Vuelta a España 2015, i dubbi e i sogni di Fabio Aru

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Uno dei capitani o gregario di lusso? Il punto interrogativo è di quelli grossi e Fabio Aru presumibilmente vi conviverà fino alle prime salite della Vuelta a España 2015, il che potrebbe portare allo scioglimento di tutti i dubbi già durante la prima settimana. Alla partenza da Puerto Banús, però, il sardo avrà ben poche certezze sul suo ruolo in corsa, sebbene il talento a disposizione e la condizione già in stato avanzmostrata al Giro di Polonia, che in proiezione lo renderebbero un serio candidato alla Top 5 dell’ultimo Grande Giro dell’anno.

Un piazzamento, d’altronde, già conquistato nel 2014 al termine di una Vuelta di livello elevatissimo, in cui la presenza di Contador, Froome, Valverde e Rodriguez non ha negato al giovane azzurro la conquista di ben due vittorie di tappa. Ed è proprio da quei successi – più le due gemme dell’ultimo Giro d’Italia – che deve necessariamente ripartire il Cavaliere dei Quattro Mori per convincere l’Astana a lasciargli una libertà al momento tutt’altro che scontata, vista la presenza di Vincenzo Nibali (e di Mikel Landa in seconda battuta). Il sardo e il siciliano, I due massimi interpreti italiani delle corse a tappe correranno fianco a fianco per la prima volta dall’esplosione del fenomeno Aru, dopo che quest’ultimo aveva svolto il ruolo di gregario allo Squalo durante il Giro 2013 poi vinto da Vincenzo. Mentre vi scriviamo, entrambi sono in ritiro in Valle d’Aosta per affinare una preparazione inevitabilmente diversa, che potrebbe portare il 25enne di Villacidro a toccare il picco della propria forma, quello mai raggiunto durante la Corsa Rosa a causa del virus che lo ha debilitato ad aprile. Se da qui al 22 (giorno della partenza della Vuelta) non ci saranno intoppi, allora lo scalatore ormai beniamino dell’intera Italia ciclistica potrebbe realmente presentarsi in condizioni eccezionali. E, chissà, reclamare un ruolo di primo piano.

Sul biglietto da visita, oltre alla smisurata classe, c’è già un importante quinto posto al sopraccitato Giro di Polonia, non tanto (ovviamente) per il risultato in sé quanto per le indicazioni offerte in salita. Lo spazio per fare la differenza, di fatto, era poco ma al primo momento utile Fabio non si è tirato indietro, anche se con uno scatto forse più rivolto a testare le proprie gambe che non a staccare realmente gli avversari. La risposta, in ogni caso, è stata più estremamente positiva. Alla Vuelta, invece, le occasioni per mettere in mostra tutte le proprie qualità non mancheranno di certo: sette arrivi in salita, quarantaquattro Gran Premi della montagna per una corsa infuocata dal primo all’ultimo giorno. Sulle strade e in casa Astana…

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