Editoriali

Pagellone sport italiano 2015: nuoto e tennis colmi d’alloro; atletica e rugby, disastro colossale

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E’ arrivato, inesorabile ed implacabile, crudo e tagliente come di consueto, il pagellone di fine anno dello sport italiano. Ne abbiamo già parlato: è stato un 2015 da sogno per tante discipline e complessivamente il Bel Paese si è confermato tra le potenze mondiali. Non sono mancati, tuttavia, anche dei flop fragorosi. In alcune discipline si è davvero toccato il fondo ed occorreranno dei sostanziali interventi radicali per poter pensare di ricostruire qualcosa di buono dalle macerie. La redazione si è riunita ed ha tirato le somme. I voti vanno da 0 a 10. Come a scuola. Scoprite quali sono i promossi, i rimandati e…i bocciati senza attenuanti. Buon divertimento.

SOMMARIO PER LA LETTURA DEL PAGELLONE

Pagina 2: Atletica

Pagina 3: Badminton, Baseball, Softball, Cricket, Beach volley

Pagina 4: Calcio, Calcio Femminile, Calcio a 5

Pagina 5: Canoa slalom, Canoa velocità, Canottaggio

Pagina 6: Ciclismo su strada, Ciclismo su pista, Mountain bike, Bmx

Pagina 7: Ginnastica artistica femminile, Ginnastica artistica maschile, Ginnastica ritmica

Pagina 8: Hockey prato, Hockey pista

Pagina 9: Judo, Lotta, Boxe, Taekwondo, Karate

Pagina 10: Nuoto, Nuoto di fondo, Nuoto sincronizzato

Pagina 11: Pallacanestro maschile, Pallacanestro femminile

Pagina 12: Pallamano, Pallanuoto maschile, Pallanuoto femminile

Pagina 13: Volley maschile, Volley femminile

Pagina 14: Pentathlon, Triathlon, Sollevamento pesi

Pagina 15: Scherma, Equitazione

Pagina 16: Tennis, Tennistavolo

Pagina 17: Tiro a segno, Tiro a volo, Tiro con l’arco

Pagina 18: Tuffi

Pagina 19: Rugby, Rugby a 7, Rugby femminile

Pagina 20: Golf, Vela

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Atletica: 0. Italia semplicemente vergognosa, impalpabile e insignificante ai Mondiali. A Pechino si è manifestata la pochezza dell’intero movimento, mai così in basso nella nostra storia e che ha ormai raschiato il barile. Non si vede la luce in fondo al tunnel e non sembra che si abbia la voglia nemmeno di ricostruire la disciplina che dovrebbe essere la base dello sport.
Una rassegna iridata chiusa con 0 medaglie, una sola finale in pista (quella di Tamberi nell’alto), delusioni anche dalla marcia (emblematiche le squalifiche di Giorgi e Rigaudo), una sfilza di imbarazzanti eliminazioni al primo turno frutto di errori tecnici e di una preparazione completamente errata, rimarcata anche dai troppi infortuni (Trost, Greco, Donato, Straneo, Fassinotti, Del Buono etc) che sono cartina di tornasole del pessimo lavoro generale che si sta facendo. Si salvano davvero in pochissimi, tra cui proprio l’alto con i record italiani e il bel duello tra Tamberi e Fassinotti.
Alle spalle giovani sì interessanti ma purtroppo l’atletica italiana ha spesso dominato tra gli under per poi trovarsi con un pugno di mosche in mano quando davvero contava. Non possono di certo bastare dei discreti Europei di cross, culminati con il successo tra gli juniores (giust’appunto) di Crippa.
I troppi arruolamenti nei gruppi militari sono finiti (giustamente) nell’occhio del ciclone: inammissibili, dispendiosi, non hanno portato risultati. Così si diceva. Poi, però, si è andati avanti sulla stessa strada…
I vertici federali hanno analizzato la situazione, pressati dai media che giustamente hanno criticato l’intero operato di atleti e piani alti (e tutti pronti a difendere l’indifendibile), ma poi nulla è cambiato. Tarallucci e vino.
Questo è stato davvero l’anno 0 dell’atletica italiana, ma non si ha il benché minimo sentore che possa rappresentare la stagione della ripartenza. I 26 deferimenti per i famosi whereabouts (con tanto di difese da ogni lato quasi inspiegabili e tanti nomi nel calderone tra cui quelli di Meucci, Donato, Howe etc) hanno chiuso un 2015 da incubo.
Con che materiale andiamo alle Olimpiadi 2016? Questi 26 vestiranno l’azzurro? E come si concluderà il processo? Dipendiamo davvero solo da Schwazer, giusto per rimanere in materia di doping? Tante domande a cui è davvero difficile dare una risposta al termine di una stagione da dimenticare velocemente.

Foto: Pagina FB Alex Schwazer

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Badminton, 6. Una stagione discreta per i colori italiani. L’alto livello della disciplina resta distante anni luce, tuttavia, gli azzurri si sono messi in luce in competizioni di rango inferiore, dove hanno comunque accumulato punti preziosissimi per la qualificazione a Rio 2016. Attualmente risultato virtualmente in Brasile l’italo-svizzera Jeanine Cicognini e Rosario Maddaloni. Ricordiamo che il Bel Paese non ha mai portato un uomo alle Olimpiadi, dunque si tratterebbe di un risultato storico.

Baseball, 5. L’ultimo Premier12 ha chiaramente lasciato una pessima immagine internazionale del nostro movimento, ma in realtà tutti gli appassionati del “Batti & Corri” nostrano sanno che c’erano molte attenuanti per il gruppo di Mazzieri. In Asia non si è vista la migliore Italia, in quanto hanno pesato le tantissime assenze, a partire dalle stelle dell’Mlb. A onor del vero, c’è anche da fotografare la situazione di un Campionato quest’anno meno avvincente e con qualche problema in più del solito nell’organizzazione, non dovuta solo ai club, ma anche alla mancanza di risorse economiche. Insomma, un passo indietro rispetto ai grandi risultati delle passate stagioni.

Softball, 10. L’Italia è tornata sul tetto d’Europa dopo 8 anni, oltretutto sconfiggendo in finale a domicilio le eterne rivali dell’Olanda. La consacrazione di un gruppo forgiato con pazienza certosina dal manager Marina Centrone, dall’età media ancora molto giovane e con talenti in rampa di lancio come Erika Piancastelli. Ci sono tutti gli ingredienti per guardare con ambizioni anche ai Mondiali 2016. Senza dimenticare che, con ogni probabilità, il softball tornerà disciplina olimpica da Tokyo 2020. E in Giappone l’Italia vuole esserci.

Cricket, 7.5. Ancora una vittoria per la nazionale femminile che dopo aver vinto i tornei europei di Bologna (2013) e Berlino (2014) vince anche l’edizione 2015 disputatasi a Jersey. Terza piazza invece per la nazionale maschile al’ICC European T20 Championship – Division 1 vinto dai padroni di casa del Jersey.

Beach volley, 7.5. E’ un movimento in continua crescita quello azzurro del beach. Nonostante non si riesca a organizzare un campionato italiano all’altezza con tornei durante tutto l’anno (niente tricolore invernale dopo l’esperimento dell’anno scorso e pochissime tappe estive), in azzurro si sta lavorando molto bene e le coppie di punta italiane si sono prese grandi soddisfazioni. La coppia dell’anno è stata Ranghieri/Carambula, nata per un intuizione di Ranghieri a novembre scorso che al secondo torneo assieme era già sul podio in una Major Series a Porec. La vittoria a Puerto Vallarta è stata la ciliegina sulla torta di una stagione fantastica che ha fatto entrare il duo azzurro nel gotha del beach europeo (medaglia d’argento continentale) e mondiale. Nicolai/Lupo hanno fatto i conti con i problemi fisici dell’uno e dell’altro ma si sono presi comunque qualche soddisfazione, centrando il podio a Sochi, cinque noni posti e tre quinti che permettono agli azzurri di essere ampiamente dentro nelle qualificazioni olimpiche. Meritano una citazione anche Ingrosso/Ingrosso, quarti nelle Major Series di Stavanger ma vincitori di due master europei, Rossi e Caminati, noni a Puerto Vallarta ma in particolare Caminati trionfatore assieme a Ranghieri del secondo Open della stagione a Lucerna.
In campo femminile Menegatti/Orsi Toth, dopo una parte centrale di stagione al di sotto delle aspettative, hanno chiuso alla grande la stagione, conquistando così il primo successo per l’Italia al femminile nel Grand Slam. Giombini/Toti hanno inanellato una serie di quarti posti specialmente in Europa e Zuccarini/Lestini devono ancora crescere molto per raggiungere qualche risultato a livello internazionale.

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Calcio, 6. L’Italia di Antonio Conte ha ottenuto la qualificazione a Euro2016 chiudendo da imbattuta il proprio girone, con sette vittorie e tre pareggi. La notizia più importante, tuttavia, è l’aver trovato una propria identità marchiata 4-4-2 da ottobre in poi e, seppur senza successi nelle due amichevoli di novembre, la strada intrapresa verso la Francia sembra quella giusta. Non è più la Nazionale dei campioni, ma è una squadra ‘operaia’ che, se riuscirà a seguire id ettami del ct, potrebbe togliersi qualche soddisfazione. Ma,nonostante la finale di Champions raggiunta da un’ottima Juventus e le semifinali di Europa League di Napoli e Fiorentina (diciamolo però: i partenopei avrebbero dovuto stravincere contro il Dnipro), il voto del 2015 del calcio azzurro non può andare oltre una mediocre sufficienza per la scottante eliminazione dell’under 21 agli Europei di categoria, ko che ha fatto perdere alla squadra di Luigi Di Biagio anche e soprattutto la qualificazione a Rio 2016. Tanti imotivi del flop: il solito crollo fisico nella ripresa da tempo denunciato, qualche ingenuità individuale, la carenza di gol e – va ricordato – anche il pareggio maturato in extremis tra Svezia e Portogallo. Insomma: un concorso di colpe che per poco non ha fatto fuori l’ex centrocampista di Roma e Inter. Di Biagio si è salvato,f orse anche grazie alla mancanza di alternative, e ora è partito a razzo: quattro hurrà e il prezioso 1-1 in Serbia per chiudere il 2015 con il sorriso sulle labbra e in testa nel girone verso Euro2017 (in Polonia, senza più play-off anche per le prime classificate). Dopo il fallimento, non avrebbe potuto dare risposta migliore. E questo nuovo ciclo – maturo e talentuoso – piace assai.

