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Allegrini, il badminton azzurro verso Londra



L’Italia del badminton, da qualche anno a questa parte, può contare quasi esclusivamente su Agnese Allegrini: 30 anni appena compiuti, nata a Roma ma originaria di Vignanello (nel Viterbese), è l’unica atleta azzurra che gareggia con regolarità e competitività nei circuiti internazionali. Quattro volte campionessa nazionale in singolare e tre in doppio, ha avuto l’onore di essere la prima rappresentante del badminton tricolore ai Giochi Olimpici, perdendo al primo turno di Pechino 2008 contro l’ucraina Larisa Griga. Quest’anno Agnese ci riproverà, prima di una “pausa di riflessione” fondamentale per smaltire stress e tensione; in esclusiva ad Olimpiazzurra, ci ha raccontato le sue sensazioni prima di questo grande evento.

Londra sarà la tua seconda Olimpiade: quali differenze pensi che ci saranno rispetto a Pechino a livello emotivo?

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“Questa volta è la seconda, quindi lo “shock” della novità, della magia del villaggio e delle altre consuetudini olimpiche penso di averlo superato, o comunque so quello che mi aspetta e quindi parto già preparata e con più tranquillità

Quest’anno, però, disputerai sicuramente tre partite: un fattore che ti agevolerà nell’approccio ai match?                                                                                

Ancora non si sa quante partite disputerò perché dipende dal numero di teste di serie che metteranno in tabellone, che potrebbe essere 8 oppure 16; in base a questo giocherò 2 o 3 incontri prima di  accedere eventualmente agli ottavi o ai quarti. Il tabellone a gironi è in assoluto meglio di quello ad eliminazione diretta, perché così si gioca un minimo di 2 partite indipendentemente dal risultato e si ha così la possibilità di adattarsi meglio al campo, alla velocità dei volani e all’atmosfera olimpica”

Realisticamente: cosa ti aspetti da queste Olimpiadi e quale sarà il tuo obiettivo?                                                                                                                                        

Mi aspetto di fare meglio di Pechino. In quell’occasione, l’emozione era talmente forte da impedirmi di esprimermi al meglio”

Dopo Londra ti prenderai una pausa e poi deciderai se continuare, oppure darai l’addio definitivo al badminton?                                                                           

La pausa dopo Londra è sicura e soprattutto necessaria, dopo aver fatto una qualificazione olimpica in condizioni di stress e sotto forti pressioni. Riprenderò l’università; poi allenerò un gruppo di ragazzi, e quindi si vedrà!”

 In questi anni hai rappresentato da sola il badminton italiano ad alti livelli: hai mai accusato la pressione di questo ruolo oppure ti ha dato maggiore carica?                                                                                                                                               Più che la pressione ho accusato la solitudine ai tornei e agli allenamenti, e a volte la mancanza di carica dovuta alla non competizione tra me e le altre ragazze della nazionale italiana, che sono praticamente inesistenti”

 Che tipo di rapporto hai con Kenneth Larsen, il tuo allenatore danese?             

Per me, soprattutto in passato, è stato un grande punto di riferimento e mi ha insegnato parecchi aspetti del badminton, dalla tattica, alla tecnica, alla pedagogia. Tuttò ciò è stato fondamentale per perfezionarmi sia come atleta, sia come allenatrice”

 Pensi che, con il lavoro che sta portando avanti la Federazione con i giovani ed il Palabadminton di Milano, presto riusciremo ad avere quella crescita che fino ad ora, con la tua lodevole eccezione, è mancata? Su quali giovani pensi che possiamo puntare per il futuro?                                                                          

“La crescita del badminton dipende da come verranno affrontate alcune situazioni particolari e dalle decisioni tecniche che verranno prese. La struttura che abbiamo a Milano è decisamente favorevole, ma per creare campioni questo ovviamente non basta.Ci sono parecchi giovani molto bravi di Malles, provincia di Bolzano, e secondo me ci sono tanti talenti tra i bambini che ho allenato in questi ultimi due anni a Milano

Il tuo podio nel badminton femminile alle Olimpiadi di Londra?

“Difficilissimo da dire perché i Giochi sono un torneo troppo speciale per fare pronostici, dove spesso ci sono sorprese nei risultati. Di sicuro comunque ci sarà una cinese, ma per il resto non lo so!”

Quali out-siders potranno sorprendere?                                                                        

“Forse la spagnola Carolina Marín che, nonostante la giovane età (classe 1993, ndr), ha già dimostrato di avere dei numeri straordinari”

Parlando proprio di Carolina Marín, dove credi che possa arrivare?                    

Deve mettere la testa a posto per poter essere la dominatrice del futuro, perché tecnicamente ha grandi doti. Nonostante la sua scarsa disciplina, già adesso riesce a giocare ad un livello altissimo quindi, se fosse un po’ più responsabile, diventerebbe veramente stratosferica”

Quando non sarai più un’atleta, ti piacerebbe un ruolo da allenatrice, o comunque rimanere nel tuo ambiente?                                                                              

“Sì, mi piacerebbe continuare ad allenare perché amo il badminton e amo stare con i ragazzi. In questi anni ho acquisito un bagaglio di esperienze non indifferente, per cui mi farebbe piacere poterlo trasmettere alle nuove generazioni”

articolo di Federico Militello e Marco Regazzoni

federico.militello@olimpiazzurra.com

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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