Artistica
Elisa Iorio, la veterana da 5 Mondiali: c’era quando esplosero le Fate, ora il sogno di una magia da grande. E alle parallele…
Sono passati ormai sette anni dall’8 ottobre 2019, il giorno in cui le Fate divamparono a livello internazionale: si era fatto un gran parlare di questa nidiata della classe 2003, di una generazione di potenziali talenti mai vista alle nostre latitudini, di un gruppo cresciuto insieme a Brescia e dotato, sulla carta, di un talento fuori dall’ordinario. Erano al primo anno da senior e conquistarono la medaglia di bronzo nella gara a squadre dei Mondiali di ginnastica artistica; si erano qualificate alla finale per appena tre centesimi, poi fecero la magia nella sfida decisiva, battendo la Cina e accodandosi agli USA di Simone Biles e alla Russia.
La rotazione finale al corpo libero fu tostissima, la chiusura spettò a Elisa Iorio, che cadde in avvio e poi riuscì a tenere botta, mettendo il ghiaccio in risultato. L’Italia salì sul terzo gradino del podio e conquistò una medaglia nel team event a 69 anni di distanza dall’ultima volta: se la prova a squadre valuta la caratura del movimento ginnico di un’intera Nazione, in quel momento le Fate avevano consacrato l’intero settore guidato dal DT Enrico Casella. In mezzo una pandemia, il leggendario argento alle Olimpiadi di Parigi 2024, le apoteosi agli Europei e ora una nuova sfida: replicarsi stasera ai Mondiali di Rotterdam, con in palio i pass a cinque cerchi.
Sette anni fa era in pedana Elisa Iorio, che sarà in gara anche oggi, nel quintetto delle Fate 2.0: questa è una nuova generazione, capitanata da Manila Esposito e con in rosa tre giovani (Giulia Perotti, July Marano, Sofia Tonelli), ma la 23enne emiliana è una garanzia, alla sua quinta apparizione iridata in carriera. Una vera garanzia. L’azzurra è stata splendida nel riprendersi da alcuni problemi fisici intercorsi dopo i Giochi (si sacrificò sugli staggi in finale, in condizioni non ideali), ha ripreso confidenza con il suo attrezzo d’elezione ed esegue l’avvitamento e mezzo al volteggio, con la speranza di rivederla anche tra trave e corpo libero nel prossimo futuro.
Il sogno di tornare sul podio a squadre dopo sette anni è vivissimo, poi ci si concentrerà sulla finale di specialità sugli staggi, prevista sabato pomeriggio: se l’algerina Kaylia Nemour appare imbattibile (anche se Elisa ha messo la testa davanti in Coppa del Mondo a Cottbus, complice una caduta dell’africana), nessuna delle altre avversarie di punta (su tutte la tedesca Helen Kevric, la francese Elena Colas, l’olandese Naomi Visser) appare insuperabile dopo aver sciorinato un esercizio da 14.466 (6.3 il D Score) nel turno di qualificazione, attraverso il quale si è meritata il diritto di disputare la sua prima finale iridata in carriera a livello individuale.