Per la Nazionale stop agli indagati

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Gli atleti indagati per inchieste sul doping non potranno correre per nazionale italiana. Questa è l’ultima mossa di una Federazione che aveva di fatto escluso dalla possibilità di indossare la Maglia Azzurra gli atleti che avevano subito una squalifica superiore ai 6 mesi.

A 3 settimane di distanza dal Mondiale è una notizia che appieda molti canditati per rappresentare l’Italia in quel di Valkenbourg. Da Damiano Cunego, ad Alessandro Ballan, a Giovanni Visconti, questi sono solo 3 nomi di atleti che avrebbero potuto correre. Il primo è sempre stato un simbolo del ciclismo pulito, che difende strenuamente sin dai primi anni di carriera. L’inchiesta di Mantova, che coinvolge la Lampre, continua a non produrre risultati, andando per le lunghe, e i corridori rimangono sempre in stand-by. Questa la mazzata finale.

Ora, la lotta al doping è essenziale per un ciclismo pulito e credibile, ma crediamo che il presidente Di Rocco stia esagerando. Ricominciare dai giovani è una cosa positiva, ma non tutti hanno le carte in regola per ben figurare nel breve periodo. Ad un anno dai Mondiali di Firenze ci ritroviamo con una nazionale privata dei suoi uomini più rappresentativi (unico ad essere andato vicino ad una Classica Monumento negli ultimi anni è Vincenzo Nibali), con tante belle speranza ancora acerbe.

Inutile paragonarci sempre ad un’eccessivamente liberalista Spagna, che ha sempre coperto i propri corridori, ma a questo punto crediamo di essere arrivati ad un’esagerazione. E sicuramente non si può invidiare il CT Paolo Bettini, quasi obbligato a delle scelte che non avrebbe voluto fare. La caccia alle streghe è passata ormai da tempo, e i ciclisti devono essere liberi di fare il loro lavoro, quantomeno fino a quando non sarà provata la loro colpevolezza.

foto: cyclingtime.it

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