Calcio femminile, 5.5. Il movimento calcistico in rosa va valutato su due binari distinti: Nazionale e Club. Ebbene la mancata qualificazione ai Mondiali in Canada di quest’anno, conseguenza del play-off tenutosi contro l’Olanda nel 2014, ha un chiaro “riverbero” per la stagione corrente. Difficoltà palpabili anche nelle qualificazioni agli Europei 2017, come la sconfitta con la Svizzera in casa per 3-0 dimostra. I campionati continentali olandesi, tuttavia, non sembrano in pericolo ma i medesimi problemi persistono e, probabilmente, coincidono con la guida tecnica di Antonio Cabrini. Vero è che la chiara insufficienza del club Italia viene, in qualche modo, compensata dalla strepitosa impresa del Brescia calcio femminile. Le ragazze allenate da Milena Bertolni, infatti, con la qualificazione ai quarti di finale di Champions League 2015-2016, sono entrate nella storia della società e del nostro calcio. Una pallide luce, dunque, quella simboleggiata dalle leonesse in un’organizzazione che continua però a denunciare tantissima confusione. Pensiamo ad esempio all’ex Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Felice Bellolli, sfiduciato dal proprio Consiglio direttivo per l’ormai tristemente famosa frase “basta dare soldi a quelle quattro lesbiche“, o alle recenti dichiarazioni del massimo dirigente del Torino calcio femminile Roberto Salerno, deferito dalla Procura Federale, che ha parlato di lobby gay nell’asset del calcio femminile e, per chiosare, alla minaccia di sciopero poi revocato nella prima giornata di campionato. Mille contraddizioni che rischiano di ostacolare quella crescita necessaria per competere a livello internazionale ed avvicinare le nostre atlete ad una realtà professionistica.

Calcio a 5, 7.5. Anno transitorio ma come sempre positivo per l’Italia che nel 2014 aveva vinto gli Europei di Anversa. Due Main Round di qualificazione ai grandi eventi di un 2016 che si appresta a essere infuocato (e decisivo, per un intero ciclo di giocatori) conquistati come prima squadra del girone rappresentano sì la normale amministrazione per i ragazzi di Roberto Menichelli, ma confermano ulteriormente la grande forza di una Nazionale che agli Europei di febbraio in Serbia si giocherà le proprie carte per difendere il titolo, mentre tra marzo e aprile andrà a caccia del pass per i Mondiali di settembre in Colombia dove, in caso di partecipazione, il gap rispetto alle “solite note” europee e alla corazzata Brasile non è impossibile da colmare. Nelle varie partite disputate il ct ha provato molti volti nuovi, nella più classica delle stagioni “di passaggio” in vista dell’anno in cui tutto il lavoro andrà poi concretizzato. Al momento, pur con negli occhi la sconfitta per 2-1 contro la Slovacchia che ha chiuso la bella manifestazione pugliese del secondo weekend di dicembre, non ci sono particolari campanelli d’allarme da segnalare. L’avvicinamento prosegue al meglio e tra meno di due mesi si farà sul serio a Belgrado. Il voto più che positivo per il 2015 del futsal italiano, dunque, è più che altro merito dell’esordio in grande stile della nazionale femminile, guidata sempre da Menichelli e capace di raccogliere oltre 5 mila spettatori al Foro Italiano per la #nottemagica contro l’Ungheria che ha entusiasmato tutto il pubblico romano. Le azzurre, già brillanti e concrete, hanno sconfitto le magiare 5-0 e 4-0 nelle due amichevoli estive, prima di volare in Ucraina a novembre per la prima trasferta della loro storia. Ne sono scaturiti un 2-2 e, successivamente, un ko per 2-1 con tanti pali a fermare le conclusioni di una squadra da futuro assicurato. Peccato che al momento non esistano però competizioni riconosciute ufficialmente dalla Uefa. E nel 2015 da 7.5 del calcio a 5 non possiamo non segnalare il filotto pieno del Pescara in Uefa Futsal Cup: nove vittorie consecutive tra Preliminary, Main ed Elite Round e ingresso alla Final Four che si giocherà ad aprile a Guadalajara (Spagna). I campioni d’Italia di Fulvio Colini, già vincitore dell’equivalente della Champions League sul parquet nel 2011 con il Montesilvano, sogna il bis con un’altra corazzata abruzzese.

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Canoa slalom, 6. Due finalisti mondiali e il bronzo europeo conquistato da Daniele Molmenti, Giovanni De Gennaro e Andrea Romeo nella prova a squadre. Il kayak maschile si conferma una certezza con almeno tre atleti capaci di lottare per le prime posizioni. Quel che stona è il passaggio a vuoto delle altre specialità ai Mondiali. Il C2 di Camporesi-Ferrari non è riuscito ad acciuffare quel pass olimpico ampiamente alla portata mentre Stefano Cipressi nel C1 non ha confermato i buoni risultati di Coppa del mondo. Stagione complicata per Roberto Colazingari e Steffi Horn, quest’ultima naufragata nella competizione più importante dopo un buon europeo. A salvare parzialmente il settore femminile ci ha pensato Clara Giai Pron, brava con un po’ di fortuna a strappare la qualificazione per Rio. Tra le nuove leve in evidenza Paolo Ceccon e Zeno Ivaldi.

Canoa velocità, 5. Il mancato raggiungimento di pass olimpici ai Mondiali di Milano pesa parecchio sul movimento tricolore. In attesa dell’esito del ricorso per il K2 1000 (al momento escluso dai Giochi), sono da mettere in evidenza il flop del K4 1000 m e di Sergiu Craciun nel C1 1000. Bene, nonostante il biglietto per Rio sfuggito per un soffio, il settore sprint con Manfredi Rizza, Matteo Florio e Edoardo Chierini. Promosso anche il C2 1000 di Luca Incollingo e Daniele Santini mentre è difficile dare un giudizio sul settore femminile , troppo lontano dal resto del mondo e privato nel momento clou della stagione dell’atleta di punta Irene Burgo. Tante buone notizie invece dalle categorie giovanili: da Carlo Tacchini al K4 campione del mondo, sono tanti gli azzurri da tenere d’occhio in vista del prossimo quadriennio olimpico.

Canottaggio, 7. In crescita rispetto al 2014. L’oro del quattro senza e le cinque barche olimpiche in finale ai Mondiali sono un buon biglietto da visita verso i Giochi di Rio 2016. Il due senza tornato competitivo grazie a Niccolò Mornati e Vincenzo Capelli e la grande prestazione dell’otto nonostante il mancato pass a cinque cerchi sono le altre note positive del 2015. Continua a deludere invece il quattro di coppia, per il quale non è servito a nulla lo scioglimento del doppio Fossi-Battisti, unica barca salita sul podio ad Amsterdam 2014 e l’inserimento del miglior singolista italiano Francesco Cardaioli. Chissà che il ritorno dell’eterno Sartori non possa dare una mano nel trovare la giusta amalgama nella composizione degli equipaggi. Poco o nulla da salvare invece nel settore femminile. Laura Milani ed Elisabetta Sancassani non sono riuscite a trovare una condizione accettabile dopo i guai fisici di inizio stagione. Prestazioni negative anche per gli altri equipaggi, alcuni dei quali sulla carta in grado di strappare il pass a cinque cerchi o quantomeno di passare qualche turno in più.

Foto: Federcanoa

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Ciclismo su strada, 8. L’Italia del ciclismo su strada si esalta grazie a Fabio Aru, vera e propria stella nell’arco di tutta la stagione. Secondo al Giro d’Italia e vincitore alla Vuelta a España, il sardo si è presentato nel migliore dei modi nel ciclismo che conta dopo aver risolto anche i problemi alimentari che lo affliggevano in passato. Meno soddisfacente il 2015 di Vincenzo Nibali, quarto al Tour con una vittoria di tappa e tanti successi nella seconda parte di stagione, coronata con il Lombardia e il tabù spezzato nelle Classiche Monumento. Continua, invece, il momento di buio nelle Classiche di Primavera. Salvo qualche raro lampo (come il quinto posto di Niccolò Bonifazio alla Sanremo) gli atleti del Bel Paese faticano sulle Ardenne e nella Settimana Santa di Fiandre e Roubaix, dove non bastano un paio di piazzamenti nei 10 per rendere il bilancio positivo. Resterà nella storia il successo di Luca Paolini alla Gand-Wevelgem in una delle gare più belle probabilmente degli ultimi 15 anni anche se nel mese di luglio la positività del Gerva pesa e non poco. Male, e senza mezzi termini, il Campionato del mondo, quantomeno nella prova in linea. Ruoli mai chiari e tanta confusione che hanno condotto Nizzolo oltre la 20esima posizione come migliore dei nostri, mentre i vari Nibali, Trentin e Ulissi affondano uno dopo l’altro sugli strappi del circuito di Richmond. Da rimarcare, invece, il prestigiosissimo argento di Adriano Malori nella cronometro, disciplina dove finalmente l’Italia ha iniziato ad investire con decisione, anche con i giovani. Nota di merito per Elia Viviani, atleta esemplare che dopo tante difficoltà è riuscito a vincere una tappa al Giro d’Italia e ad imporsi come uno degli atleti di punta del movimento, senza tralasciare l’attività su pista con il grande Obiettivo di Rio de Janeiro 2016. Brillante anche il rendimento dell’Italia in campo femminile, con svariati successi in Coppa del Mondo ed una Elisa Longo Borghini pronta per un ruolo da protagonista alle prossime Olimpiadi.

