Chiara Gandolfi ai raggi X: una pretendente ai Giochi


Olimpiazzurra prosegue nel viaggio che ci vede analizzare al microscopio le ginnaste impegnate nel collegiale a Brescia. Sette ritratti, sette piccole monografie per scoprire meglio queste fantastiche atlete tra le quali ci saranno le cinque che avranno l’onore di rappresentare il nostro Paese all’Olimpiade. In rigoroso ordine alfabetico: Giorgia Campana, Francesca Deagostini, Erika Fasana, Carlotta Ferlito, Vanessa Ferrari, Elisabetta Preziosa.

Non ne ho dimenticata una. Oggi è il turno di Chiara Gandolfi, protagonista della terza tappa.

 

Quasi una gigante con i suoi 163cm. L’elevazione di una cavalletta. L’agilità di un felino, la potenza aggraziata di un cigno. Tutto in 54kg di peso. Voglia di sfondare a tremila. La freschezza dei suoi 16 anni. Una capacità di recupero impressionante. Questa è Chiara Gandolfi. Classe 1995. Da Roma. Dalla capitale italiana a quella britannica, passando per Brescia, per cercare il sogno: un body azzurro ai Giochi Olimpici.

 

Sei una bimba di quattro anni. L’età giusta per iniziare a fare un po’ di movimento. L’attività sportiva è proprio lì ad aspettarti. Corri a destra e a manca. Salti di qua e di là. Tu, però, non capisci ancora l’importanza di praticare uno sport e non sai cosa scegliere. Cosa deve fare una mamma? Beh, deve indirizzarti. Valuta un po’ il tuo fisico. Cerca di capire cosa possa piacerti. E inizia a valutare. Per una femminuccia le opzioni non sono moltissime. Pallavolo? Atletica? Nuoto? Ginnastica! Questa è la risposta che è risuonata in casa Gandolfi. Niente di più comodo visto che c’era proprio una palestra di fronte a casa. E Chiara inizia ad andarci. Con tanto amore. Con tanta passione. Come poi avrebbe fatto per una vita.

A otto anni c’è l’Acqua Acetosa ad aspettarla. Centro Tecnico Federale. Il maximus per chi vuole allenarsi seriamente. Il top per crescere, migliorarsi, diventare qualcuna. Si inizia presto a sfornare campionesse. Giorgia Campana e Ilaria Bombelli insegnano. Sì, proprio le sue amiche che le fanno compagnie anche alla Olos Gym. Quel trio, quella banda (Romanzo Criminale è il loro film preferito) che non perdona mai e non vuole lasciare niente a nessuno. Francesca Cavallo l’ha scoperta, Chiara Ferrazzi e il guru Mauro Di Rienzo l’hanno plasmata, formata, modellata, tirandone fuori proprio una bella stellina.

 

Programmi massacranti di allenamento. Otto ore filate tra materassini, parallele e travi. Una doccia veloce. E poi nel tardo pomeriggio si fa scuola. La vecchia ragioneria per lei. Chissà che in un futuro non diventi una commercialista di successo e ci faccia i conti in tasca.

Per il momento noi vogliamo che continui a fare ginnastica ai suoi livelli e prosegua la sua carriera in cui ha ottenuto già dei bei risultati. Buone prestazioni tra le juniores. Nel 2009 partecipazione al Festival Olimpico della gioventù europea di Tampere (Finlandia) in cui arrivò quarta con la squadretta (insieme ad Andrea Foti e a Carlotta Ferlito) e fu finalista nell’all-around (quindicesima); a seguire le Gymnasiadi di Doha (Qatar, quella storica rassegna dedicata agli atleti in età ginnasiale e sempre fucina di grandi talenti del futuro) dove chiuse con un bell’argento a squadre (con le stesse compagne che erano presenti anche in terra scandinava).

