Tour de France 2015: il pavé fa (ancora) paura

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Manca meno di una settimana alla quarta tappa del Tour de France 2015, la giornata che potrebbe rappresentare il primo turning point della Grande Boucle, corsa arrivata alla 102esima edizione. Da Seraing a Cambrai, con 7 settori in pavé che potrebbero sconvolgere l’esito della gara a tappe più famosa del mondo.

Una piccola Roubaix, che di fatto ricalca quanto visto lo scorso anno. Tappa diversa, si arrivava nei pressi della Foresta di Arenberg, ma di tipologia simile, con il pavé ad interrompere la monotonia della pianura francese per creare scompiglio in gruppo. Dodici mesi or sono Vincenzo Nibali pose le basi per il successo finale a causa del ritiro di Chris Froome, prima ancora del ciottolato, e del pesante ritardo accumulato da tutti gli avversari diretti sui diversi settori bagnati dall’incessante pioggia che aveva reso quella giornata ancora più estrema e spettacolare.

Per caratteristiche fisiche gli uomini di classifica sono l’esatto opposto di quanto servirebbe per andare forte sul pavé: magri e longilinei, sulle pietro tendono a sobbalzare perdendo così aderenza e incisività nell’azione. Non sono paragonabili agli specialisti di queste classiche, che ogni anno nel mese di aprile offrono forse uno degli spettacoli più belli dell’intero panorama sportivo internazionale tra Belgio e Francia, con Fiandre e Roubaix ad accendere gli animi di tutti.

Tra gli uomini in lizza per la maglia gialla, dunque, può fare la differenza la posizione del baricentro: più è alto, meno avranno stabilità sulle impervie pietre e sulle schiene d’asino che si troveranno ad affrontare nel giro di pochi giorni. Essenziale anche saper guidare bene la bici e trovarsi sempre nelle posizioni giuste del gruppo per evitare cadute e ventagli, eventi frequenti su queste strade. Sempre con un occhio al cielo e alle possibilità di pioggia. In quel caso, prepariamoci ancora una volta a tirare fuori i cronometri per conteggiare i ritardi anche tra i contendenti per la vittoria finale.

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