Nuoto, l’allergia alle Olimpiadi di Federica Pellegrini. Un solo oro e tante, troppe delusioni

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Atene 2004 fu quella della rivelazione: argento nei 200 stile libero a 16 anni, un secondo posto che sarebbe addirittura potuto essere oro se non fosse sbucata la rumena Camelia Potec dalla corsia 1. Pazienza, si disse, peccato di gioventù e comunque in quel frangente si conobbero le qualità della nuotatrice italiana più forte del nuovo millennio, capace di vincere quattro titoli mondiali e di salire sul podio nella stessa gara iridata per sei edizioni di fila, 10 anni. Unica donna nella storia.

Pechino 2008 fu quella della consacrazione, non senza però una prima delusione: quinta con crisi di panico nei 400 stile libero. Poi nei 200 sl, comunque, arrivò la rivincita perfetta, la vendetta completa: medaglia d’oro olimpica a soli 20 anni. Una dimensione ancor più grande. Un nome ormai popolare e un allenatore, Alberto Castagnetti, amato quasi come un padre.

Londra 2012 fu quella delle critiche: quinta nei 200 sl e nei 400 sl dopo un quadriennio fatto appunto di un dominio totale sulle due distante. I titoli di Roma 2009 e Shanghai 2011 furono infatti entrambi suoi, ma dopo la morte del mentore non ebbe fortuna con i successivi tecnici, Philippe Lucas a parte. Fatto sta che in Inghilterra, 24enne tanto attesa quanto delusa, non nascose l’amarezza, annunciando un anno sabbatico (poi comunque culminato con la partecipazione a sorpresa e l’argento nei 200 sl a Barcellona) per la stagione 2013.

Rio 2016 è quella dell’amarezza. Da Philippe Lucas a Matteo Giunta nel settembre 2014 per dire definitivamente addio ai 400 sl e concentrarsi solo ed esclusivamente sui 200, la gara più amata e conosciuta come le proprie tasche, la specialità dei quattro ori europei consecutivi (ovviamente record), con un pizzico di 100 sl per crescere ulteriormente in velocità – e infatti a giugno ecco il primato italiano di 53”19 – e tenere testa a Katie Ledecky e Sarah Sjoestroem. Missione purtroppo fallita, con grandi rimpianti per l’1’54”92 dell’australiana Emma McKeon bronzo ampiamente alla portata (anche per sua stessa ammissione).

Il totale dice, su quattro Olimpiadi, un oro e un argento. E soprattutto nessun podio dal 2008 in poi, praticamente nell’intera seconda metà di carriera. Quella brasiliana probabilmente è stata l’unica, sarà improbabile vederla al top anche a Tokyo 2020 quando di anni ne avrà 32. E allora, pur elogiandone la longevità (unica presente in finale da Atene a Rio) e ricordando che un back-to-back sul podio distante 12 stagioni non è mai riuscito a nessuna donna nella storia (e solo un uomo, un certo Michael Phelps, ce l’ha fatta solo ieri notte), la domanda sorge spontanea: come ricorderemo la carriera di Federica Pellegrini, al netto di questi ultimi flop olimpici? Di certo il palmarès ai Giochi non rende onore al suo immenso talento. Ma qualcosa vorrà pur dire.

 

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Foto da: Massimo Pinca/Swimming Cup

2 thoughts on “Nuoto, l’allergia alle Olimpiadi di Federica Pellegrini. Un solo oro e tante, troppe delusioni”

  1. Gabriele Dente scrive:

    I 200 sfuggiti ad Atene (peggiorando lievemente il tempo della semifinale e non accorgendosi della Potec in corsia 1) e i 400 a Pechino, dove arrivò da dominatrice, “gettati via” nel modo che ancora ricordiamo, sono i rammarichi più grandi. A Londra invece raccolse il frutto di scelte tardive o sbagliate che non le consentirono di ripetere la doppietta di Shanghai. Furono certamente delusioni anche quelle ma preventivate (almeno da noi che non ci svegliamo ogni 4 anni).
    Certamente ai Giochi avrebbe potuto e, mi permetto di dirlo, dovuto (visto il suo talento) vincere di più. Molto di più. Ricordo ancora un’intervista di Castagnetti, dopo i 400 di Pechino, in cui si rammaricava della gara con toni paterni… Al pomeriggio rispose col record del mondo in semifinale nei 200. Secondo me la perdita di Castagnetti, dal punto di vista tecnico ma ancor di più morale e psicologico, fu qualcosa che poi la Pellegrini ha scontato pesantemente nella seconda parte della carriera. Nonostante la doppietta di Shanghai.

    1. ale sandro scrive:

      Perfettamente d’accordo su tutto, soprattutto mi piace poi molto il ” (almeno da noi che non ci svegliamo ogni 4 anni)”, cosa a cui ormai mi sono quasi abituato 😀
      Federica è quel tipo di atleta che deve vivere di costanti consuetudini nel lavoro, che non ti fanno perdere ulteriori energie nervose soprattutto , e con Castagnetti aveva ottenuto la quadratura del cerchio. Va anche detto che ha sempre avuto questa particolare “repulsione” per i 400, così odiati, e che invece l’hanno vista far esplodere più volte tutto il suo talento e valore, come ad esempio nella gara di Shangai ,che mi impressionò forse anche più di alcune prestazioni gommate.

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