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Oscar 2022, l’allenatore italiano dell’anno è Ferdinando De Giorgi. E sul podio…

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L’Italia può contare su validissimi allenatori ed è anche per merito loro se il nostro Paese ha ottenuto risultati superlativi nel corso del 2022. Leader in campo e nello spogliatoio, personalità che hanno saputo trascinare i propri atleti e le proprie Nazionali verso i massimi traguardi in una stagione davvero indimenticabile. Grinta, carisma, tenacia, capacità tecnica, agonismo, doti nel tenere insieme i propri elementi e tanti trionfi portati a casa. OA Sport assegna l’Oscar 2022 al migliore allenatore dell’anno: di seguito la nostra top-3.

OSCAR OA SPORT 2022, MIGLIOR ALLENATORE:

PRIMO POSTO: FERDINANDO DE GIORGI 

Mago Assoluto. Inventore di ricette pensate per allietare i palati più fini ed esigenti. Vate dall’intelligenza sopraffina, capace di guardare oltre le apparenze e le ovvietà più noiose. Disegnatore di nuovi schemi, fautore di una nuova Italia, giovane e operaia. Pochi fronzoli, tanta sostanza, cuore e spensieratezza. Genio di un concetto tanto vituperato e deriso da apparenti guru respinti poi dal contatto con la realtà: fare poche cose, semplici, ma fatte bene. 

Fefé De Giorgi è sempre più l’Eroe dei due Mondi. Ha ricevuto in mano un’Italia uscita con le ossa rotta dalle Olimpiadi di Tokyo 2020, terminate con la cocente eliminazione ai quarti di finale per mano dell’Argentina. La ribalta come un calzino, la rifonda, lancia giovani meritevoli, si erge a capopopolo di cervelli in fuga e poco considerati. Crea una squadra. Genera il suo bambino fatto a sua immagine. Nel giro di un anno vince gli Europei e i Mondiali. 

La cavalcata trionfale che ha portato al sigillo iridato è consegnata all’antologia dello sport tricolore: la nostra Nazionale torna sul tetto del Pianeta pallavolistico a distanza di ventiquattro anni, per la quarta volta nella sua storia, dopo aver eliminato la Francia (Campioni Olimpici) e aver battuto la Polonia (Campioni del Mondo) di fronte al proprio pubblico in una scoppiettante finale. Era uno degli uomini della Generazione dei Fenomeni che vinse tre titoli mondiali consecutivi (1990, 1994, 1998), si siede nuovamente sul trono da allenatore.  

Questa volta guida i Giovani Ribelli, ma l’entusiasmo, la voglia, l’intelligenza tecnico-tattico, la sagacia agonistica, i sorrisi sono sempre quelli di un passato, i cui colori sono stati restaurati dall’apoteosi di Katowice. Facendo giocare un opposto che non era titolare in SuperLega (Yuri Romanò), facendosi trasportare dalla qualità di giovani schiacciatori all’arrembaggio (Alessandro Michieletto e Daniele Lavia), facendosi guidare dal fenomeno Simone Giannelli in cabina di regia, con la blindatura del rivoluzionario libero Massimo Colaci, i muri di Gianluca Galassi e l’esperienza di Simone Anzani. Clonatelo. 

SECONDO POSTO: STEFANO CERIONI 

A settembre 2021, dopo le deludenti Olimpiadi di Tokyo, l’Italia della scherma vuole cambiare marcia. Il fioretto punta a ritornare in auge dopo qualche stagione non proprio all’altezza delle aspettative. Uno dei grandi guru dell’arma dolce, reduce dall’esperienza in Russia, viene nominato CT della Nazionale. In meno di dodici mesi l’Italia è tornata sul trono del Pianeta: entrambe le squadre si sono laureate Campionesse del Mondo. Stefano Cerioni ha compiuto l’ennesima magia. 

Sul fronte maschile ci hanno pensato Guillaume Bianchi, Alessio Foconi, Daniele Garozzo, Tommaso Marini (argento iridato nell’individuale). Sul fronte femminile hanno trionfato Arianna Errigo (argento nell’individuale), Martina Favaretto, Francesca Palumbo, Alice Volpi. Senza dimenticarsi della doppia apoteosi agli Europei. Quando un tecnico è in grado di dettare il passo, di voltare faccia alla moneta e di essere fautore di grandi successi. Verso le Olimpiadi di Parigi 2024. 

TERZO POSTO: ENRICO CASELLA 

L’Italia era una sparuta comparsa nella ginnastica artistica femminile all’inizio del Terzo Millennio. Qualificarsi con la squadra alle Olimpiadi era ritenuta un’impresa oltre l’improbo e infatti riuscita soltanto in due occasioni nei tre decenni precedenti, addirittura partecipare a una finale mondiale di specialità appariva un miraggio (non materializzato per mezzo secolo) e anche in campo continentale si raccoglieva poco più di nulla. 

Il guru di Brescia ha stravolto il sistema e nel giro di venti anni ha portato il Bel Paese ai vertici internazionali della Polvere di Magnesio. Ora sono gli altri a volere imitare l’Italia. Enrico Casella, la sua pupilla Vanessa Ferrari, un nuovo modo di lavorare e crescere promesse, il PalAlgeco di Brescia, anni e anni di allenamenti, sudore, fatica, lavoro incessante. Alla ricerca del talento e dell’eccellenza. L’Italia si è laureata Campionessa d’Europa nella gara a squadre, dominando la prova che premia la profondità e la validità del movimento ginnico di un’intera Nazione. 

L’apoteosi di Monaco è arrivata a sedici anni di distanza dallo storico sigillo di Volos per merito delle Fate, punto di riferimento a livello globale. Asia D’Amato (vincitrice anche del titolo all-around), Alice D’Amato, Martina Maggio, Giorgia Villa, Angela Andreoli hanno fatto festa sul gradino più alto del podio, dopo essersi già imposte ai Giochi del Mediterraneo. Cadute, errori e infortuni hanno poi impedito di sognare in grande ai Mondiali, conclusi in quinta posizione a 1.2 punti da una medaglia di bronzo che era ampiamente alla portata di questo gruppo. 

Enrico Casella è il demiurgo assoluto, sostenuto da uno staff rimarchevole guidato da Marco Campodonico e Monica Bergamelli. Ci godremo il suo genio da Direttore Tecnico fino alle Olimpiadi di Parigi 2024, poi assumerà un ruolo più di guida, con l’auspicio di ottenere ancora tanti successi a livello internazionale, magari arpionando la medaglia olimpica nel team event che a Tokyo è sfumata per una manciata di decimi. 

Foto: CEV