Ciclismo su pista, 6.5. Elia Viviani, bronzo ai Mondiali e oro agli Europei, resta la punta di diamante del movimento. Cresce anche l’inseguimento femminile, in ottima posizione per staccare il pass per Rio 2016. Per il Brasile sono in lizza anche Simona Frapporti nell’omnium e Francesco Ceci nel keirin. E’ ancora troppo poco, tuttavia, per un movimento come quello italiano che vanta una gloriosa tradizione in questo sport. Il Bel Paese continua ad essere assente non giustificato nelle specialità della velocità pura. Restano i problemi di sempre: carenza di impianti e mancato investimento sulla pista da parte delle squadre di club. La Federazione, encomiabile per impegno e volontà, non può fare tutto da sola.

Mountain bike, 6. Una stagione senza infamia e senza lode. L’apice si è toccato con l’argento europeo di Eva Lechner, anche se l’altoatesina ha mostrato nell’arco dell’anno un rendimento troppo altalenante. In campo maschile si è visto con costanza tra i primi 10 in Coppa del Mondo il giovane Andrea Tiberi, mentre ha deluso Marco Aurelio Fontana, bronzo a Londra 2012. Praticamente dispersa l’ormai ex grande speranza Gerhard Kerschbaumer, il cui unico squillo è stato il quarto posto ai Giochi Europei di Baku in un contesto qualitativo piuttosto scadente.

Bmx, 3. Nessun segnale di crescita per l’Italia rispetto alle stagioni precedenti. Permane l’anonimato in questa disciplina.

Foto: Valerio Origo

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Ginnastica artistica femminile, 7,5. Missione compiuta. La qualificazione diretta alle Olimpiadi 2016 era l’obiettivo del triennio, quello per cui le ragazze di Enrico Casella hanno lavorato profondamente e duramente, sudando e rincorrendo un pass per Rio senza dover passare dalla tagliola del Test Event come invece successo nel ciclo olimpico precedente.
Ai Mondiali le azzurre si sono presentate incerottate e in difficoltà, complici l’infortunio di Martina Rizzelli e le precarie condizioni fisiche di Vanessa Ferrari ed Erika Fasana. Glasgow si è però rivelato tana di festeggiamenti per la nostra Nazionale: quinta nel turno di qualificazione, ripetuto il piazzamento di Nanning 2014, ancora una volta tra le migliori otto del Pianeta, abbondantemente qualificate a Rio 2016 con una prestazione da incorniciare e sostanzialmente esente da errori.
Negli ultimi 40 anni l’Italia si era qualificata alle Olimpiadi con l’intera squadra solo tre volte attraverso la rassegna iridata. Per Montreal 1976 (quando l’Universo conobbe Nadia Comaneci), per Sydney 2000 e per Pechino 2008 (quarte ai Mondiali 2007, miglior risultato della nostra storia contemporanea). Numeri che sottolineano l’impresa realizzata dal nostro sestetto, capace poi di concludere la Finale a Squadre al settimo posto (qui un paio di cadute hanno impedito di replicare la quinta posizione).
Un risultato non casuale ma frutto di ottima programmazione, di un lavoro costante, di tanti ritiri, collegiali. Un bacino da cui attingere che si è amplificato col tempo fino ad avere una decina di ragazze che possono vestire in maniera onorevole il body azzurro.
Ora tutte a Rio, ma non solo per ben figurare ma anche per provare a giocarsi qualcosina, come ha dichiarato il CT all’ultimo Grand Prix. Certo USA, Cina e Russia sembrano inarrivabili ma…
A livello individuale le migliori soddisfazioni sono arrivate da Erika Fasana che per un soffio non è salita sul podio all-around agli Europei di Montpellier ma che ci ha regalato una grandissima gioia conquistando la medaglia di bronzo all’American Cup, una delle gare più prestigiose dell’intero panorama ginnico, prima atleta a conquistare un alloro in terra statunitense, alle spalle delle padrone di casa Simone Biles e MyKayla Skinner. La comasca si è anche qualificata alla finale al corpo libero ai Mondiali (per la seconda volta consecutiva) ma purtroppo ha dovuto rinunciare alla partecipazione complice un infortunio al gomito patito durante l’atto conclusivo del team event.

Ginnastica artistica maschile, 2. Un disastro. Il 19esimo posto ai Mondiali è quanto di più umiliante potessimo aspettare. Bisognava almeno arrivare 16esimi per accedere al Test Event e giocarsi ancora le chance di qualificazione alle Olimpiadi e invece una prestazione inguardabile degli azzurri ha impedito di agguantare l’obiettivo minimo.
Errori su errori in una serata davvero no, ma che non è frutto del caso. Le sensazioni non erano positive, le opache prestazioni degli ultimi anni erano state un campanello d’allarme, una preparazione certamente non a puntino per una rassegna iridata, veterani lasciati a casa.
Una gestione problematica e che ha spedito il movimento all’anno zero, fuori da Rio con molto anticipo e che potrà portare alle Olimpiadi solo 1 uomo (tra l’altro il pass va ancora conquistato, anche se è veramente impossibile non prenderlo). Speriamo che almeno una “vecchia” gloria abbia l’ultima possibilità di una apparizione nel contesto più importante: che sia Busnari o che sia Morandi (o…e non diciamo altro) meritano questa chance anche perché sono gli uomini che hanno più possibilità di medaglie. Certo il pass dovrà andare a prenderlo un all-arounder…
Critiche meritate perché i numeri sono chiari ed evidenti, ma purtroppo non accettate. Una ricostruzione che sarebbe da lanciare ma che sembra molto difficile. I giovani ci sono ma c’è molto lavoro da fare. Soprattutto bisognerebbe anche farsi qualche esame di coscienza profonda.
Inutile trovare delle scuse, tra preparazioni sbagliate, serate storte e quant’altro perché nello sport parlano sempre e solo i risultati, di fronte ai quali non ci si può e non ci si deve nascondere. Non solo i pessimi Mondiali ma emblematici anche i piazzamenti nelle retrovie nei modesti contesti di World Challenge (esclusi naturalmente i veterani Morandi e Busnari andati a podio a Lubiana), deludenti anche gli European Games di Baku.
L’unico sussulto stagionale è arrivato per merito di Busnari (e ritorniamo sul discorso dei veterani), strepitoso bronzo al cavallo con maniglie agli Europei di Montpellier (ed è questo podio che salva il movimento dallo 0 spaccato in pagella).
Inevitabile il cambio di Direttore Tecnico che, dal 1° gennaio 2016, sarà Maurizio “Icio” Allievi, già leader in tre spedizioni olimpiche, coach della pluriscudettata Ginnastica Meda di Igor Cassina e Matteo Morandi (tra gli altri). Cambierà qualcosa o molto dipende dagli uomini in pedana? Staremo a vedere. Da gettare le basi per Tokyo 2020.

Ginnastica ritmica, 8. Le Farfalle (o Leonesse, che dir si voglia visto che i soprannomi sembrano poter cambiare da un momento all’altro) non deludono mai e hanno conquistato una limpida qualificazione alle Olimpiadi 2016 grazie al quarto posto ai Mondiali.
La medaglia iridata nel concorso generale è sfuggita per un soffio e sarebbe stata il giusto premio dopo un triennio durante il quale, nonostante l’importante ricambio post Londra 2012, l’Italia ha conquistato due argenti consecutivi ai Mondiali.
Emanuela Maccarani ha costruito nuovamente un gruppo eccezionale, capace ancora di dire la sua nelle più alte sfere della disciplina e conseguito a meraviglia l’obiettivo prefissato in un contesto competitivo sempre più allargato e ormai non più strettamente limitato a 4-5 Nazioni.
Marta Pagnini e compagne si sono poi laureate Campionesse del Mondo ai nastri, tornando a conquistare un oro iridato dopo 4 anni (il titolo all-around a Montpellier 2011 che sembrava essere viatico per un’apoteosi olimpica) e hanno poi conquistato anche l’argento con le clavette/cerchi, discipline entrambe non olimpiche (a Rio 2016 sarà in programma solo l’all-around) ma comunque rimarchevoli di nota. In Brasile si andrà per puntare dritte al podio.

Foto: Renzo Brico

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Hockey prato, 5.5. La media tra il 6 degli uomini e il 5 delle donne. Partiamo dalla nazionale maschile: discreta la prova in World League. Una rosa molto giovane è riuscita ad arrivare al Round 2 (seppur con ripescaggio) e a giocarsela alla pari con molti team che dispongono di un talento e di una tradizione davvero importante. Resta comunque larghissima la distanza dal resto del mondo. Da dimenticare al più presto l’annata della squadra guidata da Fernando Ferrara: l’obiettivo dichiarato dalla Federazione era la qualificazione a Rio 2016. Purtroppo non è arrivata, anche se non con poca sfortuna. Le azzurre hanno convinto nel Round 2 di World League, dominando, ma si sono fermate ad Anversa (sede del Round 3). L’inizio era stato confortante,con grandi prestazioni con Corea e Giappone, poi, nella sfida decisiva con l’India, è arrivato il momento più brutto (sconfitta agli shoot-out e Olimpiadi perse). Una nazionale in crisi poi è andata a Londra per giocarsi gli Europei di PoolA: il cuore non è bastato per evitare la retrocessione. A fine anno è arrivata un’attesa rivoluzione: doppio cambio di panchina, sia tra gli uomini che tra le donne, con Roberto Da Gai e Roberto Carta che succedono a Riccardo Biasetton e Fernando Ferrara.

