Atletica, doping: tre anni di squalifica a Laila Traby

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L’Agezia Francese di Lotta al Doping (AFLD) ha potuto finalmente emettere il verdetto definitivo ai danni di Laila Traby, la mezzofondista di origine marocchina risultata positiva all’EPO ed alla somatotropina (un ormone della crescita) in occasione di un controllo a sorpresa nel mese di novembre. L’atleta, infatti, aveva deciso di fare ricorso denunciando un eventuale complotto contro di lei, ma l’organismo nazionale non ha ritenuto valida la sua difesa, considerando anche i ritrovamenti di siringhe di EPO nella sua abitazione. Va messo in evidenza come Traby sembri particolarmente avvezza a tirare in ballo degli ipotetici complotti contro di lei, visto che in precedenza aveva affermato di non essere mai stata convocata dalla squadra marocchina “per motivi politici”.

Per la trentaseienne è arrivata dunque una lunga squalifica di tre anni, ancora più dei due anni previsti dal regolamento, sospensione che potrebbe rappresentare la fine della sua carriera. Traby era stata da tempo messa nel mirino da parte dell’AFLD, per via della sua esplosione improvvisa che l’aveva portata a conquistare la medaglia di bronzo sui 10.000 metri agli Europei di Zurigo, lo scorso anno. Poiché nessuna irregolarità era stata però comprovata prima dello scorso novembre, non è stato possibile mettere in discussione il risultato della rassegna continentale.

Da notare, infine, le parole rilasciate da una sua compagna di nazionale, che ha deciso di restare anonima, al quotidiano Le Monde: “La teoria del complotto mi ha fatto ridere molto. Quando il campione risulta positivo, è positivo. Se si trattasse di un altro prodotto, potremmo forse dire che la persona si sia fatta mettere in trappola. Ma in questo caso bisognerebbe farla finita“.

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giulio.chinappi@oasport.it

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