Spagna, la crisi economica e il declino sportivo

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In un Paese costretto a combattere per salvare le sue banche dal crac, in tempi di tagli feroci allo Stato sociale e alla spesa pubblica, nemmeno lo sport poteva restare immune.
L’abolizione dell’odiosissima e ingiusta ‘Legge Beckham’ di Aznar (quella che fissava al 23% le aliquote fiscali per i calciatori provenienti dall’estero), non può bastare.
La Spagna, alle prese con la crisi delle Autonomie, è pronta a dimezzare i fondi destinati alle 66 federazioni affiliate al suo Comitato olimpico. Una misura che di equo rischia di avere ben poco.
Perché i tagli non avranno lo stesso peso per tutti. A soffrire di più, manco a dirlo, saranno gli sport più poveri, quelli per cui è più difficile trovare risorse economiche in maniera autonoma, attraverso sponsor o vendita dei diritti di trasmissione.
In un ipotetico podio dei più sfortunati, a trionfare sarebbe il sollevamento pesi, seguito dal taekwondo e quindi dalla scherma. «Non scompariremo perché ci sono persone entusiaste che continueranno a lavorare, ma i tagli avranno gravi conseguenze per la elite come per la base», ha spiegato il presidente della Federazione sollevamento pesi Emilio Hestarlik.
Il taekwondo può contare sui successi internazionali (tre medaglie a Londra 2012), che, secondo quanto annunciato dal presidente del Consiglio superiore per lo sport (una sorta di ministero) Miguel Cardenal, influiranno sulle percentuali dei tagli.
«Ci saranno sport che subiranno tagli del 30%, altri superiori, altri ancora magari non ne subiranno». Uno dei criteri è il merito: chi vince di meno paga di più, e quindi, con ogni probabilità, continuerà a vincere sempre meno.
Tutti comunque devono presentare entro il 31 ottobre un piano di risparmio, e per molti si va verso il taglio delle partecipazioni alle gare internazionali. È la via scelta dalla scherma, per esempio, che sarà meno rappresentata di prima e dovrà rivedere anche gli organici tecnici. E siccome per diventare più forti servono i tecnici migliori, e i tecnici migliori costano di più, è difficile prevedere che gli spagnoli, già di per sé privi di una grande tradizione schermistica, possano dominare le pedane nel prossimo quadriennio olimpico.
Lo stesso discorso vale per la Federazione sport invernali, mentre gli sport su ghiaccio vanno oltre: «Chi vorrà partire per le gare si pagherà il viaggio», hanno avvisato i vertici della federazione.
E gli atleti? Per loro ha parlato una rappresentante d’eccezione, la nuotatrice catalana Mireia Belmonte: «Sappiamo tutti che c’è la crisi e lo viviamo sulla nostra pelle.Però ci chiedono di mantenere gli stessi risultati con meno risorse. Senza risorse non si può far molto».

Sono i cicli economici: dopo un’era di crescita e successi, per lo sport spagnolo è in arrivo la recessione.

 

Gabriele Lippi

redazione@olimpiazzurra.com

 

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