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Italia, che fatica! E’ un ritorno a Barcellona 1992?

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Domani le Olimpiadi di Londra 2012 raggiungeranno il giro di boa. Per i bilanci definitivi, naturalmente, è giusto e doveroso attendere il 12 agosto, tuttavia, risultati alla mano, le prospettive non appaiono delle più rosee.

Sinora la spedizione tricolore ha conquistato 12 medaglie. Utopistico appare il raggiungimento di quota 30, molto difficile anche assestarsi sulle 25 medaglie indicate come “obiettivo minimo” dal Coni alla vigilia. Insomma, il rischio tangibile è quello di un triste ritorno indietro nel tempo, per la precisione alle Olimpiadi di Barcellona 1992, quando l’Italia vinse appena 19 medaglie, di cui 6 d’oro. In seguito erano giunte le scorpacciate di Atlanta (35), Sidney (34), Atene (32) e la buona edizione di Pechino 2008, dove comunque si sarebbe potuto fare molto di più in termini assoluti (27).

Molte delle nostre migliori carte sono andate in fumo (Pellegrini, Scozzoli, Bronzini, Cagnotto-Dallapé, D’Aniello, Pizzo, Sensini), alcune discipline necessitano di una rifondazione completa (nuoto, vela e ciclismo su pista solo per fare qualche esempio, senza dimenticare l’atletica a prescindere da quel che farà Alex Schwazer), per non parlare degli sport di squadra, con la sola pallavolo femminile che sinora ha mostrato segnali incoraggianti in vista di una medaglia.

I motivi di questo lento declino (che, intendiamoci, speriamo venga smentito con i fatti nei prossimi giorni) sono molteplici. Certamente la concorrenza internazionale ha raggiunto picchi di rendimento elevatissimi. Impressiona soprattutto la prepotente ascesa di diverse nazioni asiatiche come Corea del Sud, Corea del Nord e Kazakistan, con potenze storiche come Cina e Stati Uniti che la fanno sempre più da padrona. Anche realtà a noi piuttosto simili come Gran Bretagna, Francia e Germania sono ormai distanti anni luce. Unica consolazione: la Spagna sta molto peggio di noi.
L’impressione è che mentre il mondo si evolve a velocità supersonica, noi siamo rimasti ancorati al nostro tranquillo orticello, sperando che i risultati continuassero ad arrivare quasi per diritto divino. La realtà è ben diversa. Il nostro sistema è ormai obsoleto: da un lato lo sport nelle scuole e nelle Università viene considerato alla stregua di un fastidio; dall’altro molti atleti, una volta entrati a far parte dei corpi militari (i quali, è bene sottolinearlo, continuano a reggere le sorti di molte discipline), tendono a sedersi sugli allori ed a non compiere i miglioramenti sperati. Quanti giovani talenti abbiamo visto dominare a 17-18 anni e poi perdersi nel passaggio tra i senior? Forse accade nell’80% dei casi. Inaccettabile.

In questi Giochi londinesi, inoltre, molto spesso ci sembra non adeguato anche l’approccio mentale dei nostri rappresentanti, con le gare che vengono vissute quasi come un peso troppo grande da sopportare e di cui liberarsi al più presto. Le Olimpiadi sono un evento da vivere con gioia, un’occasione unica per cercare di raggiungere l’immortalità sportiva. Per farlo, però, servono fame e motivazione, due fattori di cui gli azzurri in qualche modo difettano.

Tra 9 giorni sarà tempo di bilanci definitivi: o si cambia marcia, o il ritorno al passato sarà una mesta realtà.

 

federico.militello@olimpiazzurra.com

 

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