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Canottaggio, Sara Bertolasi:”Puntiamo alla finale”



Dopo quattro anni di ciclismo, su suggerimento di suo padre, ha cambiato sport: “Avevo già due gambe abbastanza forti da sfruttare nel canottaggio e, a livello psichico, avevo già l’abitudine alla sofferenza; sono entrambi sport di fatica e a me fare fatica piace molto”. Sara Bertolasi, promessa del remo azzurro, ha raggiunto insieme a Claudia Wurzel una storica qualificazione olimpica nel due senza. La 24enne nativa di Busto Arstizio, laureata in Scienze della Comunicazione, ci ha concesso in esclusiva quest’intervista.

Come procedono queste ultime settimane di avvicinamento alle Olimpiadi e su quali accorgimenti tecnici vi state soffermando maggiormente?
“Stanno procedendo bene sia quando siamo in raduno con la Nazionale che quando ci alleniamo in società. 
In questa fase stiamo prestando attenzione al miglioramento di un po’ tutti quei dettagli tecnici che potrebbero farci guadagnare in velocità quando gareggeremo ad Eton”.

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Quale sarà, realisticamente, il vostro obiettivo a Londra?
“L’obiettivo, molto ambizioso, è quello di entrare in finale A per potersi quindi giocare le prime sei posizioni assolute”. 

Cosa ha significato, in termini di tranquillità, l’aver conquistato la qualificazione già ai Mondiali dello scorso anno?
“La qualificazione ai mondiali dello scorso anno ha permesso sia a me che a Claudia di allenarci fino ad oggi con più serenità, permettendoci di concentrarci solo sull’obiettivo “Olimpiade” e vivendo le gare internazionali intermedie come modo per testare noi stesse e la preparazione delle altre nazioni”.

Come hai iniziato a praticare questo sport?
“Dopo aver deciso di smettere con il ciclismo agonistico (praticato per quattro anni) mi sarebbe piaciuto continuare a fare un’attività sportiva. Ho scelto il canottaggio perché pensavo potesse essere una delle disipline sportive adatte alla mia conformazione fisica e che quindi avrebbe potuto darmi più soddisfazioni in termini di risultati agonistici”.

Sfatiamo un luogo comune: il canottaggio è anche uno sport per donne? Perché lo consiglieresti alle ragazzine?
“Con l’introduzione di materiali più leggeri come carbonio ed alluminio (al posto del legno) credo che il canottaggio possa essere sicuramente considerato anche uno sport per donne. Non è più necessario possedere “forza bruta” per far scorrere un armo da canottaggio. 
Lo consiglierei alle ragazzine perché le amicizie che si stringono con le compagne di barca ed il divertimento che proverebbero praticandolo non credo siano possibili in altri sport, neanche in quelli di squadra. E poi gli direi ci sono anche tanti bei ragazzi!”.

Sarete le uniche azzurre presenti alle Olimpiadi: perché in Italia il canottaggio femminile proprio non riesce a decollare?
“Credo che uno dei motivi principali sia il fatto che la maggior parte delle ragazze italiane si dedichi ad altri sport come la danza, pallavolo e nuoto. Il canottaggio ha quindi, di base, un vivaio più piccolo e quindi una minore probabilità di avere una futura campionessa”.

Come ti sei trovata con il ct olandese? Pensi che abbia davvero portato qualcosa di nuovo a livello tecnico e di allenamenti, o quasi niente in realtà?
Cosa, secondo te, vi separa ancora dalle grandi corazzate straniere? E’ solo una questione di muscolatura fisica, o anche di tecnica?
“Con Josy mi sono trovata bene, è uno dei migliori allenatori che abbia mai avuto. La principale innovazione, a mio parere, è quella di aver portato in Italia un nuovo modo di pensare: guardare lontano, pensare a lungo termine ed investire verso il futuro, senza trascurare i dettagli. Questi fattori ovviamente da soli non pagano, devono essere uniti al massimo rigore nell’allenamento e rispetto di un’idea comune di tecnica di voga. 
Credo che quello che ci separa dalle atlete straniere sia soprattutto un fattore genetico: altezza, muscolatura, ecc. A parità di tecnica infatti vince l’equipaggio che ha nei muscoli “più watt”.

Quale sarà, secondo te, il podio a Londra 2012 nel due senza femminile?
“Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Romania ed Australia credo che si giocheranno le tre medaglie in palio sul filo dei decimi di secondo”.

Sarà la tua prima Olimpiade, come te l’aspetti e che emozioni pensi che vivrai?
“Mi aspetto una Londra colma di atleti, staff, simboli olimpici. Mi immagino tutta la città in festa per le due settimane olimpiche. Emozioni? Per ora l’emozione che regna in me pensado alle Olimpiadi è la felicità”. 

Si può dire che a Rio sarete pronte per lottare per una medaglia?
“Non sto ancora pensando a Rio, voglio godermi al meglio Londra e poi si vedrà”.

N.B: l’intervista è stata realizzata prima dello stop imposto dal Coni.

Federico Militello e Francesco Drago

redazione@olimpiazzurra.com

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