Hockey pista, 6.5. E’ vero che la nazionale italiana seniores, punta dell’iceberg del movimento nostrano, non è riuscita a centrare l’obiettivo delle semifinali ai Mondiali francesi, ma la stagione dell’hockey pista può comunque ritenersi positiva.
Intanto perchè il Campionato, sia quello concluso con la vittoria del Forte dei Marmi, sia quello in corso, è assai appassionante e poi perchè con il progetto federale si sta cercando in tutti i modi di dare uno sviluppo futuro a questo sport.
Tornando poi sul discorso “azzurro”, prima di passare a quello sui club, è impossibile dimenticare le nazionali giovanili che si son misurate al meglio nei tornei di categoria, anche se nel 2015 non sono arrivati risultati da podio, e la rappresentativa femminile, capace invece di raccogliere il bronzo negli Europei estivi di Matera. E proprio dell’organizzazione dell’evento lucano e della Final Four di Eurolega maschile tenutasi a Bassano del Grappa è giusto parlare per esaltare le doti logistiche dei club del Paese che, magari, nelle competizioni continentali non hanno dimostrato di avere ancora quel qualcosa in più che permetterà loro in futuro di lottare per la vittoria di una coppa europea, ma che attualmente le vede comunque barcamenarsi per fare del loro meglio.

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Judo, 6.5. Il judo italiano si è confermato sui livelli dell’anno scorso, con un andamento molto altalenante alternato a qualche exploit di grande prestigio. I migliori risultati sono sicuramente arrivati da Edwige Gwend, vincitrice del Grand Prix di Tashkent e finalista a quello di Jeju, ed Odette Giuffrida, medagliata al World Masters di Rabat, che insieme alle altre ragazze hanno contribuito anche alla conquista della medaglia di bronzo a squadre europea. Al maschile la situazione è invece un po’ più stagnante, con gli atleti azzurri che hanno faticato soprattutto nell’ultima parte dell’anno, accumulando diverse sconfitte al primo turno nei tornei più importanti. Un finale di stagione non da incorniciare ha fatto sì che l’Italia perdesse inoltre la qualificazione olimpica virtuale in diverse categorie, situazione alla quale dovrà essere posto rimedio sin dall’inizio del 2016. Ad una situazione non del tutto convincente nel settore senior, con questo alternarsi di alti e bassi, fa da contraltare un’annata particolarmente fruttuosa nelle categorie giovanili, che ha visto l’Italia fare incetta di medaglie in tutte le competizioni fra cadetti, junior ed Under 23. Resta naturalmente da capire se questa nuova generazione di talentuosi judoka riuscirà a dare il suo contributo per riportare l’Italia in una posizione di rilievo nelle gerarchie internazionali.

Lotta, 7. Il liberista Frank Chamizo ha portato sulle sue spalle la lotta italiana in questo 2015, andando a conquistare la medaglia d’argento ai Giochi Europei di Baku e poi lo storico titolo mondiale a Las Vegas. Non abbiamo però voluto eccedere con il voto perché un movimento sportivo non può essere solamente giudicato in base alle prestazioni di un unico atleta, oltretutto considerando che Chamizo, pur essendo un azzurro a tutti gli effetti, porta con sé il bagaglio tecnico acquisito negli anni trascorsi a Cuba, Paese che certamente sa dire la sua nella lotta. Per il resto, la lotta azzurra ha avuto grandi soddisfazioni in ambito giovanile, dove ha raccolto medaglie sia in ambito europeo che mondiale, risultati che attendono conferma quando gli stessi atleti si troveranno nelle grandi manifestazioni senior. L’obiettivo per il prossimo anno sarà quello di centrare la qualificazione olimpica con almeno due atleti, Dalma Caneva al femminile e Daigoro Timoncini nella greco-romana, che andrebbero così ad affiancarsi al già qualificato Chamizo.

Boxe, 6. Le cinque medaglie d’argento conquistate ai Giochi Europei di Baku 2015 restano tra le note più positive di una stagione non brillante per l’Italia, che ha comunque visto Clemente Russo e Valentino Manfredonia ottenere la qualificazione olimpica rispettivamente nei pesi massimi e mediomassimi. Lo zero nella casella delle medaglie ai Campionati Mondiali può essere in parte spiegato proprio con l’assenza di questi due elementi, ma dimostra anche un’incapacità di trovare nuovi talenti in grado di imporsi da subito in ambito planetario. Al femminile resta la grande attesa per Irma Testa, oramai chiaramente senza rivali in ambito giovanile, che nel 2016 dovrà imporsi anche nella categoria Elite con l’obiettivo di rappresentare l’Italia ai Giochi Olimpici. Se il suo talento dovesse esplodere, sarebbe una bella boccata d’ossigeno per una nobile arte che dopo gli anni d’oro sta iniziando a fare fatica.

Taekwondo, 5.5. Fallito il difficile obiettivo di centrare la qualificazione per Rio attraverso i ranking olimpici, non resta che attendere il torneo di Istanbul per dare un giudizio definitivo sul movimento azzurro. Il 2015 è stato l’anno di Roberto Botta ed Erica Nicoli, due giovani in rampa di lancio capaci di competere con i migliori al mondo. Soprattutto il primo ha dato spettacolo in più di un’occasione, combattendo alla pari con campioni come Aaron Cook e portandosi a casa un bronzo al GP di Samsun. Terzo posto ai Campionati europei cat. olimpiche invece per Erica Nicoli, più discontinua rispetto a Botta ma comunque subito competitiva in una categoria a lei sconosciuta sino a 365 giorni fa. Stagione non indimenticabile invece per Carlo Molfetta e Leonardo Basile, entrambi eliminati agli ottavi ai Mondiali di Chelyabinsk e senza exploit nel resto della stagione.

Karate, 7.5. Il karate è al momento lo sport di combattimento più in salute in Italia. Agli Europei, gli azzurri hanno conquistato sei medaglie, con due titoli continentali vinti da Luca Maresca e Nello Maestri nel kumite maschile. Certo, nel 2014 l’Italia aveva addirittura vinto il medagliere della manifestazione, ma il bilancio resta comunque positivo. Inoltre, il karate ha portato all’Italia tre medaglie d’argento ai Giochi Europei di Baku 2015, con ancora Maresca che è entrato nella storia per essere diventato il primo medagliato italiano in assoluto nella storia della competizione. Pur non essendo sport olimpico (anche se potrebbe diventarlo nel 2020), anche per il karate il 2016 sarà un anno fondamentale con i Mondiali di Linz, in Austria, dove l’Italia dovrà difendere le quattro medaglie vinte un anno fa a Brema.

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Nuoto, 8.5. Continua il trend positivo dell’Italia dopo l’ottimo Europeo di Berlino 2014. Si lavora per cancellare le zero medaglie di Londra 2012 e, a sei mesi da Rio 2016, la previsione è più che rosea per gli azzurri. Partiti da Barcellona 2013, è stato tutto un crescendo per la Nazionale diretta da Cesare Butini, che anche a Kazan 2015 h adivertito e fatto divertire. Gregorio Paltrinieri è una certezza: al primo oro mondiale in vasca lunga nei 1500 stile libero, pur senza Sun Yang misteriosamente ritirato prima della partenza, il 21enne emiliano ha affiancato da pochi giorni anche il primo record mondiale della carriera, cancellando Grant Hackett in corta nella trionfale spedizione di Netanya. È un’Italia che piace, dipinta nel volto sempre determinato e vincente di Federica Pellegrini (ancora argento ai Mondiali nei 200 sl in lunga, ancora oro agli Europei in corta, mai così veloce anche nei 100) e nel fondamentale recupero di Gabriele Detti, possibile terza punta azzurra che in Israele è tornato sul podio. Ma non solo: Simone Sabbioni si migliora a ogni gara cui partecipa, più che a Rio sembra puntare a Tokyo 2020 e ha tutte le qualità per diventare una stella. Matteo Rivolta è rimasto deluso dalla mancata finale di Kazan pur con primato nazionale eguagliato dal 2013 e, trasferitosi a Roma, ha stracciato record su record in corta prendendosi anche un argento nei 100 farfalla a Netanya. Marco Orsi potrebbe essere finalmente sbocciato con l’oro nei 100 stile libero e in lunga è fondamentale soprattutto nelle staffette: non a caso la 4×100 sl è bronzo iridato in carica e ora anche la mista sogna in grande. A proposito di staffette: verso le Olimpiadi si sogna anche con la 4×200 sl femminile, argento in Russia solo dietro alle inarrivabili statunitensi e dall’elevata concorrenza interna per salire sul podio insieme alla Divina. I nomi da citare sarebbero davvero tanti: dalla finale mondiale di Arianna Castiglioni (classe 1997) a una Silvia Di Pietro scatenata due settimane fa in corta con ben cinque medaglie, da Fabio Scozzoli che flirta con nuove medaglie al solito, immenso, capitan Filippo Magnini. E i più giovani? Doppia cifra a Baku (1-9-0), sei podi ai Mondiali di categoria (1-2-3). Il voto al 2015 del nuoto italiano è ottimo. Ma si può – e si deve – fare ancora meglio.

