Artistica
Fate a doppia maschera: com’è andata l’Italia ai Mondiali? Tra le cadute, tre finali e una gara a squadre con futuro
L’Italia si era presentata fiduciosa e arrembante alla finale a squadre dei Mondiali 2026 di ginnastica artistica: forte della bella prova offerta in qualifica e ottimista in virtù dell’ottima caratura della formazione, si pensava di poter battagliare per la conquista di una medaglia e dell’annesso pass per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Purtroppo l’atto conclusivo è stato caratterizzato da tre cadute alla trave, che hanno condizionato l’intera prova: dopo gli errori in serie sui 10 cm, è mancata anche una reazione di carattere e ci si è tirati avanti per un’oretta alla AHOY Arena di Rotterdam.
Lo stesso DT Enrico Casella si è dichiarato un po’ deluso da questa prestazione, considerata opaca: la classica serata no in cui le Fate non sono riuscite a esprimere al meglio il proprio potenziale e si sono dovute accontentare di un poco brillante settimo posto con il riscontro di 158.129. Partiamo da un presupposto: a bocce ferme, la nostra Nazionale non avrebbe avuto la possibilità di salire sul podio. Il distacco dal Giappone è stato di 5.9 lunghezze: i 164.063 punti stampati dalle asiatiche non erano completamente alla portata di questa rosa, ricordando anche il 161.8 valso l’argento agli Europei di metà agosto.
Si trattava di un quintetto giovane per la sua maggioranza: July Marano e Sofia Tonelli erano al debutto iridato, Giulia Perotti ha soltanto 17 anni ed era alla seconda esperienza mondiale. Certe gare si devono provare e sentire sulla propria pelle, inevitabilmente occorre fare un po’ di esperienza per emergere. Quando successo nei Paesi Bassi servirà come lezione tecnica per il prossimo futuro: il valore agonistico delle azzurre non è in discussione, semplicemente occorre incanalare certi aspetti per emergere quando la situazione si fa calda. Essere la migliore europea a Rotterdam, ovvero fare meglio del 161.130 della Francia, era ampiamente alla portata, anche se sarebbe valso solo il quarto posto.
Ricordiamo due cose positive: l’Italia è stata la seconda squadra alle parallele asimmetriche durante il turno preliminare e aveva brillato alla trave. L’aspetto da migliorare è evidente: senza doppi avvitamenti al volteggio, la rincorsa verso le posizioni nobili si fa meno agevole. La situazione è ampiamente sotto controllo e si tornerà a puntare in alto il prossimo anno, con gli Europei in primavera e i Mondiali in autunno, dove bisognerà arpionare uno dei nove pass in palio per le Olimpiadi di Los Angeles 2028.
Si stanno pagando le assenze di ginnaste fondamentali come Alice D’Amato, Asia D’Amato, Angela Andreoli, tutte alle prese con infortuni, problemi fisici, riabilitazioni. Manila Esposito è per il momento limitata a due attrezzi e anche Elisa Iorio ha recuperato soltanto parzialmente il proprio potenziale. Le Fate sono da ritrovare nella loro formazione ideale, sperando che davvero, un giorno, si possa poter contare sul miglior quintetto, ovvero quello in grado di portare a casa il maggior numero di punti.
L’Italia non ha conquistato medaglie sul fronte femminile, prolungando un digiuno che perdura dal 2021 (argento al volteggio di Asia D’Amato nell’evento disputato due mesi dopo le Olimpiadi), ma ha portato tre atlete nelle finali di specialità (riscontro non banale e tutt’altro che abituale): Manila Esposito ha lottato per il podio alla trave, fermandosi a 144 millesimi dal bronzo finito al collo di Flavia Saraiva, brillando per la miglior esecuzione del pomeriggio e con la consapevolezza di dover lavorare sul D Score; Giulia Perotti ed Elisa Iorio sono cadute alle parallele asimmetriche, dove la top-3 era comunque lontana.
Giulia Perotti è rientrata nel novero delle dieci migliori ginnaste nel concorso generale individuale: la piemontese sta trovando la giusta stabilità e continuità, deve proseguire su questa lunghezza d’onda perché si sono visti degli sprazzi interessanti, si è qualificata per la seconda finale di specialità nel giro di un anno e ha disputato il primo atto conclusivo iridato sul giro completo. Serve incrementare il volteggio, perché ci sono i mezzi per potersi togliere delle soddisfazioni.
Manila Esposito è un portento totale ed è un certezza: la capitana avrebbe meritata la finale al corpo libero (esclusa per 33 millesimi, ma la giuria ha cambiato completamente metro nella seconda parte del turno preliminare), alla trave è splendida, speriamo di recuperarla anche tra staggi e tavola, visto che stiamo parlando di una due volte Campionessa d’Europa nell’all-around. Elisa Iorio porta sempre in dote una parallela pesante per la squadra ed è una veterana (questo era suo quinto Mondiale), Tonelli e Marano hanno respirato l’aria buona guardando al futuro. Bilancio finale tra buone note e aspetti negativi, per una valutazione sul filo della sufficienza.