Judo

Matteo Piras: “Dopo Parigi 2024, per me non c’era più niente dopo. Adesso ho ritrovato la benzina per Los Angeles”

Alessandro Passanti

Pubblicato

il

Matteo Piras / IJF

Matteo Piras è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Il judoka azzurro si è raccontato a 360 gradi toccando diversi argomenti importanti. Il classe 1993 ha parlato dei suoi inizio, quindi ha raccontato i momenti clou della sua carriera, su tutti ovviamente la partecipazione ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, fino a rivelare che non ha assolutamente intenzione di fermarsi e, anzi, punta il proprio mirino verso le prossime Olimpiadi di Los Angeles 2028.

Il nativo di Torino inizia il suo racconto dai primi passi svolti nello sport: “Ho iniziato forse anche prima dei 3 anni seguendo mio fratello, che ha 5 anni più di me, che praticava questo sport. Non è stato amore a prima vista e anzi volevo provare un altro sport perchè da piccolo facevo solamente giochi propedeutici. A quel punto ho fatto di tutto dal nuoto al calcio passando per il rugby, dalla pallavolo fino al basket, perchè comunque dovevo fare un’attività come volevano i miei. Dopodiché ho cambiato idea e ho voluto riprovare con il judo con i miei genitori che mi avevano imposto che, se avessi riprovato, avrei dovuto farlo sul serio. Un bene, perché poi me ne sono subito innamorato”.

Per il futuro laureato in psicologia, ovviamente il sogno olimpico è stata una leva sin dai primi passi: “Il volerci andare è sempre stato nei miei pensieri sin da piccolo. Vedendo da bambino le Olimpiadi di Sydney 2000, quel tatami, i Cinque Cerchi, si è accesa la scintilla per dare ancora qualcosa in più per andare ai Giochi. Un anno prima di Parigi 2024 quando era ancora tutto incerto, perché io e Manzi, eravamo testa a testa, parlando con Odette Giuffrida avevo ammesso che ero l’unico del gruppo storico che non avevo ancora fatto una Olimpiade. Poi alla fine ce l’ho fatta, ho messo la spunta e ora manca solo quella della medaglia”.

Parigi 2024 cos’ha portato a Piras? “Ci sono due momenti che mi hanno fatto piangere di gioia e di dolore. Uno chiaramente il giorno del Mondiale quando il mio diretto rivale ha perso l’incontro e quindi ho capito che mi ero qualificato. Mi ricordo che mi sono girato, ho guardato il tatami, ho allargato le braccia e ho urlato di gioia prendendo tra l’altro l’attenzione di tutti. Qualificarmi mi confermava che io valevo davvero quel livello e non era solo un mio sogno. Non mi ero fatto illusioni. Tutto questo arriva a 29 anni. Quando la carriera in teoria è quasi finita. Io in questi 4 anni ho provato a dare una spiegazione, ma non riesco a darmela fino al 100%. Forse ho scelto me stesso, ovvero rimanere fedele alla mia testa e non a quello che vedevo nella realtà. Ero praticamente diventato quell’atleta che vedevo nella mia testa”.

Il post-Parigi 2024 ha riservato periodi non semplici per il nostro portacolori: “Dopo Parigi ho vissuto 2 anni difficili dato che per me non c’era niente dopo. Per me finiva tutto in quel momento e non pensavo a quello che ci sarebbe stato dopo. Dentro di me è successo di tutto, fino a tornare a vivere a casa dei miei genitori. Ho pensato di ritirarmi, mi sono chiesto se avevo ancora voglia di continuare. Poi mi sono fatto male al ginocchio, sono tornato da poco e ora è iniziato il percorso di qualificazione verso Los Angeles con la benzina giusta”.

CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA COMPLETA DI OA FOCUS

Exit mobile version