Nuoto sincronizzato: l’Italia non smette di migliorarsi. Un Minisini in più a Tokyo 2020?

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Sesto posto con il duo, quinto con la squadra: l’Italia di nuoto sincronizzato che già nell’ultimo anno aveva riscritto la storia con i bronzi mondiali del duo misto targato Giorgio Minisini a Kazan, la qualificazione olimpica di gruppo che mancava da Atene 2004 e le nove medaglie su nove vinte agli Europei di Londra si è consacrata – per le sue ambizioni – a Rio centrando il suo miglior risultato di sempre nella manifestazione a cinque cerchi.

Eppure le azzurre non hanno la pancia piena. Probabilmente è la fine di un ciclo per alcune atlete – le veterane romane – che, superata la soglia dei 30 anni, hanno già annunciato il proprio ritiro, ma i risultati recenti spingono l’Italia a non fermarsi a quanto fatto negli ultimi mesi. Perché i punteggi sono in continua crescita (a Rio record sia per il duo che per la squadra, in entrambe le routine, quella tecnica e quella libera) e perché il gap con Giappone e Ucraina si sta limando ulteriormente. E il podio non è più utopia.

Sono pronti nuovi innesti, anche il gruppo delle giovani sta venendo su molto bene e, se il quadriennio post Londra 2012 è stato quello delle sicurezze, quello post Rio 2016 dovrà accogliere la definitiva esplosione di un movimento che lavora al meglio in tutte le sue sfaccettature. Gli elogi spesi dopo gli Europei di maggio sono ancora validi.

E poi c’è lui, il “talismano”, il golden boy che contro tutti i pregiudizi ha dimostrato all’Italia che le gerarchie si possono davvero cambiare e che con la testa dura si può andare lontano. Giorgio Minisini è ormai una medaglia certa a Europei e Mondiali ma vuole di più, vuole le Olimpiadi. Il duo misto è in odore di introduzione a Tokyo 2020, anche perché il Giappone non se la cava affatto male come testimoniano i due bronzi brasiliani. Sarebbe linfa vitale per continuare a sognare in grande, tutti insieme.

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: DeepBlueMedia/comunicato Len

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