Nuoto di fondo, 7.5. Ai Mondiali di Kazan l’Italia ha confermato il proprio buon feeling con le acque libere, qualificando due atleti per Rio nella 10 chilometri maschile (Simone Ruffini e Federico Vanelli) e una al femminile (Rachele Bruni). Il marchigiano si è poi preso l’oro nei 25 chilometri della maratona, con una gara tatticamente perfetta aiutata anche da un grande Matteo Furlan, bronzo sia nella 5 che nella distanza maggiore, mentre la toscana è purtroppo rimasta beffata nella propria prova chiudendo quarta, superata nelle ultime bracciate dalla brasiliana Ana Marcela Cunha, la favorita numero uno dei prossimi Giochi. Ma non tutto è da buttare: se l’estate sfortunata di Rachele è continuata con altri due legni, nel team event iridato e nella preolimpica di Rio, a ottobre è arrivato proprio grazie a lei il primo trionfo di una donna italiana in Coppa del Mondo,vincitrice di ben quattro tappe stagionali e del un ricco montepremi di 30 mila dollari. Cambiano gli interpreti, ma non il risultato che vede gli azzurri quasi sempre al top. Il settore giovanile continua a regalare gioie – interessanti soprattutto gli innesti in nazionale maggiore delle giovanissime Ilaria Raimondi e Arianna Bridi, nelle top ten a Kazan e brillanti alle Universiadi – e a conquistare medaglie nelle varie manifestazioni di categoria. Uniche macchie le involuzioni di Martina Grimaldi e Aurora Ponselè: per la prima un blocco mentale da risolvere, per la seconda i soliti problemi tattici sui cui lavorare per esprimere al meglio un talento che pare indiscutibile.

Nuoto sincronizzato, 8. L’anno di Giorgio Minisini. Che Mondiale per il primo sincronetto della storia d’Italia, sul podio nel duo misto tecnico con Manila Flamini prima e poi nel programma libero con Mariangela Perruppato. Come corollario ai due bronzi, un’estate da vero vip e un’incredibile forza per abbattere i pregiudizi che ancora imperversano in questo sport. Ma, come nelle passate stagioni, è tutta la Nazionale del ct Patrizia Giallombardo a crescere con costanza: brillanti soprattutto i risultati del libero a squadre e Linda Cerruti e Costanza Ferro nel duo libero, con l’Italia finalmente davanti al Canada per il sesto posto finale. Troppo poco? In uno sport in cui le gerarchie sono praticamente tutto, è importante aver scalato una posizione alla vigilia dell’anno olimpico. Le azzurre sono giovani e, pur ancora distanti dal podio, vogliono continuare ad avvicinarsi alle nazioni più forti del pianeta. In attesa di Minisini (il duo misto potrebbe debuttare a Tokyo 2020) ci attende un’altra Olimpiade per porre le basi verso le prossime stagioni. Non il massimo, ma non ci sono rimpianti.

Foto: Len

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Pallacanestro maschile, 6,5. La nazionale “più forte di sempre” non va oltre i quarti di finale all’Europeo e centra l’obiettivo minimo della qualificazione al Torneo Preolimpico. L’amarezza per la sconfitta con la Lituania è tanta e cancella parzialmente le imprese fatte con Spagna e Germanioa nel primo girone. E’ mancata quella medaglia tanto sperata e comunque alla portata dell’Italia. E’ stato l’Europeo della consacrazione per Danilo Gallinari, vero leader della nazionale; ma un importante contributo lo hanno dato anche gli altri due “americani” Bellinelli e Bargnani (tranne le prime due partite). E’ esplosa definitivamente anche la stella di Alessandro Gentile, anche considerando quell’ultimo possesso con la Lituania. Sono mancati i play, sia Hackett sia Cinciarini, ma sopratttuto hanno pesato gli infortuni, il più importante quello di capitan Gigi Datome, senza dimenticare gli acciacchi del Beli e del Mago.
Il risultato ottenuto alla fine non ha soddisfatto il presidente Petrucci, che ha deciso per un cambio sulla panchina azzurra, affidandosi a colui che, questo momento, è considerato il miglior allenatore italiano in circolazione, ovvero Ettore Messina. L’attuale assistant coach dei San Antonio Spurs eredità da Simone Pianigiani un gruppo già formato, ma che ha bisogno assoluto di tornare a vincere qualcosa di veramente importante e anche se il prossimo luglio non ci saranno in palio medaglie, la qualificazione all’Olimpiade è assolutamente fondamentale per un’intera generazione, che rischia di rimanere solo una bella incompiuta. Probabilmente Messina porterà dei cambiamenti e magari anche qualche novità all’intero del roster, visto che alcuni giovani (Mussini e Abass su tutti) si stanno mettendo in luce.
Dando uno sguardo ai club è stata la stagione trionfale della Dinamo Sassari e del suo magico triplete (Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa) e del fallimento totale di Milano. In Europa purtroppo i fasti di un tempo sono lontanissimi e sia in Eurolega sia in Eurocup le squadre italiane non hanno brillato e addirittura in questa stagione Milano e Sassari hanno già abbandonato la massima competizione per raggiungere Reggio Emilia, Venezia e Trento in Eurocup, con la speranza che almeno una di queste cinque formazioni possa arrivare almeno in semifinale.

Pallacanestro Femminile, 5. Un Europeo deludente e che ha portato a grandi stravolgimenti. Italia subito fuori nella prima fase, complice le sconfitte con Bielorussia (al supplementare), Grecia e Turchia ed il solo successo con la Polonia. L’obiettivo minimo era quello di qualificarsi alla secondo turno e addirittura si sperava in un possibile piazzamento che permettesse alle azzurre di partecipare al Torneo Preolimpico. Utopia per una squadra che ha faticato nel girone di qualificazione (sconfitte con Lettonia e Portogallo) e che probabilmente aveva finito un ciclo.
Un’eliminazione che ha portato al cambio in panchina, con l’era Ricchini ormai al termine e l’inizio del nuovo corso targato Andrea Capobianco. L’ex tecnico di Teramo è partito benissimo, vincendo entrambe le sfide delle qualificazioni europee, anche se le avversarie (Albania e Gran Bretagna) non rappresentavano certamente ostacoli insormontabili. Da segnalare il rientro in azzurro dopo cinque anni di Chicca Macchi, diventata subito la leader di una nazionale che sembra aver ritrovato entusiasmo. Capobianco comincia da lei e dalle senatrici Sottana e Masciadri, ma proverà ad apportare anche un ricambio generazionale necessario, con l’inserimento di alcune giovani come Marzia Tagliamento e Cecilia Zandalasini, che ben si sono comportate negli ultimi anni con le nazionali giovanili.

Foto: Pagina FB Fip

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Pallamano, 0. Ennesima annata fallimentare per l’Italia dell’handball. Partiamo dalla Nazionale maschile, che ha nuovamente evidenziato moltissimi limiti tecnici e fisici contro avversarie di più alto livello. Il momento più basso della stagione è stato a Resita, quando la Romania ha passeggiato sugli azzurri con il punteggio di 44-25. E’ vero, la nostra è ancora una squadra in fase di crescita, ma le difficoltà incontrate nel percorso sono decisamente troppe. Purtroppo non è da meno la formazione femminile. La selezione azzurra ha infatti fallito la qualificazione a Rio (obiettivo del progetto Futura), in virtù delle mancate qualificazioni ai Mondiali 2015 e ad Euro 2016. In questo sport restiamo delle pallidissime comparse.

Pallanuoto maschile, 5.5. Stagione negativa per il Settebello. Non sono andate bene le finali di World League in casa, a Bergamo (che assegnavano il primo pass olimpico), nelle quali Tempesti e compagni si sono fermati ai quarti di finale, battuti dai campioni olimpici della Croazia. Ci poteva essere il riscatto ai Mondiali di Kazan in Russia, ma purtroppo il quarto posto non è bastato alla banda guidata da Sandro Campagna: sanguinosa soprattutto la sconfitta nella finalina per il bronzo arrivata ai rigori con la Grecia, nella quale è sfuggita anche la qualificazione diretta a Rio 2016. A sottolineare il gran ricambio presente in questa nazionale però sono arrivati due grandi argenti tra Universiadi e Mondiali under 20. Sul finale di stagione ecco tre vittorie in tre partite della nuova World League, con il successo sulla Croazia fondamentale per le ambizioni nel 2016. Per quanto riguarda i club non si può non sottolineare la straordinaria impresa della Pro Recco, campione di tutto: campionato,Coppa Italia, Champions League e Supercoppa Europea. Importante anche il successo in Euro Cup del Posillipo, arrivato in una finale tutta italiana sulla Yamamay Acquachiara.

Pallanuoto femminile, 7.5. E’ mancato qualcosa al Setterosa ma il percorso di avvicinamento alle Olimpiadi sembra quello giusto. Terzo posto ai Mondiali di Kazan, sconfitta in semifinale dall’Olanda solamente ai tiri di rigore come successo anche agli Europei di due anni fa. Da sottolineare la vittoria nel girone contro gli Stati Uniti, forse la prima partita in cui le ragazze del CT Fabio Conti si sono rese conto di poter ambire senza mezzi termini al bersaglio grosso. Ci sono piccoli particolari da limare, la squadra ha bisogno di essere più consapevole della propria forza ma il lavoro svolto fino ad ora spinge nella direzione giusta. Ininfluenti le sconfitte conseguite negli ultimi mesi in World League ad un bilancio che è ampiamente positivo in attesa dei Campionati Europei di gennaio che potrebbero regalare alle azzurre la qualificazione olimpica a coronare un progetto che sta dando frutti importanti. Una volta a Rio, nessun risultato sarebbe precluso alla nazionale azzurra.

