Tania Cagnotto: “Dopo Rio smetto. I tuffi mi hanno ridato tutto”

Tania-Cagnotto-tuffi-foto-fin-dpm.jpg

Tania Cagnotto, dopo lo splendido argento conquistata nel sincro 3 metri con Francesca Dallapé, è pronta a dire basta. Le sue parole a Repubblica, il giorno dopo l’impresa inseguita per tutta una carriera, sembrano lasciare poche speranze di vederla ancora in gara dopo le Olimpiadi di Rio 2016. Un po’ come in una recente intervista a Famiglia Cristiana, nonostante negli scorsi mesi abbia sempre spiegato di voler decidere dopo l’avventura in Brasile e il matrimonio fissato per settembre.

Arrivare a questo argento è stato feroce, scortica, toglie la pelle. So che rimpiangerò lo sport – dice -, ma sono a pezzi. Stanca di soffrire. Smetto per questo, perché è un fuoco che riscalda, ma che consuma anche. Non solo te, ma anche quelli che ti stanno attorno”. Un viaggio che è arrivato alla meta, Tania logora ma felice dopo essere finalmente riuscita a salire sul podio olimpico dopo i quarti posti di Londra 2012: “Bisogna passare da lì, da quella terribile delusione. Stare a terra, rialzarsi, riprovarci. Stanotte ho pensato che tutto era nel destino, che se ne va per strade assurde. Noi quattro anni fa siamo state derubate del bronzo dal Canada e stavolta è toccato a loro. Come se si fosse chiuso un cerchio. So come ci si sente male, non lo auguro a nessuno. Passare da certe esperienze mi ha cambiata“.

Le Olimpiadi di Tania non sono ancora finite, perché a differenza della compagna di sincro avrà a disposizione anche la gara individuale, la più impegnativa. E dopo la soddisfazione e l’emozione di questo argento è difficile valutare l’avvicinamento della bolzanina, più leggera ma anche scarica delle responsabilità che l’hanno spinta fino ad ora: “L’altra sera abbiamo festeggiato a tavola e finalmente ho mangiato, forse troppo, visto che ho un’altra gara. Così oggi sono venuta qui in spiaggia a Barra con gli amici. Ero carica di responsabilità. Non mi sarei mai perdonata uno sbaglio, essere io quella che fa perdere la medaglia del sincro alla mia compagna, Francesca Dallapè, che ha solo una gara, mentre io ho anche il singolo“.

Infine, il pensiero ai genitori:Mamma era sicura, non ha mai dubitato, dice, ma io non le credo. Giorgio è al settimo cielo. E a me piace l’idea del riscatto: abbiamo preso sberle, ma le abbiamo anche ridate. Ecco ora sto a posto. Guardo la medaglia e le dico: stai buona qui, la tua fuga è finita. E anche la mia“.

Clicca qui per mettere “Mi piace” alla nostra pagina Facebook
Clicca qui per iscriverti al nostro gruppo
Clicca qui per seguirci su Twitter

gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: LaPresse/Gian Mattia D’Alberto/ufficio stampa Arena Italia

Lascia un commento

Top