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Volley, i possibili nomi nuovi per l’Italia verso Mondiali ed Olimpiadi: la suggestione Noumory Keita e il problema degli equilibri

Enrico Spada

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Noumory Keita / IPA Agency

La sconfitta contro la Finlandia nei quarti dell’Europeo apre una discussione che va oltre i convocati di una singola partita. L’Italia è campione del mondo in carica e conserva una base competitiva, ma il percorso verso i Mondiali 2027 e Los Angeles 2028 richiede alternative affidabili in ogni ruolo. Le domande riguardano la qualità della ricezione, il peso degli attaccanti nei momenti difficili e lo spazio che i giovani riusciranno a conquistarsi nei club. Un primo ricambio è già cominciato. Pardo Mati e Giovanni Sanguinetti erano nella rosa dell’Europeo; con loro c’erano Francesco Sani e Luca Porro. La lista di lavoro della VNL comprendeva anche Alessandro Bovolenta, Diego Frascio, Mattia Orioli, Tommaso Ichino e Alessandro Fanizza. Per alcuni il passo successivo è entrare stabilmente nelle rotazioni azzurre; per altri sarà necessario prima guadagnare minuti e responsabilità in Superlega.

Tra gli opposti, il nome da osservare con maggiore attenzione è Alessandro Bovolenta. A Piacenza troverà concorrenza nel ruolo: la prossima stagione dirà quanti palloni riuscirà a giocare e come risponderà contro i muri più organizzati del campionato. Romanò e Rychlicki restano i riferimenti immediati della Nazionale, ma programmare il futuro significa verificare se Bovolenta possa diventare una terza soluzione credibile nelle partite di massimo livello.

Diego Frascio presenta un profilo differente. Convocato per i Giochi del Mediterraneo e inserito nella lista allargata della Nazionale maggiore, all’Europeo Under 22 ha messo a segno 30 punti, con sei ace, contro la Francia. A Monza figurava come opposto ma dalla prossima stagione verrà impostato come schiacciatore ricevitore: un esperimento che potrebbe dare esiti interessanti. Anche Tommaso Barotto, inserito nella rosa di Cisterna, avrà bisogno di occasioni concrete prima di poter entrare stabilmente nel discorso azzurro.

In banda il problema è più complesso del numero di punti. Michieletto e Lavia, quando stanno bene, danno alla squadra attacco e tenuta in seconda linea. Bottolo, Sani e Luca Porro offrono caratteristiche diverse, ma la partita con la Finlandia ha ricordato quanto diventi difficile costruire un gioco fluido quando la ricezione perde precisione. Sani, che resterà a Verona, e Porro, nella rosa di Modena, dovranno crescere anche nella gestione delle serie di battute avversarie indirizzate su di loro.

Meritano attenzione anche Mattia Orioli e Manuel Zlatanov. Il primo, convocato ai Giochi del Mediterraneo, compare nella rosa di Padova; il secondo, protagonista del gruppo Under 22, è a Piacenza. Per entrambi sarà decisivo trovare spazio contro avversari di alto livello, soprattutto per consolidare il lavoro in seconda linea. Federico Roberti a Trento, Lorenzo Magliano a Cisterna e Tommaso Ichino a Milano ampliano il gruppo dei possibili candidati. Il potenziale c’è; le gerarchie della Nazionale dipenderanno da ciò che riusciranno a mostrare con continuità nei club.

Al centro Mati ha già compiuto il salto più visibile, ma il bacino non finisce con lui. Andrea Truocchio e Marco Pellacani, entrambi presenti ai Giochi del Mediterraneo, sono nella rosa di Padova. Federico Crosato giocherà a Perugia, Francesco Comparoni a Piacenza. Per un centrale la crescita passa attraverso minuti, intesa con il palleggiatore e letture ripetute a muro: la presenza nel roster di un grande club, da sola, non basta. C’è poi la generazione che ha disputato il torneo WEVZA di qualificazione agli Europei Under 20 del 2027. L’Italia è arrivata in finale, dove ha ceduto alla Francia. Germak Khotsevitch, Nicolò Mapelli, Gioele Costa, Pietro Carrera e Jacopo Tosti hanno trovato spazio nel percorso degli azzurrini; i primi due figurano già nella rosa di Monza. Sarebbe prematuro chiedere loro risposte immediate per i Mondiali, ma inserirli in un lavoro di prospettiva consentirebbe di seguirne il passaggio dalla pallavolo giovanile al campionato maggiore.

La suggestione capace di cambiare la scala del dibattito è Noumory Keita. Potenza, elevazione e capacità di risolvere palloni difficili lo rendono un’ipotesi affascinante per una Nazionale alla ricerca di maggiore incisività offensiva. Utilizzarlo da opposto avrebbe una logica: lo libererebbe dal lavoro sistematico in ricezione e gli permetterebbe di concentrarsi sull’attacco da posto due e dalla seconda linea. Resterebbe da capire come funzionerebbe l’intero sestetto, dall’intesa con Giannelli al carico di ricezione affidato agli schiacciatori.

Il passaggio stabile di Keita a opposto a Verona, però, non risulta al momento confermato dai riscontri ufficiali. Nella rosa pubblicata per il 2026-27 il club lo indica come schiacciatore e inserisce Paul Buchegger tra gli opposti. Anche nel primo test di settembre Keita è partito in banda, con Buchegger in posto due. La sua evoluzione di ruolo resta uno scenario da seguire durante la stagione. La questione dell’eventuale maglia azzurra è distinta da quella tecnica. Keita dovrebbe ottenere la cittadinanza italiana e completare l’iter FIVB per il cambio di federazione d’origine. Le norme richiedono di verificare le sue eventuali precedenti presenze con il Mali e prevedono che, salvo diversa decisione, il cambio approvato diventi efficace dopo due anni. Per questo non si può considerarlo oggi disponibile per i Mondiali 2027 o per Los Angeles 2028. La possibilità esiste, ma tempi e idoneità devono ancora essere accertati.

Anche qualora l’iter arrivasse a buon fine, l’inserimento di Keita imporrebbe scelte precise. La FIVB pone un limite ai giocatori che hanno cambiato federazione d’origine presenti nella rosa di una manifestazione: la sua posizione andrebbe valutata insieme alle altre situazioni della squadra, compresa quella di Rychlicki. Sul campo, De Giorgi dovrebbe individuare una struttura di ricezione e una distribuzione capaci di valorizzarlo senza togliere efficacia alle bande.

Le risposte più utili arriveranno dalla prossima stagione di Superlega. Bovolenta, Frascio, Sani, Orioli e gli altri candidati dovranno conquistarsi spazio settimana dopo settimana; Keita, se diventerà eleggibile, rappresenterebbe una risorsa fuori dal comune. La prospettiva azzurra dipende da entrambi i percorsi: far crescere nuove alternative e capire quali equilibri permettano alla squadra di esprimersi al meglio.

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