Foto: Renzo Brico

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Volley maschile, 8. Da Rio a…Rio. Curioso come il cerchio si sia aperto e chiuso: a luglio, alla vigilia delle Final Six di World League, esplode il caos nello spogliatoio azzurro e coach Berruto spedisce letteralmente a casa quattro uomini per motivi disciplinari (tra cui la stella Zaytsev e il capitano Travica, mai nella storia dello sport italiano era successo un episodio del genere); a settembre l’Italia si riprende Rio grazie a uno strepitoso secondo posto in Coppa del Mondo che consegna alla nostra Nazionale il pass per le Olimpiadi 2016.
La nostra Nazionale ha centrato il traguardo subito al primo colpo, senza dover passare dalla tagliola del tostissimo torneo preolimpico e volando ai Giochi per l’undicesima volta consecutiva.
In mezzo un cambio di CT (da Berruto a Blengini), l’inserimento della stella Osmany Juantorena (ormai azzurro imprescindibile e determinante per spostare gli equilibri), il ritorno di Ivan Zaytsev da opposto (lo Zar è l’uomo di punta, quello da cui dipende l’intero rendimento), l’esplosione della stellina Simone Giannelli (19enne regista e ormai titolarissimo nel nostro sestetto).
Lo spogliatoio ha ritrovato la quadratura del cerchio dopo una stagione travagliata, sprofondata nel 13esimo posto dei Mondiali, tra tanti litigi e incomprensioni. La nostra Nazionale era diventata una polveriera ma proprio da quelli ceneri è risorta come un’Araba Fenice capace di prendersi quanto le spetta.
La Coppa del Mondo si è rivelata un’autentica cavalcata: 10 vittorie su 11 incontri giocati, sconfitti i Campioni del Mondo (Polonia) e i Campioni Olimpici (Russia), crollati solo al cospetto degli USA (vincitori della Coppa), sempre attenti, precisi e determinati in un torneo logorante e intenso, giocato a ritmi folli in sole due settimane.
In Giappone la vera Italia è rinata e ha ripreso fiducia, convinta di potersela giocare con tutti e in grado di sognare con una formazione davvero di lusso
Sestetto che sperava di vincere gli Europei, tornando a mettersi al collo quell’oro che ormai manca da 10 anni nelle competizioni internazionali. Dopo aver sconfitto la Russia ai quarti di finale, Zaytsev e compagni erano lanciatissimi ma si sono scontrati contro la sbalorditiva Slovenia di Giani che in quel sabato è stata imprendibile. Gli azzurri hanno poi conquistato una bella medaglia di bronzo sconfiggendo la Bulgaria nella finalina ma è rimasto l’amaro in bocca per un epilogo non previsto, visto che ormai ci si aspettava la rivincita contro la Francia (poi meritata trionfatrice del titolo continentale per la prima volta nella sua storia) da cui ci eravamo fatti rimontare nel girone eliminatorio.
Se l’Italia è ufficialmente rinata, va detto anche che mancavano anche uomini importanti (su tutti capitan Birarelli e Parodi) e che la formazione sarebbe anche da puntellare in alcuni reparti, in modo da avere sempre un ricambio valido e una panchina lunga (mancanza che si è rivelata problematica anche quest’anno, fortunatamente ci abbiamo messo una pezza).
Ottimismo viene anche dall’eccellente livello della nostra SuperLega, campionato in cui sono tornati a giocare tanti big e con squadre di rilevante fattura. Spettacolo al vertice tra cinque squadre, in coda però la musica è totalmente diversa. Forse troppi stranieri (ma di livello molto elevato) e battaglie punto su punto in ogni giornata. La stagione internazionale ha portato i quarti di finale di Champions League con Perugia e la finale della Coppa CEV con Trento. Si spera di poter fare meglio nell’annata in corso.

Volley femminile, 4,5. Che amarezza. Un Europeo troppo brutto per essere vero, troppo al di sotto delle aspettative per la nostra Nazionale che aveva nella rassegna continentale il suo massimo obiettivo stagionale visto che uno stupido regolamento l’aveva esclusa dalla Coppa del Mondo (nonostante avesse vinto le ultime due edizioni e fosse seconda nel ranking continentale al pari della Serbia).
Le ragazze di Bonitta, reduci dallo strepitoso quarto posto dei Mondiali casalinghi, sono state sconfitte nel girone eliminatorio dall’Olanda padrona di casa e poi sono state superate dalla Russia ai quarti di finale, ma è stato l’intero gioco a non convincere: poca fluidità, troppa discontinuità di reparto e troppe incertezze. In campo è mancata proprio quell’aggressività che aveva contraddistinto le azzurre, uscite mestamente e addirittura costrette alle qualificazioni per i prossimi Europei.
Un gruppo da ricostruire in fretta perché a inizio gennaio si dovrà battagliare ad Ankara per qualificarsi alle Olimpiadi 2016, obiettivo da non fallire: vincere per volare direttamente a Rio o quantomeno salire sul podio per giocarsi le ultime chance nel facile torneo di ripescaggio in programma a maggio.
Hanno deluso le stelle, al di sotto del loro consueto rendimento, ma alle spalle si sono fatte valere le giovani. E con che risultati! Campionesse del Mondo U18, al termine di una cavalcata stellare da imbattute e con addirittura i complimenti del premier Renzi: Egonu, Guerra, Orro e compagne sono state fenomenali in Perù e saranno proprio loro il nostro imminente futuro. I talenti non mancano a questa Italia.
L’incidente di percorso in Olanda ha lanciato sì qualche campanello d’allarme ma c’è la convinzione che il gruppo sia eccellente (i risultati del 2014 non possono essere casuali) e che possa sognare in grande anche in ottica Olimpiadi, naturalmente incrociando le dita per la qualificazione.
A livello di club immensa soddisfazione per la Finale di Champions League agguantata da Busto Arsizio, purtroppo persa contro l’inarrivabile Eczacibasi Istanbul di coach Caprara. La Serie A1 ha aumentato il proprio tasso tecnico, diverse big sono tornate a giocare nei nostri confini e il livellamento verso l’alto si è subito visto.

Foto: Pier Colombo

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Pentathlon, 7. Ottima stagione per gli azzurri con la vittoria di Riccardo De Luca nelle finali di Coppa del Mondo a Berlino. Il podio conquistato da Pier Paolo Petroni nella tappa di Cdm disputata in casa a Roma ha dato fiducia all’ambiente, così come gli ottimi piazzamenti nella top ten di Gloria Tocchi e Alice Sotero, quest’ultima già qualificata a Rio. Ci sono buone possibilità di medaglia in ottica Rio, il gruppo azzurro è solido e competitivo.

Triathlon, 6-. Positiva la stagione di Anna Maria Mazzetti, argento europeo a Ginevra, più diverse tappe concluse nella top ten delle WTS, compresa la preolimpica di Rio e Amburgo. Bene Fabian, ottavo a Stoccolma nelle WTS, dopo una stagione tribolata e ricca di infortuni. Gli altri azzurri in difficoltà: solo Uccellari si è reso protagonista in World Cup, ma è tra gli atleti da cui ci aspettiamo certamente di più. La speranza è di recuperare Alice Betto al top per l’appuntamento olimpico. Al momento sarebbero 3 le azzurre qualificate per i Giochi, 2 gli uomini.

Sollevamento pesi, 6.5. Impossibile non valutare l’anno degli azzurri partendo dal Mondiale, fondamentale anche in chiave qualificazione olimpica. In generale la squadra si è espressa sui massimi livelli possibili in quel di Houston, in Texas. In campo femminile buone prova per Giorgia Russo e Jennifer Lombardo, così come quella di Maria Grazia Alemanno a dimostrazione di un movimento solido. È mancata, purtroppo, Genny Pagliaro. La leader della nazionale ha perso quindici posizioni rispetto all’anno scorso, punti fondamentali in ottica qualificazione olimpica per la squadra che non è riuscita a centrare l’obiettivo. In campo maschile ha stupito Nino Pizzolato, autore di una performance super che gli è valsa la settima posizione iridata nel totale e la sensazione di poter salire ancora più in alto nei prossimi anni, in particolare nell’esercizio di strappo. Anche in questo caso non è riuscito ad esprimersi al meglio Mirco Scarantino fuori dai migliori 10 con una misura al di sotto delle sue aspettative e capacità. Nonostante le difficoltà dei due atleti più rappresentativi, il 2015 è stato positivo per la pesistica italiana.

Foto: Federpesistica

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Scherma, 8. Un Europeo dominato, un ottimo Mondiale, le vittorie ai Giochi Europei di Baku e i numerosi successi in Coppa del Mondo. Un’altra stagione trionfale per la scherma italiana, che si conferma uno degli sport di punta del nostro paese.
Fioretto superlativo: il Dream Team conquista l’oro mondiale ed europeo, Elisa Di Francisca sale sul gradino più alto del podio a Montreux, mentre Arianna Errigo è bronzo in quel di Mosca. Entrambe hanno chiuso la stagione rispettivamente al secondo e al terzo posto del ranking mondiale e sono già qualificate per le Olimpiadi di Rio. Tra gli uomini indimenticabile la tripletta europea (Cassarà, Garozzo e Luperi) e la vittoria a squadre al Mondiale con Andrea Baldini protagonista. Inoltre l’esplosione di tanti giovani, Alice Volpi su tutti, pronti a dominare in futuro.
Sciabola luci e ombre: l’oro mondiale a squadre dei ragazzi vent’anni dopo l’ultimo successo è il momento più alto della stagione schermistica italiana. Inoltre si aggiungono l’argento europeo sempre della squadra ed il bronzo individuale di Rossella Gregorio. Da sottolineare anche l’esplosione di Luca Curatoli, che sta contendendo ad Aldo Montano e Diego Occhiuzzi uno dei due posti disponibili per le Olimpiadi di Rio. Queste sono le luci, ma ci sono anche delle ombre come il mancato risultato individuale al maschile ed una squadra femminile che appare la meno competitiva tra tutte le armi.
Spada altalenante : Rossella Fiamingo regina mondiale ed argento europeo. La squadra femminile conquista il bronzo a livello europeo, ma ora sta vivendo una crisi di risultati pazzesca, che addirittura sta mettendo a rischio la presenza alle Olimpiadi. Gli uomini sono partiti malissimo, ma il quarto posto a squadre ai Mondiali ha dato una svolta improvvisa alla stagione ed ora l’incubo di non esserci in Brasile sembra scacciato.

