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Ginnastica artistica, che Italia torna dagli Europei? Stelle in auge, belle conferme, fermento giovanile: non conosciamo l’eclisse

Stefano Villa

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Italia ginnastica artistica / IPA Agency

L’Italia ha guadagnato il suo status di corazzata del Vecchio Continente con sudore, lavoro, passi meticolosi e accurati, piccoli progressi, tanta ricerca e cura del talento. Vincere tre gare a squadre su cinque agli Europei nell’ultimo lustro, e concludere al secondo posto nelle altre due occasioni, è decisamente rimarchevole ed è la chiara espressione della caratura del movimento tricolore. I team event servono proprio per premiare la realtà con la struttura più performante e profonda: un conto è avere un fuoriclasse, che potrebbe essere un fenomeno estemporaneo e quasi figlio del caso, un altro è avere una formazione di ampio respiro e che possa essere sempre competitiva.

La rassegna continentale di Zagabria ha confermato lo status raggiunto dal settore femminile guidato dal DT Enrico Casella. Gli infortuni delle gemelle D’Amato e Martina Maggio, lo stato di forma non ottimale di Angela Andreoli, una marcia di avvicinamento non perfetta da parte di Manila Esposito ed Elisa Iorio hanno sì scalfito il potenziale della nostra Nazionale (apriamo: in condizione ideali la nostra rosa avrebbe battagliato tranquillamente con la Russia per lo scettro, la classifica parla da sé, con tutte le dovute valutazioni), ma non hanno fatto crollare il castello. Questo è possibile perché le fondamenta sono solide e si riesce a sopperire ad alcune criticità trovando delle soluzioni mai scontate e banali. Il fermento c’è: sarà forse meno mediatico, ma siamo sempre pronti a giocarcela.

Il bottino in termini di cinque medaglie seniores è sontuoso: un oro (Manila Esposito al corpo libero), tre argenti (Esposito alla trave, Elisa Iorio alle parallele asimmetriche, gara a squadre), un bronzo (Giulia Perotti sugli staggi), di meglio davvero non si poteva chiedere, considerando anche le tante incertezze e il roboante ritorno della Russia guidata da stelle come Angelina Melnikova e Anna Kalmykova. Il secondo posto nel medagliere alle loro spalle (tre ori) è un risultato che avremmo sognato prima delle pandemia, le apoteosi di Monaco, Rimini e Lipsia non devono mai farci dimenticare da dove siamo partiti.

Manila Esposito ha risposto presente con la sua eleganza e la classe da campionessa che la contraddistingue: spirito di sacrificio e abnegazione le hanno permesso di trionfare al quadrato e di meritarsi la seconda piazza sui 10 cm (ma che peccato quella sbavatura in uscita…). Dispiace che la 19enne campana non abbia almeno nelle gambe volteggio e parallele asimmetriche, perché sarebbe stato interessante supportarla nella difesa del trono nel concorso generale individuale, su cui è salita nelle ultime due edizioni: i 56 punti toccati da Melnikova non sarebbero stati utopia per la versione migliore della nostra capitana.

Elisa Iorio è l’altra veterana che ha saputo rispondere presente, pur venendo da tre infortuni: alle parallele asimmetriche è sempre un portento e si è meritata il secondo argento continentale della carriera (due anni fa fu superata da Alice D’Amato), se non ci fosse stato quel saltellino in uscita avrebbe probabilmente fatto suonare l’Inno di Mameli. Ripartiamo da due certezze, con l’auspicio di recuperarle nella totalità del loro potenziale, e da un rilancio: Giulia Perotti sembra essersi accesa come speravamo, dove tre rotazioni complicate in qualifica, è riuscita a svoltare alle parallele, ha conquistato il bronzo di specialità e poi è stata solidissima nella finale a squadre.

July Marano è stata esemplare gareggiando con la sublussazione al mignolo della mano sinistra (da Campionessa d’Italia all-around), Anthea Sisio è un nome nuovo che ha eseguito tutti gli esercizi in maniera pulita e si è distinta con i doppi avvitamenti al volteggio. Prossima tappa i Mondiali a ottobre: verranno messi in palio i primi tre pass per le Olimpiadi di Los Angeles, l’Italia proverà a lottare per il podio, consapevole che soltanto nel 2027 potrà tornare a battagliare per l’oro, come ha tenuto ad evidenziare il Direttore Tecnido.

I risultati conseguiti tra le under 16 vanno sempre presi con le pinze, perché si tratta di atlete in costruzione, con poca esperienza internazionale e a un’età in cui basta poco per fare diventare una giornata da perfetta a storta. Di sicuro l’argento con la squadra juniores, il bronzo all-around e in due specialità di Clarissa Rinaldi fanno intendere che alle spalle delle Fate qualcosa di interessante si muove, guardando ben oltre Los Angeles 2028.

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