Judo, Europei Baku 2015: Italia, la medaglia è un punto di partenza

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L’Italia è uscita dai Campionati Europei di judo 2015 con una medaglia al collo: già questa, di per sé, è una novità, visto che nelle ultime tre edizioni della rassegna continentale la delegazione italiana era tornata a casa a mani vuote. Il podio, tra l’altro, è arrivato nella prova a squadre femminile, gara nella quale l’Italia non saliva sul podio dalla sorprendente medaglia d’oro del 2010, tra l’altro con una formazione che per tre quinti ricalca quella odierna (c’erano già Giulia Quintavalle, Edwige Gwend ed Assunta Galeone). Ma come interpretare questo risultato? Proviamo a fare un analisi razionale dei fatti.

Come anticipato, una medaglia è sempre una buona notizia, soprattutto per una squadra che era in crisi di astinenza nelle grandi rassegne internazionali ed in particolare in quella europea. Attenzione, però, a non far prevalere inutili trionfalismi, con il rischio di occultare le prove non sempre convincenti delle competizioni individuali: dopo aver legittimamente festeggiato il risultato, è importante rimettersi subito al lavoro in vista dei prossimi appuntamenti, a partire dai Mondiali di Astana, senza dimenticare che il gap che separa l’Italia dalla potenze del judo, sia in ambito europeo che mondiale, è ancora ampio. La medaglia non deve essere vista come un punto di arrivo, ma piuttosto come un punto di partenza per costruire un nuovo ciclo vincente del judo azzurro e come un incentivo per lavorare ancora più a fondo perché, come le judoka sanno bene, alla fine i sacrifici vengono sempre premiati.

Per altri versi, bisogna anche constatare che una medaglia a squadre ha comunque un significato particolare: il risultato fa capire che l’Italia ha un movimento di buon livello, che è competitiva in tutte le categorie, seppur con alti e bassi. Altre nazionali possono vantare medagliati e campioni che occultano il vuoto alle loro spalle, mentre l’Italia ha un movimento di base in continuo fermento, ma che attende ancora che arrivi anche il grande risultato a livello individuale. Tolte le big continentali (Francia, Germania e Olanda, che però non ha partecipato nella prova a squadre), l’Italia femminile può permettersi di competere con tutti: con la Slovenia, che ha battuto le azzurre ma di poco ai quarti di finale, con la Russia, sconfitta nel match per il bronzo e di certo non al livello dei colleghi maschi, con l’Ungheria e con tutti quei Paesi che vantano grandi campionesse senza però una vera squadra alle spalle (Belgio e Kosovo, ad esempio).

In poche parole, le campionesse che vincono le medaglie sono importanti e danno lustro ad un Paese ed al suo movimento, ma la riuscita di una nazionale dipende in questo caso da una sola o da poche atlete. Se si vuole puntare a costruire un movimento ed una squadra competitiva su più fronti, invece, la densità di una squadra come quella italiana rappresenta certamente un’ottima base di partenza, sulla quale lavorare per cercare di progredire in ottica futura. Diverso, invece, il discorso sulla squadra maschile, che affronteremo prossimamente.

Appuntamento a domani con ulteriori analisi dei Campionati Europei di judo 2015.

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Immagine: EJU

giulio.chinappi@oasport.it

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