte, ma non è che ora le vittorie abbondino… Chionchio tempo fa ha parlato di obiettivo Giochi del Mediterraneo 2013: sarà per questo che si affida ad atleti vicini agli “anta”? A nostro avviso, una eventuale medaglia in questa competizione servirebbe a poco. Meglio dare spazio ai giovani e guardare ad un lungo periodo che possa vederci finalmente protagonisti nelle competizioni che contano davvero. Tra mille difficoltà, almeno bisogna provarci.

 

federico.militello@olimpiazzurra.com

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