Basket, Europei 2015: il borsino delle prime due giornate, chi sale e chi scende

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Intensità, tanto spettacolo, drammaticità all’ennesima potenza e partite combattute fino all’ultimo secondo. Le prime due giornate degli Europei 2015 di basket hanno avuto ben poco di banale, perlomeno nelle prestazioni e nell’andamento di molti dei ventiquattro match disputati fin qui. Per le sorprese clamorose dovremo attendere, ma il divertimento non è mancato. E nemmeno i primi spunti di riflessioni su quali squadre hanno già fatto parlare di sé, in positivo o in negativo.

CHI SALE

Serbia: fa impazzire la Spagna nella prima giornata, poi conferma di essere una squadra umorale sbattendo per tutta la partita contro il muro tedesco. Poi ci pensa Nemanja Bjelica, uno dei giocatori più forti della manifestazione e senz’altro il più forte dei primi due giorni, a risolverla allo scadere. Esalta come poche, potendo disporre di una squadra dal talento a dir poco impressionante.

Grecia: due su due, compresa la vittoria nel big match del girone contro la Croazia. I greci confermano di essere una squadra potenzialmente da podio e, perché no, anche da titolo se dovessero trovare la giusta continuità. Katsikaris non ha sfruttato fin qui tutta la panchina, ma dovrà calibrare meglio lo sforzo delle sue stelle. Fin qui, però, Printezis al tiro e Koufos sotto i tabelloni sono difficili da togliere dal parquet.

Repubblica Ceca: nel più abbordabile dei gironi i cechi dimostrano comunque di poter dire qualcosa nel torneo. Due vittorie contro Estonia ed Ucraina senza mai soffrire, mantenendo sempre in mano il pallino del gioco. Jan Vesely si sta confermando leader e trascinatore, oltretutto senza nemmeno spremersi più di tanto. Può diventare la sorpresa numero uno.

CHI SCENDE

Italia: una sconfitta e una vittoria, ma che fatica. Troppa, per la squadra definita dal presidente Petrucci come “la nazionale più forte di sempre”. Individualmente sembrerebbe anche vero, ma agli azzurri manca ancora una precisa identità di squadra e, soprattutto, una certa continuità in fase difensiva. Con il solo attacco, del resto, le grandi ambizioni della vigilia sfumerebbero quanto prima.

Dirk Nowitzki: trenta in due partite, ma per uno come lui dovrebbe essere il minimo sindacale. Il fuoriclasse tedesco, però, si fa imbrigliare soprattutto dalla difesa di Bjelica nel match contro la Serbia e non è efficace come sempre. Le percentuali dal campo, d’altronde, parlano chiaro: 8/22 da due e solo quattro tiri da tre tentati.

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daniele.pansardi@oasport.it

Foto: Pagina Facebook FIBA

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