 

A questo punto, però, per Chiara inizia una serie incredibile di sfortune. Infortuni a raffica che non le lasciano mai un attimo di respiro e che la costringono a una rincorsa continua dello stato di forma. Tre anni fa una sublussazione del bacino, che l’ha costretta a letto impedendole tutti i movimenti. Nel 2010 una frattura scomposta della falange dell’alluce sinistro, quel piedino così importante per i passaggi sulle punte e per i salti che danneggiò durante l’uscita dalla trave, in un allenamento dopo la prima giornata di Serie A con la sua Olos (protagonista di una bella risalita dalla B alla massima serie e poi retrocessa proprio per l’assenza della Gandolfi). Un grazie immenso al fisioterapista Salvatore Scintu che con tanto impegno e dedizione l’ha recuperata, l’ha rimessa in carreggiata e le ha dato la possibilità di tornare in pista.

Due anni così difficili avrebbero fatto passare la voglia a molte. Avrebbero stroncato i sogni di tutte. Così non è per questa farfallina che ha una capacità di recupero straordinaria: a differenza di altre atlete che necessitano di tempi lunghi per ritornare in forma, Chiara riesce a rimettersi velocemente e a tornare sui suoi livelli nel giro di poche settimane. Manca la convocazione per gli Europei di categoria a Birmingham (Gran Bretagna), ma il passaggio tra le senior è meritatissimo. Catapultata direttamente agli Europei di Berlino 2011. Un Alice nel Paese delle Meraviglie che vuole assaporare il profumo del grande evento. A occhi spalancati e pieni di emozione. Ha risentito un po’ del debutto, cadendo alla trave e sbagliando il giro in cubitale sugli staggi. Ma le si può perdonare tutto, ricordando quello che aveva passato e che era per la prima volta su un palcoscenico internazionale.

 

Purtroppo, dopo gli Europei, Chiara ha avuto un altro grave infortunio: frattura simultanea del secondo e terzo metacarpo del piede che l’ha tenuta ferma due mesi. Ma chi la ferma. Ai Mondiali di Tokyo manca per meno di punto il pass olimpico (alle parallele è la migliore delle azzurre), ma al Test Event di Londra (gennaio 2012) non fallisce e porta a casa un’altra storica qualificazione insieme a Francesca Deagostini, Erika Fasana, Carlotta Ferlito, Vanessa Ferrari ed Elisabetta Preziosa.

 

Scuola romana abbiamo detto. Allora è d’obbligo che le parallele asimmetriche siano il suo esercizio preferito. Tra le italiane è l’unica ad eseguire il difficile Saposnikova (passaggio in verticale dallo staggio basso a quello alto, inventato dalla sovietica Natalja che fu grande protagonista all’Olimpiade di Mosca 1980), per poi avere un bel punto di forza nello Jaeger (salto con ripresa sullo stesso staggio di partenza) e uscire con un “classico” doppio teso sempre di gran effetto. In una sola parola: potenza. Quella che lei reputa essere una sua grande dote. Quella che serve nell’esercizio femminile per eccellenza e in cui a volte la grazia del gentile sesso può passare in secondo piano. Non è mai facile esprimersi tra due staggi distanti 180cm l’uno dall’altro e con anche 80cm di differenza tra loro… Insieme a Giorgia Campana è sicuramente la maggior espressione della specialità per la nostra Nazionale. E in un concorso a squadre è una cosa da tenere parecchio in considerazione.

Passione anche per il corpo libero dove è accreditata di buone diagonali, ma in cui ha ancora ampi margini di miglioramento e in cui potrebbe portare salti di ancor maggiore difficoltà.

 

Fuori dalla palestra? La classica adolescente che ama la musica e cambia genere a seconda del suo umore, adora i film horror, una passione sfrenata per la sorella e il fratello con cui vive insieme alla mamma. Nessun idolo in particolare per Chiara: semplicemente ama apprendere dai grandi dello sport, da vera intenditrice e da ragazza intelligente qual è.

Sarà lei una delle nostre eroine a Londra? La risposta tra meno di una settimana…

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

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