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MotoGP, Marco Bezzecchi non è da Mondiale? Segmenti di stagione eccezionali, ma manca la continuità sull’anno intero

Francesco Paone Casati

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Marco Bezzecchi / Valerio Origo

La stagione di Marco Bezzecchi è camaleontica. Il pilota Aprilia è partito tenendo i connotati del primo della classe, ottenendo quattro vittorie, due secondi e un terzo posto tra marzo e maggio, pur faticando oltremodo nelle Sprint (solo un podio in questa fase). Poi c’è stato il buco nero di giugno-luglio fatto di cadute, squalifiche, errori e infortuni. Ora le caratteristiche del rendimento del riminese sono cambiate nuovamente, perché c’è la consistenza, ma non l’eccellenza.

A ben guardare, dopo la pausa estiva, Bezzecchi sta facendo bene. È il pilota che ha raccolto più podi. Da agosto in poi, nessuno è arrivato fra i primi tre della domenica per quattro volte. Marc Marquez, Jorge Martin e Pedro Acosta si sono fermati a tre. Se poi aggiungiamo le Sprint, il romagnolo assomma otto ingressi nella top-three, facendo meglio anche di chi lo precede in classifica generale (El Trueno de Cervera e Martinator sono a sette).

Il problema, per Marco, è di non vincere più! È arrivato quasi sempre sul gradino più basso del podio, eccezion fatta per una piazza d’onore in una Sprint. Il totale aritmetico dopo le ferie dice 98 punti, contro i 125 di Martin e i 141 di Marquez. Così come la classifica generale del Mondiale, che tiene in considerazione i risultati da inizio anno, vede Simply the Bez a quota 284, a fronte della quota 331 di Marquez e 333 di Martin. Insomma, comunque la si rigiri, si parla di terzo violino.

La scorsa settimana ci si era chiesti se Bezzecchi fosse maturo a sufficienza per vincere un Mondiale. La risposta, per il momento non c’è. I piloti capaci di segmenti di stagione eccezionali, alternati però a fasi opache, si collocano nella categoria dei Wannabe, o se si preferisce degli “incompiuti”. Ora come ora, il ventottenne riminese appartiene a questa schiera, nonostante abbia avuto dei meriti indiscussi nella stagione corrente. Per esempio, il suo rendimento nelle Sprint è cresciuto dopo la pausa estiva.

In effetti, il principale tallone d’Achille di Bezzecchi è rappresentato dalla difficoltà a esprimersi nelle gare-dimezzate. Un handicap non da poco nella MotoGP attuale, perché bisogna essere capaci di fare la differenza sia quando la distanza è piena, sia quando è ridotta. Lui non ci riesce e questo è un limite fatale per qualsiasi ambizione iridata.

C’è poi un altro aspetto da considerare. Davvero il Bezzecchi attuale non è quello di inizio anno? Oppure sono gli spagnoli a essere cresciuti? Pensiamoci bene, Marquez era reduce dal bruttissimo infortunio del 2025 e ne ha patito un altro, andando sotto i ferri per risolvere entrambe le situazioni. Martin era quasi sempre dietro al riminese in termini di prestazione pura, mentre ora è davanti. “Demerito” dell’italiano, o merito dello spagnolo? Già in passato Jorge ha saputo “mettersi a posto” strada facendo, crescendo di colpi gara dopo gara (2023 docet).

Insomma, al Bezzecchi attuale manca il proverbiale centesimo per fare l’euro. Saprà trovarlo, arrivando alla cifra tonda? È una domanda alla quale risponderemo un giorno, verosimilmente solo con il senno di poi, un aspetto talvolta mendace e ingannatore. Oggi, 5 ottobre 2026, Marco non appartiene alla categoria di chi può vincere un Mondiale. Un domani, sia esso nel 2026 o in un altro anno, non si sa. I pezzi del puzzle ci sono, ma bisogna incastrarli correttamente e non tutti ci riescono.

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