Equitazione, 5. Il bilancio non può essere positivo per una disciplina che ha mancato tutte le possibilità di qualificazione olimpica nel 2015, e che dunque non potrà schierare le tre squadre (salto ostacoli, dressage e concorso completo) ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Nel salto ostacoli l’Italia ha accusato ancora una volta la mancanza di regolarità nei risultati da parte dei suoi binomi, capaci di vincere gare come di dare vita a prestazioni anonime. Nel dressage e nel completo non hanno di certo aiutato gli infortuni di Valentina Truppa e Vittoria Panizzon, con quest’ultima che certamente avrebbe potuto dare un contributo nel cercare di qualificare la squadra a Rio 2016 in occasione degli Europei di Blair Castle. Le note migliori sono arrivate dalle specialità non olimpiche, come il reining (che ha offerto due medaglie d’oro europee) ed il volteggio della solita Anna Cavallaro, che sta collezionando successi in Coppa del Mondo. A questo punto non resta da fare altro che rimboccarsi le maniche in vista di un inizio 2016 che si annuncia fondamentale per centrare la qualificazione individuale nelle tre specialità olimpiche.

Foto: Renzo Brico

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Tennis 10. Un’annata semplicemente trionfale. La finale tutta italiana a Flushing Meadows è probabilmente il momento più alto di tutto lo sport azzurro in questa stagione. La grande protagonista del 2015 è senza dubbio Flavia Pennetta: la brindisina conquista gli Us Open (suo primo Slam), l’accesso alle Wta Finals (terza italiana di sempre) e sfiora il passaggio alla semifinale (sarebbe stata la prima), torna tra le prime dieci del ranking e chiude l’anno al numero otto del mondo. Un anno fantastico per Flavia, che proprio al termine della finale di New York ha annunciato il ritiro dall’attività agonistica, anche se c’è chi proverà a convincerla (vedi Giovanni Malagò) a tornare per le Olimpiadi di Rio. E’ stato l’anno anche di Roberta Vinci e della sua straordinaria impresa nella semifinale agli Us Open contro Serena Williams. La vittoria più bella, sorprendente, incredibile per uno sportivo italiano. La tarantina ha fermato la corsa dell’americana verso il Grande Slam in un match epico e che è già diventato leggenda. Roberta è stata poi sconfitta in finale, ma è tornata tra le prime quindici del mondo. Anche per lei un anno fantastico.
Un’Italia competitiva anche nel doppio: perso il duo Errani/Vinci ecco che il tennis azzurro ha trovato in Fabio Fognini e Simone Bolelli una grandissima coppia. I due sono riusciti a conquistare gli Australian Open (primo Slam per un doppio tutto italiano), raggiunto la finale a Montecarlo, Indian Wells e Shanghai e soprattutto si sono qualificati per il Masters di fine anno.
A livello individuale al maschile il miglior risultato sono gli ottavi conquistati da Andreas Seppi agli Australian Open e Fabio Fognini agli Us Open. Da ricordare poi ci sono due autentiche imprese: la vittoria di Seppi contro Federer a Melbourne e la rimonta pazzesca di Fognini contro Nadal a New York.
L’unica delusione arriva da Fed Cup e Coppa Davis, con due eliminazioni al primo turno molto sorprendenti con la Francia (azzurre rimontata da 2-0 in casa) e con il Kazakhstan (3-2 con Fognini sconfitto al quinto set nel match decisivo). La reazione di entrambe le squadre è stata immediata con le ragazze che hanno superato gli Stati Uniti di Serena Williams al doppio decisivo e gli uomini bravi ad imporsi nello spareggio in Russia per 4-1.

Tennistavolo, 3. Come ogni anno, poco da dire sulla stagione di uno sport che fatica a emergere anche solo tra i confini nazionali. Se non si lavora alla base sarà impossibile togliersi soddisfazioni all’estero. A settembre si sono disputati gli Europei: gli uomini hanno fallito il ritorno in Championship Division, rimanendo in Challenge, mentre le donne si sono salvate agevolmente anche grazie a un girone ‘monco’. Prevedibilmente senza squilli, invece, le prove individuali e dei doppi. Cosa salvare da competizioni così? Poco o nulla, anche perchédi volti nuovi se ne vedono pochi – Alessandro Baciocchi, il“quinto” in Russia, è al comando delle statistiche della Serie A per media di partite vinte – e i veterani hanno ormai perso il treno per il definitivo salto di qualità. Anche le esperienzeall’estero, vedi Leonardo Mutti, sembrano non fornire gli effetti sperati. La situazione è davvero pessima, ma proviamo a consolarci guardando al futuro. Matteo Mutti, Carlo Rossi e soprattutto Daniele Pinto – classe 1999 – sembrano avere qualità interessanti e il Coni ha fornito alla Fitet parte del centro di formazione olimpica di Formia che fu di Mennea. Una scuola/palestra ‘no stop’ per i pongistidel domani. A Tokyo 2020 cambierà il trend?

Foto: Pagina FB Flavia Pennetta

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Tiro a segno, 6.5. Giochi Europei di Baku hanno fatto vedere che nel Bel Paese i fuoriclasse non mancano. In tema di carte olimpiche ottenute, paragonandole a quelle del 2011, siamo esattamente allo stesso numero; in attesa che gli Europei ad aria compressa di inizio 2016 possano offrire ulteriori soddisfazioni. La leader indiscussa del movimento resta Petra Zublasing, esaltatasi ai Giochi Europei di Baku con una prestazione monstre nella carabina 3 posizioni: l’altoatesina sarà una delle migliori carte azzurre alle prossime Olimpiadi. Niccolò Campriani non è più il dominatore dello scorso quadriennio, complice un cambio di regolamento che non ha saputo metabolizzare appieno: resta un tiratore da medaglia in qualsiasi appuntamento, anche se non più con lo status di favorito come in passato. Nella carabina 50 metri si è messo in luce anche Marco De Nicolo, possibile outsider a cinque cerchi. Stagione negativa, invece, per la pistola: Giuseppe Giordano a parte, uno dei qualificati per Rio, il resto della squadra ha deluso, con i vari Tesconi, Amore e Badaracchi che non sono riusciti a confermare i risultati degli anni precedenti. Brucia moltissimo, poi, la mancata qualificazione olimpica di Riccardo Mazzetti nell’automatica.

Tiro a volo, 7,5. Le medaglie sono arrivate anche quest’anno. Le imprese europee di Luigi Lodde, Daniele Di Spigno e Giovanni Pellielo, a un passo dallo storico bis ai Mondiali di Lonato fanno già parte della storia di questo sport. Non bisogna dimenticare nemmeno i Giochi Europei di Baku e le tappe di Coppa del mondo, dove l’Italia ha dominato cogliendo addirittura una tripletta nello skeet femminile ad Al Ain. Che dire poi di Gabriele Rossetti? L’homo novus dello skeet maschile capace di prendersi in pochi mesi il bronzo mondiale a Lonato e la sfera di cristallo a Nicosia. Quel che stona è il mancato raggiungimento della seconda carta olimpica nel trap femminile dove sia Jessica Rossi che Deborah Gelisio hanno fallito un obiettivo ampiamente alla portata. Alla campionessa olimpica di Londra 2012 servirà un netto cambio di rotta nei prossimi mesi se vorrà superare nelle gerarchie Silvana Stanco, bravissima a conquistare immediatamente un biglietto per il Brasile e non convocata nei grandi appuntamenti del 2015 proprio per favorire le compagne di squadra.

Tiro con l’arco, 7.5. Dopo gli anni bui del post-Londra, il movimento quest’anno è tornato più in salute che mai. La medaglia di vicecampioni mondiali a squadre nel maschile, in quel di Copenaghen, è li a dimostrarlo; ma non solo. Gli ori di Baku, nel concorso femminile e nel mixed team, e la conquista della carta olimpica da parte di Guendalina Sartori rilanciano le ambizioni in vista del 2016 e di Rio. Se Nespoli e Frangilli (aspettando il ritorno di Galiazzo) sono delle garanzie, il nome nuove è rappresentato da David Pasqualucci, talento di grande avvenire. La selezione femminile nel 2016 dovrà andare a caccia di uno degli ultimi tre pass per la qualificazione olimpica a squadre.

Foto: Pagina FB Rossetti

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Tuffi, 8.5. Tania Cagnotto ce l’ha fatta. Ha battuto le cinesi, ha vinto quell’oro mondiale che mancava esattamente da 40 anni. Non c’era bisogno di ripeterlo, ma l’erede di Klaus Dibiasi (e di papà Giorgio) è lei. Ora manca la consacrazione olimpica, ma Rio 2016 sarà con tutta probabilità la sua ultima gara della carriera e caricarla di pressioni – per altro, nel sincro 3 metri con Francesca Dallapè ancora non è qualificata – sembra inutile. E poi, chi non si fida ciecamente di lei? A 30 anni è ancora la migliore in Europa e la prima delle umane nel mondo, poiché dopo la sbornia del titolo dal trampolino più basso è anche di bronzo da 3 metri con una gara pazzesca dal punto di vista mentale. La canadese Jennifer Abel, più giovane e potente, ha ancora molto da imparare a livello di testa. Che nei tuffi fa la differenza. E a Kazan la tripletta è arrivata con il sincro misto, in coppia con un ottimo Maicol Verzotto: un altro bronzo per salire a quota 14 medaglie su 16 nei grandi appuntamenti (Europei e Mondiali) post Londra 2012. Un cammino quasi perfetto che a giugno si era impreziosito della tripletta d’oro di Rostock e del trionfo da 3 metri (che è valso anche il pass olimpico) che mancava da Torino 2009. Tania Cagnotto, da sola, si prende tutto il nostro voto per l’anno dei tuffi. Ed è già ripartita alla grande con 353 punti al 4 Nazioni di Torino. Peccato per il quinto posto nel sincro in Russia, ma ora c’è la Coppa del Mondo che attende le due regine del Trentino Alto Adige. E, Noemi Batki a parte (brava in estate con l’obiettivo Rio raggiunto dopo la parziale delusione tedesca), anche tutti gli azzurri. Tra questi segnaliamo soprattutto la crescita di Giovanni Tocci e Andrea Chiarabini, che in un mese e mezzo hanno allestito un sincro da oltre 400 punti al Mondiale (nono posto) e con un programma ad alto coefficiente di difficoltà. Tra i più giovani Adriano Ruslan Cristofori ha firmato l’unica medaglia dei Giochi Europei di Baku: argento da 3 metri.

