Artistica

Nemour reginetta a metà, Cina detronizzante, Blakely rilancia, Hashimoto imperiale: cosa ci hanno detto i Mondiali

Stefano Villa

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Skye Blakely / Lapresse

Kaylia Nemour poteva essere incoronata come la donna copertina dei Mondiali 2026 di ginnastica artistica, andati in scena alla AHOY Arena di Rotterdam (Paesi Bassi), ma la fuoriclasse algerina ha commesso un grave errore nella gara più prestigiosa dell’intera rassegna iridata, quella che consacra l’atleta più completa sui quattro attrezzi: la 19enne era la favorita d’obbligo per l’apoteosi nel concorso generale individuale e poteva scrivere una pagina di storia, diventando la prima ginnasta africana a imporsi sul giro completo, ma al volteggio ha patito la pressione del momento e ha detto addio ai sogni di gloria.

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La Campionessa Olimpica alle parallele asimmetriche ha preso la protezione della pedana di slancio, non è riuscito a eseguire il doppio avvitamento, ha lasciato 1,4 punti sul piatto e le è stato impossibile rimontare. Da Reginetta in pectore si è trovato fuori dal podio, ma poi si è esaltata nelle finali di specialità: prima ha difeso il titolo agli amati staggi con un esercizio ai limiti della perfezione e infarcito di difficoltà, poi ha firmato un inatteso bis alla trave, dove ha messo le cinesi con le spalle al muro ed è riuscita a batterle di gran carriera. Se fosse impeccabile, al momento soltanto la russa Angelina Melnikova (assente per un visto negato) riuscirebbe a tenere il suo passo.

La notizia della prima parte della competizione è stata la detronizzazione degli USA: dopo quindici anni di dominio interrotto nella gara a squadre femminile, le americane hanno ceduto lo scettro, venendo battute dalla Cina per un paio di decimi. La scuola asiatica è la nuova frontiera della ginnastica artistica femminile in questo momento, ottimo mix tra grandi prove alla trave, esercizi di spessore alle parallele, crescita al volteggio e contenimento al corpo libero. Suona strano, però, che abbiano festeggiato soltanto una medaglia di specialità (argento di Zhang sui 10 cm) e un alloro all-around (bronzo con Ke, se non fosse caduta alla trave avrebbe vinto…).

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Skye Blakely ha sfruttato al meglio la sbavatura di Nemour, ha offerto una ginnastica solida e concreta, legata quasi all’antico per filosofia, e ha riportato il titolo all-around negli States sulle orme di Simone Biles. Proprio davanti all’icona assoluta della Polvere di Magnesio, presente in occasione delle finali di specialità, Claire Pease ha tuonato una splendida prova al corpo libero in termini acrobatici e ha potuto fare festa, regalando anche il medagliere generale agli USA.

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Il Giappone è la scuola di riferimento sul fronte maschile: il successo nella gara a squadre al termine di una spettacolare sfida a quattro (potrebbe essere stato l’evento più spettacolare dell’intera competizione) e l’apoteosi di Daiki Hashimoto, capace di conquistare il titolo all-around per la quarta volta consecutiva (a -2 dal record del connazionale Kohei Uchimura), sono due cartoline di pregevole fatture. Proprio il 25enne si merita la palma di uomo dei Mondiali, ma merita un plauso il cinese Zou per il quinto oro alle parallele pari (nessuno come lui nella storia iridata della specialità).

Una riflessione: l’Armenia ha conquistato due ori e due bronzi, senza avere una squadra di rilievo. Forse bisognerebbe iniziare a fare un pensiero sulla ginnastica, perché un Paese solido a livello di squadra o con buoni generalisti può avere meno occasioni da medaglia rispetto a una Nazione che si affida a dei grandi specialisti su determinati apprezzi.

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