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Pattinaggio artistico, Della Monica-Guarise: “Emulare la Russia? Un modo ci sarebbe. Obiettivo 200 punti a Pechino”

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Una carriera da protagonisti che sta per vivere uno degli ultimi, folgoranti, momenti. Avranno certamente un sapore particolare le Olimpiadi Invernali di Pechino 2022 per Nicole Della Monica-Matteo Guarise, atleti di pattinaggio artistico pronti a disputare il team event e la gara delle coppie nella rassegna a cinque cerchi, in programma dal 4 al 20 febbraio.

Un incontro, quello tra i due atleti delle Fiamme Oro, avvenuto nel 2011. Lei, già con un’esperienza di peso a Vancouver 2010 con Yannick Kocon, lui Campionissimo delle rotelle con Sara Venerucci. La loro alchimia è diventata nel tempo il loro principale punto di forza, in una scalata entusiasmante nel ranking mondiale culminata con la conquista ormai fissa della top 10 ai Campionati Europei e Mondiali.

Considerati tra i veterani assoluti del lotto, gli allievi di Cristina Mauri si presenteranno nella Capitale cinese con la voglia di sfoggiare tutte le loro migliori caratteristiche, godendosi quella che sarà di fatto l’ultima Olimpiade insieme.

Abbiamo intervistato Nicole Della Monica-Matteo Guarise, focalizzando il lavoro compiuto nell’ultimo periodo non perdendo l’opportunità di analizzare quanto sta succedendo a livello globale in una specialità complessa come quella delle coppie.

Ragazzi, appena quarantotto ore prima della partenza avete annunciato il vostro forfait agli Europei 2022. Cosa è successo di preciso?

Nicole. “Due giorni prima di partire in allenamento sono caduta in un lanciato picchiando il ginocchio in modo un po’ forte, si era gonfiato molto. Eravamo quasi sicuri che si trattasse soltanto di una botta ma non potevamo partire così. In un’altra situazione forse saremmo andati comunque, magari con l’ausilio di una puntura, visto la partenza per Pechino abbiamo preferito non rischiare. Sono stata a casa un po’, il tempo di farlo sgonfiare e abbiamo ricominciato poi gli allenamenti in modo graduale prima di rischiare di ricaderci sopra

Matteo. “Il ginocchio è una parte del corpo molto delicato e importante per noi. Nicole, sotto consiglio del dottore, si è fermata e ha fatto una risonanza; fortunatamente non è risultato nulla di grave e questo non ha compromesso per nulla nella nostra preparazione. I giorni seguenti, non avendo la possibilità di fare salti, ci siamo concentrati più sulla coreografia e sulla ripetizioni dei programmi, facendone anche tre in una sessione. Dunque abbiamo lavorato in modo diverso e interessante“.

Tra l’altro, malgrado la vostra assenza, l’Italia delle coppie d’artistico si è comportata davvero benissimo, conquistando un quinto e un settimo posto…

Nicole. “La gara l’abbiamo seguita,  sono stati davvero tutti bravi, tra l’altro hanno conquistato tre posti per l’anno prossimo ed è sicuramente una bellissima cosa“.

Parlando di Pechino 2022, avete lavorato su qualche aspetto in particolare nell’ultimo periodo?

Matteo. “Lo diciamo proprio fuori dai denti. Guardando il Campionato Europeo appare palese come le coppie russe, avanti più di 40 punti sul resto della concorrenza,  vadano molto più veloci rispetto a tutti gli altri, almeno un 30% in più. Noi quest’anno ci siamo messi a lavorare proprio sulla velocità, su pattinata e coreografia, realizzando anche tanti programmi vuoti perché l’elemento fatto o non fatto porta dei punti ma non ti fa neanche avvicinare alle coppie top se non hai questa componente di velocità che poi diventa automaticamente ampiezza dei salti, linee, coreografia. Abbiamo quindi ragionato in questo modo: puntare sul pattinaggio piuttosto che sulla tecnica, spero vivamente che alle Olimpiadi possa emergere questo fattore“.