Foto: Pagina FB Fina

CLICCA PAGINA 19 PER RUGBY, RUGBY FEMMINILE E RUGBY A 7

Rugby a sette, 0. La qualificazione a Rio 2016 era un’utopia già da diversi anni sia per gli uomini che per le donne e i Grand Prix estivi non hanno fatto altro che confermare delle proiezioni quantomai scontate. Le responsabilità, tuttavia, non possono essere evidentemente addossate ai giocatori delle due rappresentative, in quanto le Nazionali sono soltanto la punta dell’iceberg di un movimento di fatto inesistente. La FIR, in questi anni, non ha mai mosso un piede in direzione del seven in materia di sviluppo e formazione professionale, sia per quanto riguarda i giocatori che i tecnici. A mancare sono innanzitutto le idee, come testimonia l’assenza di un calendario dedicato ad una disciplina potenzialmente anche spettacolare ed appetibile mediaticamente. A nulla possono servire, in questo contesto, gli sporadici raduni organizzati convocando inoltre atleti che bazzicano soltanto uno sport diverso dal rugby a XV, ma – perché no – propedeutico all’Union in virtù delle skills necessarie per praticarlo a buoni livelli. La Federazione non solo non sembra avere risposte, ma non sembra porsi nemmeno le domande. E intanto nella Nazionale maschile continuano a giocare addirittura giocatori provenienti dalla Serie B…

Rugby, 2. Una delle peggiori annate degli ultimi quindici anni. L’unico ricordo positivo, di fatto, resta la vittoria in Scozia a febbraio nel Sei Nazioni, ma paragonato ai disastri sportivi e federali successivi quel successo finisce inevitabilmente nel dimenticatoio. Anche perché nelle due partite successive gli azzurri hanno riscritto due record negativi, ovvero non segnare nemmeno un punto in casa (contro la Francia) e la sconfitta più pesante nella storia del Sei Nazioni (sempre in casa, contro il Galles). Non proprio il biglietto da visita migliore per i Mondiali in Inghilterra, dove – tra polemiche per i premi, l’ammutinamento di Villabassa ed un Jacques Brunel quantomai enigmatico – il fallimento era di fatto nell’aria già prima di cominciare. E così è stato. Ma non solo, perché contro Canada e Romania l’Italrugby ha dimostrato ulteriormente di aver compiuto diversi passi all’indietro nell’ultimo quadriennio, allontanandosi dall’èlite europeo e facendosi rimontare pericolosamente da quelle nazioni con minori mezzi economici e con meno tradizioni rugbistiche. Il Giappone, la Romania, la Georgia, il Canada e gli USA, di fatto, non sono poi così lontani, anche perché in prospettiva non si intravede un futuro roseo per il movimento. Anzi. L’era dei senatori (Parisse, Castrogiovanni, Bergamasco, Bortolami, Masi, Zanni, Ghiraldini e Geldenhuys) ha lentamente cominciato il proprio declino, ma alle loro spalle il vuoto è sostanziale. Le Accademie non stanno ottenendo i risultati sperati (d’altronde l’intero sistema è rivedibile), la politica di Gavazzi in tema di sviluppo resta ancora piuttosto ambigua (e il mandato è ormai finito) e nelle franchigie e nei club il processo di crescita è oltremodo lento. Benetton Treviso e Zebre continuano a stentare in Pro12 (anche se i bianconeri stanno crescendo) ed in particolare i veneti stanno apparentemente buttando all’aria il lavoro fatto nel lustro precedenti con scelte dirigenziali e e tecniche discutibili. L’Eccellenza, poi, non offre ancora segni di redenzione e continua a navigare a vista, rimediando figuracce in Europa anche contro squadre tedesche, rumene e sfiorandole contro squadre portoghesi. Un segno tangibile di come tante cose (tutte) andrebbero profondamente riviste all’interno del movimento.

Rugby femminile, 9. Per degli uomini che piangono, ci sono invece delle donne che sorridono come non mai. Le ragazze di Andrea Di Giandomenico sono entrate nella storia nell’ultimo Sei Nazioni conquistando un incredibile terzo posto, nonché il primo podio nel torneo per una rappresentativa ovale italiana. Dopo aver perso – con punteggio fin troppo larghi – contro Irlanda e Inghilterra nelle prime due partite, le ragazze capitanate da Silvia Gaudino hanno inserito le marce più alte battendo nettamente la Scozia a domicilio, bruciando la Francia a Badie Polesine e dominando il Galles al Plebiscito di Padova. Un crescendo di prestazioni e di emozioni che ha sorpreso soltanto in parte, vista la costante ed esponenziale ascesa compiuta dalle ragazze in questi anni di Sei Nazioni. E con un risultato del genere, ora, la Coppa del Mondo 2017 è davvero vicina, in quanto i criteri di qualificazione considerano i risultati aggregati dell’ultimo e del prossimo torneo continentale (ed essendo Francia, Inghilterra ed Irlanda già qualificate). Per quanto riguarda il club, la Serie A resta ancora un campionato fortemente squilibrato visto lo strapotere delle venete e del Monza, ma il crescente numero di partecipanti e il continuo allargamento può far sperare in risultati positivi nei prossimi anni.

Foto: Valerio Origo

CLICCA PAGINA 20 PER GOLF E VELA

Francesco Molinari

Golf, 5. Non può bastare il solo Francesco Molinari a salvare l’intera baracca. Il movimento ha ottenuto una straordinaria vittoria con l’assegnazione della Ryder Cup 2022 a Roma, ma sui green le grandi soddisfazioni sono mancate. Chicco Molinari, per l’appunto, si è ben distinto soprattutto nel suo periodo migliore (il mese di maggio) con dei piazzamenti importanti e ha anche concluso l’annata con un bel quarto posto al Dubai World Championship. Al torinese, tuttavia, è mancato lo spunto decisivo in un paio di occasioni (al Memorial e all’Open di Spagna) per puntare al bersaglio grosso, un tabù ormai da tre anni e mezzo. Il periodo interlocutorio in estate e ad inizio autunno, inoltre, lo ha fatto scivolare nuovamente fuori dai primi 50 del ranking mondiale. L’altra nota parzialmente positiva dell’anno è poi Renato Paratore, protagonista di una stagione fatta di tanti alti e bassi ma sostanzialmente solida, considerando che si trattava dell’esordio su un circuito difficile e agguerrito come l’European Tour. Il 19enne romano, ora, è atteso ad una crescita esponenziale e decisa. Un totale disastro, invece, la stagione di Edoardo Molinari e Matteo Manassero. Il primo (frenato anche da qualche infortunio) ha dovuto riconquistarsi la carta alla Qualifying School dopo una stagione anonima, mentre per il veronese prosegue la caduta libera iniziata un anno e mezzo fa a cui non sembra riuscire a porre un freno. Soltanto la vittoria del 2013 a Wentworth gli ha evitato i sei infernali round di qualificazione che, considerando quanto fatto vedere nei mesi scorsi, difficilmente il 22enne avrebbe superato. Della stella che il mondo ci invidiava, al momento, non resta nulla. Stagione difficile anche per le golfiste, che non hanno raccolto nessun piazzamento di rilievo. Anzi. Giulia Sergas ha addirittura perso la carta per il LPGA Tour americano, per cui sarà costretta a giocare il circuito cadetto, il Symetra Tour. Da cui, invece, è uscita prepotentemente Giulia Molinaro, vincitrice della money list ed unica rappresentante italiana nel circuito statunitense nel prossimo anno. Pochi sorrisi anche sull’European Tour, dove Diana Luna non è andata oltre un 12esimo posto nell’ultimo torneo stagionale. Troppo poco per la romana, che fino al 2011 aveva vinto ben cinque volte sul LET.

Vela, 7. Il triplete di Giulia Conti e Francesca Clapcich, campionesse d’Italia, d’Europa e del mondo, i podi in World Cup, la crescita dei giovani laseristi Francesco Marrai e Martha Faraguna, dei windsurfisti Mattia Camboni e Marta Maggetti, il pass olimpico centrato nei Finn da Giorgio Poggi, la conferma ad alti livelli di Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri nei Nacra 17. Sono tante le note positive della vela olimpica tricolore che a Rio avrà due classi olimpiche da podio (49er FX e Nacra 17) e almeno altre tre (Laser standard, RS:X maschile e femminile) in cui potrà recitare il ruolo di outsider. La classe che fatica a uscire dall’anonimato rimane il 470, sia maschile che femminile. Rammarico soprattutto tra gli uomini dove si è rivelato un fuoco di paglia il ritorno della coppia d’oro Zandonà-Trani.

Foto: Valerio Origo

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