Formula 1

Gerarchie ribaltate e confronto mai realmente esistito: Kimi Antonelli ha stravinto il confronto interno con George Russell

Alessandro Passanti

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Antonelli Russell / LaPresse

Andrea Kimi Antonelli ha vinto il Mondiale di Formula Uno 2026. Ormai com’è ben noto, si tratta quasi una non-notizia, dato che si sapeva ampiamente che per il giovane talento bolognese fosse solo questione di tempo. Mancava solamente la matematica per dare il via ai festeggiamenti ed è arrivata questa sera, in concomitanza con il Gran Premio del Messico, diciannovesimo appuntamento del campionato. Una gioia immensa per gli appassionati italiani e per il pilota della Mercedes che, come detto, ha messo il nero su bianco su un risultato che era ormai scontato ma che va sottolineato mille volte.

Già, ora è così, ma ricordiamo bene come era iniziata la stagione. Sin dall’inverno si sapeva che la scuderia capeggiata da Toto Wolff avesse tra le mani un motore dominante e una vettura, la W17, pronta a dettare legge. E, effettivamente, così è stato. Però quando la stagione ha preso il via in Australia tutto sembrava puntare verso l’altra parte del box, quella di George Russell. Il pilota inglese, molto più esperto di Kimi, in una scuderia anglo-tedesca. Sembrava lui il prescelto per riportare il titolo. Tutto sembrava ben definito e scritto, specialmente nella mente del pilota ex Williams.

Le prime uscite, poi, sembravano confermare tutto questo. Il Gran Premio d’Australia, dopotutto, era stato vinto proprio da George Russell che aveva proseguito immediatamente, vincendo anche la Sprint Race in Cina. Ma, proprio in quel momento, è esploso Kimi Antonelli. All’improvviso. Fragorosamente. Inesorabilmente. Subito cinque vittorie di fila, poi altre 4 nella seconda parte del campionato quando ha potuto gestire. Un ruolino di marcia clamoroso che sostanzialmente non ha nemmeno aperto la questione legata al titolo. Tutto sembrava già incanalato nel cuore dell’estate, con il rivale che si è sciolto come neve al solo passo dopo passo.

Il pilota classe 2006 ha disputato un’annata letteralmente sensazionale. Inutile usare giri di parole. Ha guidato come se fosse un navigato vecchio “marpione” della Formula Uno. Ha sbagliato pochissimo e dall’altro canto, ha messo in mostra una serie di prestazioni completamente scintillanti con pochi momenti sfortunati. Anche gli episodi, spesso, non sono andati contro di lui. Tutto quello che nessuno, forse lui in primis si poteva immaginare. Tutto quello che George Russell temeva. Fallire l’obiettivo iridato e, soprattutto, vedere che il giovane vicino di box riesce nell’impresa. Sale sulla ferita. Una botta al morale davvero pesante per l’inglese che ora dovrà ricostruire il proprio morale in vista del prossimo anno. Ricostruire completamente perchè ora, com’è evidente, è sotto i tacchi. L’imperativo sarà: rispondere a Kimi Antonelli anche se non sarà facile e, soprattutto, rilanciarsi in una carriera che in questo 2026 ha subito un colpo durissimo.

Dall’altra parte il giovane bolognese sta chiudendo un 2026 letteralmente sulle ali dell’entusiasmo. Gli è riuscito e gli sta riuscendo tutto. Dovrà essere bravo a non distrarsi nel corso della pausa invernale. Capire che tutto sarà rimesso in discussione nella prossima annata e che, dal 2027 in avanti, tutti lo sfideranno in maniera molto più dura di prima. Diventare campione del mondo cambia tutto in pista e fuori. In primo luogo rivoluziona la storia della Formula Uno in chiave italiana. Erano 73 anni che un nostro pilota non vinceva il titolo. All’epoca era stato il leggendario Alberto Ascari nel 1953. Ora è toccato ad Andrea Kimi Antonelli. Si è scritta la storia e lo ha fatto un giovane pilota bolognese. Chi lo avrebbe potuto pensare a marzo, all’inizio dell’annata?

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