Per voi è la terza Olimpiade, anzi per Nicole è addirittura la quarta vista la sua partecipazione a Vancouver con Yannick Kocon. Come descrivereste le vostre personali rassegne a cinque cerchi precedenti?

Nicole. “Ogni volta si vive in maniera diersa. Di Vancouver ho proprio il ricordo dello spirito Olimpico, di quello che sta intorno alla gara, il villaggio eccetera; la prima l’ho vissuta un po’ come essere nel Paese dei balocchi. Poi si prende più consapevolezza, certe emozioni le hai già vissute, sei più tranquilla e la vivi in maniera diversa. A Sochi per Matteo era la prima volta, tra l’altro complicata dalla sua rottura del menisco: è stata un’esperienza comunque importante, siamo riusciti a qualificarci tra i sedici e disputare la Finale. A PyeongChang eravamo più consapevoli, l’abbiamo vissuta in maniera diversa anche perché siamo riusciti a partecipare alla gara a squadre, qui saremo certamente ancora più consapevoli“.

E per Pechino 2022 vi siete posti un obiettivo in particolare?

Matteo. “Una buona gara sarebbe fare 200 punti, quindi 70 nello short e 130 nel libero. Noi possiamo arrivare anche fino a quota 215 ma vogliamo stare con i piedi per terra. A ogni modo sarebbe bello passare i 200 punti, che poi era l’obiettivo di PyeongChang, lì siamo riusciti a ottenerli per la prima volta“.

Prima accennavate alla supremazia delle coppie russe. Effettivamente guardando il podio di PyeongChang si nota una differenza netta con il presente: dopo quattro anni solo la Russia ha dimostrato di avere dei ricambi validi e competitivi. Altri Paesi con grande tradizione come il Canada e la Cina sono rimasti indietro, non proponendo nulla di rilevante in campo Junior. Secondo voi a cosa è dovuta questa tendenza?

Nicole. “La Russia ha numeri davvero importanti; PyeongChang è stato un evento particolare per loro: alcune coppie avevano smesso da poco, Stolbova-Klimov erano stati squalificati, in generale non che non fossero forti ma non erano così competitivi per le prime tre piazze anche se Tarasova-Morozov all’epoca se la giocarono male, da dopo PyeongChang sono arrivati i giovani che sono quelli più forti“.

Matteo: “Le tante coppie forti poi derivano dal fatto che le donne singoliste in Russia hanno alzato vistosamente l’asticella. Guardando al passato la stessa Natalia Zabiiako, in coppia con Enbert, era estone; Trankov ha vinto a Sochi con Tatiana Volosozhar che era ucraina. Adesso in Russia ci sono una marea di ragazze bravissime, da questo è dipeso il cambio di passo. I cinesi non hanno tutte queste donne, qualcuna brava la tengono per il singolo. Le ragazze che iniziano a fare coppia d’artistico in Russia fanno tutte triplo lutz/triplo toeloop, una qualsiasi altra Nazione che ha un’atleta del genere la tiene per le gare individuali, per loro oramai solo i tripli non bastano più. Questo ha portato a un ricambio così forte: se ci facciamo caso lo stesso cambio non c’è nella danza o negli uomini: ragazzi singolisti forti ce ne sono sempre stati, ma di fenomeni pochi”.

E un Paese come l’Italia, nel suo piccolo, come può almeno provare ad accorciare le distanze con una Nazione così tanto avanti?

Nicole. “Non è facile. Queste coppie fanno anche benissimo e sbagliano sempre poco. Bisognerebbe innanzitutto essere costanti, sbagliare praticamente nulla e piano piano e, come hanno fatto i francesi tempo fa, allinearsi e nel caso superare. Ma ci vuole la perfezione. Non parlo di italiani ma di tutti, ci sono tante coppie che non sono male ma non riescono ad abbattere questo muro solidissimo“.

