Elisa Rigaudo in esclusiva: “Emozionata, ma non temo nessuna”


Una delle atlete più rappresentative del nostro Paese. Uno dei volti più apprezzati del panorama mondiale dell’atletica. Uno dei punti di riferimento nella difficile disciplina della marcia, la più tecnica, la prova per pochi eletti. Elisa Rigaudo con tanta serietà, sobrietà e intelligenza tattica è sempre riuscita a farsi notare per l’impegno e per le belle condotte di gara in tutte le competizioni a cui ha preso parte. A 21 anni vince l’oro continentale di categoria e poi, grazie a mille sacrifici e ad allenamenti sempre a testa bassa, passa senior e arriva all’apoteosi. Nel difficile esercizio che prevede che almeno un piede sia sempre a contatto con l’asfalto, la piemontese porta a casa un terzo posto agli Europei di Göteborg 2006 e poi raggiunge il risultato più importante in carriera: il fantastico bronzo olimpico in quel di Pechino. Dopo una pausa giustificatissima per partorire la sua meravigliosa Elena, è tornata in ballo e ha conquistato un bel quarto posto all’ultima rassegna iridata. È ancora qui a lottare, a farsi spazio con la voglia e la grinta di sempre. Per un nuovo incredibile sogno a cinque cerchi. La data segnata col cerchietto rosso è quella dell’11 agosto. La saggezza, l’agonismo e la tenacia di Elisa Rigaudo in esclusiva per Olimpiazzurra.

 

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Da un mesetto ha compiuto 32 anni e ti appresti ad affrontare la tua terza Olimpiade. L’emozione è sempre la stessa? Che differenze ci sono con le altre partecipazioni?

L’emozione è naturale, ma ho meno timore perché so cosa devo affrontare. Questa Olimpiade sarà diversa perché avrò una tifosa in più: mia figlia”.

Ad Atene sei arrivata sesta. A Pechino sei stata favoloso bronzo sotto una pioggia battente con quello che è ancora il tuo personal best (1h27:12). Andrai avanti con questa progressione a Londra?

Per me è fondamentale riuscire a dare quanto so di valere. Questo è il risultato più importante. Poi quel che viene sarà si vedrà e sarà tutto di guadagnato”.

Sarà una gara durissima, soprattutto per la presenza di avversarie molto forti e temibili. Ci saranno la Kaniskina, regina della marcia che tenterà il bis olimpico dopo aver vinto anche tre mondiali; la 20enne Leshmanova, oro nelle categorie giovanili, vincitrice della Coppa del Mondo a Saransk (Russia) in cui tu sei arrivata sesta; la cinese Liu con cui a volte ti alleni; la signora Tallent e qualche outsider.

Se devo essere sincera non temo nessuna, ognuna andrà avanti per la sua strada. Il problema sarà quello di arrivare all’appuntamento al massimo della forma”.

Hai definito il circuito di Saransk difficile con poco spazio per recuperare e dove hai affrontato la gara più dura della tua vita. Hai già visionato il percorso britannico? Che idea te ne sei fatta?

Saransk è stata una gara difficile per tanti motivi. Forse il principale era quello di stare lontano da mia figlia. Il circuito conterà poco: può essere quello sotto casa o quello olimpico, ma se stai bene vai forte lo stesso”.

C’è già un piano prefissato o tutto dipenderà da come si evolverà la situazione durante la gara? Anche tu come Antonio Conte (l’allenatore della Juventus, squadra per cui tifi) non firmi per obiettivi minimi?

No, nessun piano in partenza. È impossibile farne. La posizione conta fino a un certo punto, l’importante sarà dare il massimo. Quando si riesce a dare tutto, il risultato arriva sicuramente”.

In Cina eri arrivata con 7000km di allenamento nelle gambe, l’anno scorso a Daegu con 2200. E per Londra quanto hai marciato? La preparazione che avevi pianificato a dicembre è andata per il meglio?

Avevo già fatto più del doppio dei chilometri della scorsa stagione prima di partire per Livigno (Sondrio, ndr) dove ho fatto un raduno di quattro settimane per prepararmi ai giochi. Credo poi di aver lavorato bene in questo mese”.

Quindi è andato tutto per il meglio? Come sono state le tue giornate tipo?

Sì, mi posso ritenere soddisfatta per come sono andate le cose. Ora speriamo che il tutto dia i frutti sperati. Avevo un’agenda parecchio piena come si conviene per il palcoscenico più importante: due allenamenti (alle 10.00 e alle 17.00) intervallati dai pasti (alle 8.30 la colazione, alle 13.00 il pranzo, alle 16.00 uno spuntino preceduto da un riposo di un’oretta). La giornata si chiudeva con la cena delle 20.00 per poi andare a nanna attorno alle 22″.

