Artistica

Targhetta volto simbolo, Abbadini capitano garanzia: che Italia torna dai Mondiali? Si deve puntare sugli specialisti!

Stefano Villa

Pubblicato

il

Italia ginnastica artistica / Simone Ferraro/FGI

Gabriele Targhetta è un portento assoluto, un fuoriclasse fuori dall’ordinario, un atleta non comune e di cui il Bel Paese deve essere fortemente orgoglioso. Questo è il messaggio di maggiore impatto al termine dei Mondiali 2026 di ginnastica artistica in casa Italia: il movimento tricolore ha trovato in maniera definitiva il suo volto simbolo sul fronte maschile, un ragazzo di venti anni dotato di un talento naturale plasmato con il duro lavoro e che si è seduto con pieno diritto al tavolo dei grandissimi al cavallo con maniglie.

La medaglia d’argento conquistata alla AHOY Arena di Rotterdam (Paesi Bassi) è figlia di un esercizio splendidamente eseguito (9.333 di pannello E) e di una nota di partenza di ampio respiro (5.9), tra l’altro con la pressione di esibirsi per primo nella finale di specialità e con l’onere di gareggiare senza riferimenti, facendo quasi da cavia alla giuria. Rimasto in testa per mezzora, il nostro portacolori è stato superato di misura soltanto dall’armeno Hamlet Manukyan per appena 67 millesimi: lo aveva battuto ad agosto nella rassegna continentale, questa volta è stato il suo rivale ad avere la meglio.

Campione d’Europa e vice campione del Mondo nel giro di due mesi: un numero di classe per pochissimi eletti, che rappresenta la definitiva consacrazione del nativo di Monza e che lo proietta verso un futuro radioso. Senza nascondersi troppo, l’Italia ha trovato la sua carta da medaglia in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028: mancano meno di due anni ai Giochi, ma già adesso l’azzurro va considerato tra i più accreditati pretendenti al podio in questa disciplina, tra l’altro con la certezza che andrà ad aumentare il D Score nel corso del prossimo anno, come ampiamente dichiarato dal diretto interessato e dal suo allenatore Gianmatteo Centazzo.

La squadra è rimasta fuori dalla finale per due decimi: i Moschettieri non sono di certo inferiori alla Colombia e avrebbero meritato la presenza nell’atto conclusivo della gara che premia la caratura tecnica e la profondità del movimento di un intero Paese, ma i punteggi conseguiti dalle grandissime potenze non sono minimamente avvicinabili. Il nostro gruppo è compatto, coeso, di livello, ma davanti si viaggia a medie folli, oggettivamente insostenibili: si deve tornare dai Mondiali con la consapevolezza che non è possibile puntare a una medaglia nel team event. Prestigioso, senza dubbio; matrice della Polvere di Magnesio, con certezza; ma non è alla nostra portata, quantomeno per i piani alti.

Con Giappone, Cina, Gran Bretagna, Russia e USA di un’altra dimensione, l’Italia deve usare la gara a squadre “solo” per qualificarsi alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Il DT Giuseppe Cocciaro deve fare una valutazione accurata per comporre il quintetto che andrà a caccia del pass a cinque cerchi attraverso i Mondiali 2027 (tra dodici mesi verranno messi in palio nove pass in quel di Chengdu, Cina), ma poi dovrà rivederla provando a inserire degli specialisti che possano garantire delle possibilità di andare a caccia di una medaglia in California.

Detto di Targhetta, si aspetta il ritorno di Tommaso Brugnami (quarto lo scorso anno al volteggio nella rassegna iridata), la carta di Carlo Macchini alla sbarra va considerata (forse avrebbe meritato anche in questa occasione, era comunque salito sul podio in Wold Challenge Cup alla vigilia del grande evento). Yumin Abbadini è una garanzia: il capitano è il generalista di riferimento, poi ha raggiunto la finale alla sbarra, ha appreso il Pegan e si merita la presenza tra i migliori del lotto, anche se la top-3 appare molto difficile da raggiunge. Si attende Lorenzo Minh Casali per dare spessore sui sei attrezzi di squadra, Simone Speranza è un nome nuovo e meriterà un’ulteriore occasione, con focus sul volteggio e sul corpo libero.

Il voto finale alla spedizione? Per il settore maschile si può pensare a una sufficienza: si è tornati sul podio iridato dopo cinque anni di assenza (nel 2021, due mesi dopo le Olimpiadi di Tokyo, Marco Lodadio e Salvatore Maresca conquistarono l’argento e il bronzo agli anelli), si è festeggiato un alloro al cavalo dopo addirittura 113 anni, si sono guadagnate due finali di specialità e la squadra è rimasta fuori dall’atto conclusivo per un paio di decimi. Chiudiamo con una chiusa: l’Armenia ha conquistato 2 ori e 2 bronzi (quarto posto nel medagliere), senza avere una squadra in grado di battagliare per la finale.

Exit mobile version