Nuoto, il crepuscolo degli dei: Hackett e Kitajima senza pass olimpico

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Filippo Magnini, 34 anni, deve ancora disputare gli Assoluti primaverili di Riccione (19-23 aprile) per qualificarsi a Rio 2016, ma verosimilmente è già certo di partecipare con la 4×100 stile libero bronzo mondiale in carica. I Giochi brasiliani sarebbero per il capitano della nazionale italiana i quarti della carriera e, in un palmarès in cui brillano due ori iridati nella gara regina, c’è un prezioso bronzo nella 4×200 di Atene che giace tanto silenzioso quanto importantissimo.

Parlando di leggende del nuoto internazionale, però, la giornata di ieri ha sancito la resa definitiva di due fuoriclasse come l’australiano Grant Hackett e il giapponese Kosuke Kitajima. 35enne il primo, tre ori a Cinque Cerchi e sette medaglie totali, e 33enne il secondo, quattro titoli tra 100 e 200 rana nel quadriennio 2004-2008, entrambi si sono arresi ai Trials di Adelaide e Tokyo alle nuove generazioni e – salvo colpi di scena che potrebbero toccare il nipponico – hanno chiuso venerdì 8 aprile la propria leggendaria carriera agonistica.

Non mi sento affatto triste anche se sono sempre deluso quando non ottengo un grande risultato – ha commentato Hackett, come riporta la Gazzetta dello Sport – sono contento di ciò che ho fatto da quando sono tornato ad allenarmi ad alti livelli. Stamattina mi sono svegliato fiacco, ho fatto fatica ad ogni gara, tranne che alla prima, e non mi sono sentito bene per tutto il giorno. Posso tornare a fare la mia vita normale: ora andrò in piscina soltanto per tenermi in forma, non ho più voglia di tornare a gareggiare. Adoro questo sport, ma è molto stressante e in questo momento non ho bisogno di altro stress nella mia vita“. Hackett, quarto giovedì nei 400 stile libero dominati da un travolgente Mack Horton, il suo possibile erede, ha fallito l’accesso alla finale dei 200 sl con l’undicesimo tempo (1’49”09) e non farà dunque parte della staffetta con cui, lo scorso agosto, ha vinto il bronzo mondiale pur nuotando solo in batteria.

È finita. Sapevo che la mia carriera sarebbe terminata a Rio o qui a Tokyo questa settimana, ma non ho rimpianti“, gli ha fatto eco il giapponese, che il tempo limite lo avrebbe anche raggiunto nella semifinale dei 100 rana (59”62) ma che si è peggiorato in finale e ha chiuso quinto in quella dei 200 (2’09″96). C’è chi spera ancora nell’ipotesi staffetta mista, ma le parole di Kitajima suonano come una sentenza. E così, tra giovani sempre più veloci – si veda alla voce Canada – e campioni affermati che scaldano i motori, il nuoto ha perso ieri due colonne portanti del nuovo millennio. Hackett a dir la verità si era già fermato per sette lunghi anni, ci ha riprovato ma gli è andata male. Michael Phelps, fermo dopo Londra 2012 e assente a Kazan perché squalificato dalla Federnuoto statunitense in seguito alla guida in stato di ebbrezza del settembre 2014, proverà a tenere alto l’onore dei nostalgici. E anche Magnini, tra poche settimane, farà la sua parte.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: pagina Facebook Dolphins Australian Swim Team

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