Hai quindi passato parecchio tempo in altura. L’alpinismo è una delle tue grandi passioni. Forse perché ha in comune con la marcia la grande fatica? Hai scalato il Kilimanjaro. Quando ti ritirerai (speriamo il più tardi possibile) tenterai di arrivare in vetta a qualcuno dei mitici 8000 metri?

Era un sogno ma ora sono diventata mamma… Come ho detto cambiano tante cose. Chissà… È ancora tutto da vedere”.

In altura ci andavi anche per sistemare i tuoi problemi di ematocrito e di emoglobina bassa. Dopo il parto i tuoi valori sembrano essersi stabilizzati. Questo ti rende più tranquilla e ti permette di lavorare meglio?

Diciamo che mi sono stabilizzata un pochino. Questa gravidanza, non so come, mi ha reso più forte. Forse sono subentrati anche dei fattori psicologici”.

La tua piccola è nata il 26 settembre 2010. Dopo 11 mesi sei arrivata quarta ai Mondiali. Sei dimagrita molto e questo ti ha reso anche più agile e dinamica. Come cambia la vita di un’atleta dopo la nascita di una bimba? Dici spesso che per te è cominciata un’altra carriera…

Cambia totalmente e radicalmente tutto, sia gli allenamenti che la vita privata. Io, però, ho una grande fortuna: quella di avere due nonne eccezionali che abitano poco distanti da casa mia”.

Se dovessi vincere una medaglia ti uniresti al club “mamme che salgono sul podio” (sarebbe da farci un hashtag su Twitter) insieme a Valentina Vezzali e a Josefa Idem…

Vedremo…Incrocio le dita e spero”.

Sandro Damilano, guru della marcia e tuo coach da dieci anni, dice che la maternità ti ha resa più consapevole e determinata. Quanto Sandro c’è nei tuoi successi? Dice che se si lavora ancora di più sulla tecnica puoi migliorare di un minuto…

Se lo dice lui ci credo! Sandro è una persona fantastica ed è veramente molto importante per me. Ci ho messo anni per guadagnare la sua fiducia e non è stato per nulla facile. Diciamo che il merito o la colpa di un successo o di una sconfitta è sempre da dividere a metà tra l’allenatore e l’atleta”.

L’atletica italiana, escluse alcune importanti eccezioni, è in crisi cronica. Più che dagli atleti, che danno sempre il massimo, dipende più dal sistema. Cosa succede? Hai qualche consiglio per trovare la via d’uscita?

La Federazione è come una grande azienda quindi quello che deve fare è una grande operazione di marketing utilizzando le poche risorse che ha: i suoi atleti. Io sono cresciuta ispirandomi ai grandi campioni. Mi emozionavo quando durante l’ora di educazione fisica guardavo i poster di Bordin (Gelindo, campione olimpico di maratona a Seoul 1988, ndr), di Tomba (Alberto, grande campione di sci, vincitore di 3 ori olimpici e di 2 mondiali, ndr) e di molti altri grandi atleti. Oggi sfido chiunque a trovare un poster di Baldini (Stefano, il vincitore della maratona olimpica ad Atene 2004, ultimo azzurro a riuscirci, ndr) in una scuola pubblica”:

Come si fa a far avvicinare un giovane all’atletica leggera, sport di sacrificio e di fatica per eccellenza? Tu da ragazza come hai fatto? Era già campionessa europea under 23 ad Amsterdam…

Il problema non è avvicinare il giovane all’atletica, ma è farlo continuare a fare atletica. Io ho avuto la fortuna di avere genitori che mi hanno sempre appoggiato senza impormi le cose”.

Sulle tue spalle si regge gran parte delle speranze di un risultato importante dall’atletica (dividi il peso con Alex Schwazer dopo la defezione della Di Martino). Senti qualche responsabilità?

No, non devo niente a nessuno”.

Il momento flow, il momento magico su cui hai fondato una filosofia, quello in cui tutto sembra facile e raggiungibile, lo hai avuto a Pechino. Può arrivare ancora nella vita? Arriva inaspettato o lo si avverte in qualche modo?

E se quello non fosse stato il mio momento flow? E se dovesse ancora arrivare?”.

Quale pensiero vuole regalare Elisa Rigaudo a Olimpiazzurra?

L’atletica è l’unica specialità dove non è sufficiente essere fenomeni. Bisogna lavorare ed essere disposti a sacrifici importanti per riuscire a centrare il risultato. Il risultato non è il podio olimpico, ma quanto sei riuscito ad andare più veloce, lanciare più lontano, saltare più lungo o alto rispetto alla volta precedente”.

stefano.villa@olimpiazzurra.com

redazione@olimpiazzurra.com

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