Matteo. “Potrebbe esserci una soluzione che sto cercando di proporre ormai da tempo. Io ho un’esperienza dalle rotelle, dove si può tranquillamente convivere con due specialità contemporaneamente. Prendo in esempio anche Dario Betti: entrambi abbiamo fatto coppie d’artistico e singolo, poi a 18 anni ti guardi intorno e capisci per cosa sei più portato per fisicità, caratteristiche tecniche eccetera: io ho scelto la coppia, lui il singolo. Se questo si facesse sul ghiaccio le ragazze che poi smettono con il singolo avrebbero delle base solide e potrebbero passare alla coppia. Ma è un processo che deve iniziare presto. A quindici anni tutti i maschi e tutte le femmine devono almeno provarci, aggiungere due sessioni di coppia non cambia niente, ma non c’è questo tipo di cultura. Noi abbiamo delle ragazze super promettenti che magari si rendono conto di non essere all’altezza in campo internazionale e smettono di pattinare, quando magari potevano avere cinque anni di coppia alle spalle”, 

Come mai secondo voi una proposta del genere non viene ancora recepita?

Nicole. “Ma in Italia non c’è una grande tradizione delle coppie. Noi abbiamo iniziato ad avere una coppia davvero competitiva agli Europei e ai Mondiali da quando Ondrej Hotarek è arrivato in Italia a pattinare con Laura Magitteri, prima c’era qualcuno ma non c’è mai stata una grande tradizione. Ora c’è più gente che si avvicina a questa disciplina anche grazie alla scuola di Ondrej e Luca Demattè. Ma è anche una questione di numeri, se hai pochi pattinatori è chiaro che gli allenatori se li tengono per il singolo”. 

Avete dichiarato in più sedi che questa sarà la vostra ultima stagione insieme. Confermate?

Nicole. “Abbiamo deciso di comune accordo che questa sarà la nostra ultima stagione. Io, parlo per me, sono un po’ stanca, sento che ho dato tanto a questo sport, tante soddisfazioni ma è arrivato il momento di fare altro, noi ragioniamo a quadrienni olimpici, non vai avanti un anno o due, per me andare quattro anni avanti sarebbe troppo anche pensando di avere una famiglia: per me è arrivato il momento di appendere i pattini al chiodo”. 

Tu invece Matteo? Hai deciso qualcosa in particolare?

Matteo. “Io sono confuso, faccio fatica a esprimermi. Dei giorni vorrei continuare, altri allenare, altri farei altro. Ma fondamentalmente perché per ora sono molto concentrato su quello che stiamo facendo. Terminata questa stagione comunque ci siederemo con i nostri dirigenti di società del nostro  gruppo sportivo, perché io penso che si sia sviluppando tanto interesse verso il settore del pattinaggio di figura con Daniel Grassl, Gabriele Frangipani, Lara Naki Gutmann, Marina Piredda e AlessiaTornaghi, tutti in Fiamme Oro come noi. Non c’è mai stato un responsabile vero e proprio e penso che potremmo sfruttare le nostre figure per sviluppare e aiutare i giovani; questo è quello che fa il gruppo: aiutare i giovani nei momenti di difficoltà“.

Matteo, in chiusura approfitto della tua enorme esperienza sulle rotelle per chiederti del nuovo sistema di valutazione Rollart. Cosa ne pensi? Hai avuto modo di vedere qualche gara?

Matteo. “Io seguo sempre, non in particolare il singolo evento ma il movimento in generale; ho tanti amici che allenano e ovviamente tengo i contatti con i miei allenatori. Questo sistema ha fondamentalmente cambiato il pattinaggio e, indirettamente, le caratteristiche che i pattinatori devono avere. Penso a Luca Lucaroni, non sarà stato facile per lui stare dietro a questo sistema, mentre era il dominatore assoluto con quello vecchio. Io stesso non riuscirei a fare delle cose che vedo, è un limite della mia fisicità. C’è quindi un ricambio di persone, i pattinatori di una volta non riuscirebbero a fare quello che è richiesto oggi. Il nuovo sistema cambia la generazione di pattinatori, è difficile chiedere a Philipe Candeloro di pattinare con l’ISU Judging System: quando cambia un sistema cambiano proprio le generazioni e le caratteristiche dei pattinatori, quindi è un bene ma anche un male”.

Foto: Valerio Origo