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Monaco: “In Zverev è scattato qualcosa: ora può dare fastidio a Sinner e Alcaraz. Pechino perfetta per il rientro di Jannik”

Andrea Addezio

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Alexander Zverev / LaPresse

Alexander Zverev piega Ben Shelton in quattro set, vince lo US Open  e conquista il secondo Slam della sua stagione. La vittoria del tedesco, le novità su Sinner e tanto altro sono al centro della puntata di TennisMania, format in onda sul canale YouTube di OA Sport. Immancabile, come sempre, la presenza di Guido Monaco, commentatore tecnico di Eurosport.

L’analisi della finale: “Quando dite quel game del quarto 30-0 facile, con l’inerzia che finalmente sembra essere girata da metà del terzo, almeno dalla parte di Shelton, è un bel tema, nel senso che l’americano può avere un minimo di rimpianto. Parliamo di giocatori di un certo spessore, cioè il più alto possibile. Quando tu disgraziatamente non sfrutti delle palle break, o perdi un game da 30-0 che sembra andare via liscio, i grandissimi difficilmente lo perdono un game così. Però poi dopo stai dentro e invece lui dopo quel game sostanzialmente esce un po’ dalla partita. Questo se mai avessimo avuto un dubbio sul fatto che Shelton poteva in qualche modo rimettere in piedi miracolosamente una partita che per due set è stata dominata in maniera imbarazzante da Zverev. Nell’analizzare la partita Shelton-Alcaraz e Shelton-Tiafoe avevo detto ‘non ho capito perché non abbiano insistito molto di più sul rovescio di Shelton’, che può essere migliorato in una certa misura, ma quando Shelton parte rispondendo da quattro metri fuori, cioè ci sono stati gli scambi dove Zverev giocava a quaranta all’ora, una palla un po’ carica, alta sul rovescio di Shelton e l’americano non sapeva più cosa fare, era completamente in balia delle onde, non riguadagnava campo, non riusciva a uscire da quella dinamica. Zverev usciva anche molto bene in lungolinea, l’ha fatto più volte, cioè quel 6-3 7-6 iniziale è un 7-6 perché l’altro col servizio riesce a tenersi aggrappato, ma nei primi due set esiste una differenza veramente abissale che va segnalata. Noi iniziamo a dare per scontato che Zverev giochi sempre così per tre-quattro ore, senza avere cali vistosi. Non è tanto normale quello che sta facendo Zverev. Mentre cerchiamo di capire se ci potrà essere un giocatore, vedi Shelton o altri, che nel tempo si avvicineranno al rendimento dei due big, Zverev si è avvicinato perché è un giocatore che adesso vince i tre set. Insomma, la finale di Wimbledon, volendo essere totalmente onesti, diceva anche questo, perché Sinner non al massimo ci ha dovuto comunque lavorare, non gli è venuta proprio via facile quella finale. La crescita di Zverev, aiutata dalle assenze, aiutata dal fatto che si è tolto la scimmia dalle spalle, aiutata da se stesso molto, è lì da vedere, perché questo giocatore è migliorato anche dalla parte del dritto. È vero che c’è a volte dell’attendismo che magari altri giocatori punirebbero di più, però è un attendismo di una qualità, di una profondità, di un’intensità un po’ diversa rispetto a un po’ di tempo fa in cui veramente tirava indietro il braccio in alcuni momenti. Per tre set questa finale non è esistita. Nel terzo set Shelton è salito tantissimo. L’unica idea tattica che ho visto di questa partita che mi ha un po’ deluso è questo serve and volley da destra sul primo punto in particolare del game fatto decine di volte con buoni risultati. Credo giusto celebrare un giocatore che dopo una vita da comprimario di lusso può provare nel prossimo periodo a essere un po’ meno sotto nei confronti anche dei due big. Aggiungo solo che fino a Roland Garros di quest’anno, per come vedo io il tennis, Medvedev e lui potevano essere sicuramente messi sullo stesso piano perché comunque avevano entrambi argomenti buoni. Esiste una grande differenza adesso, a maggior ragione con queste vittorie che Zverev ha sempre avuto poi, con la finale di Wimbledon, una competitività su tutte le superfici che Medvedev ha fatto fatica ad avere”.

Sul cambio di passo del tedesco:Fino a Roma era no contest o giù di lì, quella di Wimbledon è un’altra cosa, poi uno può obiettare, Sinner era più in forma prima, però secondo me è scattato qualcosa nella testa che gli permetterà sicuramente di dare un po’ più fastidio anche ai primi, anche perché io non mi spiegavo che tipo di atteggiamento rinunciatario avesse in certe partite”.

Sugli incastri mentali: “In tutte queste dinamiche dobbiamo ricordarci che ci sono gli incastri, appunto, mentali che rimarranno, per l’amor del cielo, come valeva anche per Shelton ieri, probabilmente in una certa misura”.

Sulle scelte tattiche sbagliate di Shelton: “Continuare a partire così lontano, anche sulla seconda si è consegnato. Poi è vero che ha sbagliato tantissimi dritti. Nella dinamica dello scambio, si è messo in castigo da un po’ da solo, quasi proprio in partenza. E per questo dico che ho fatto fatica a capire l’idea che c’era dietro a questa partita. È pur vero che se magari di quei venticinque dritti che ha sbagliato ne sbagliava la metà, magari la partita era un po’ più equilibrata”.

Sulla scelta di insistere sulla diagonale di rovescio: “Secondo me lui voleva dimostrare tanto all’avversario e a se stesso, che lui di rovescio su quella diagonale aveva fatto dei passi avanti. Il problema è che i passi avanti che ha fatto, con quattro metri fuori dal campo e su una palla senza peso, venivano vanificati e lui secondo me tante volte ha accettato di giocare di rovescio, di fare i chilometri anche o comunque di non poter ribaltare lo scambio e lì è stato un po’ l’errore, se vogliamo, tattico o strategico, visto che probabilmente è stato pensato all’inizio della partita. Delle componenti atletiche forse la resistenza è quella meno prorompente, però l’ho visto uscire anche spesso da scambi lunghi”.

La differenza di tattica rispetto alle partite precedenti: “Giocava più avanti in quelle due partite  era una dinamica diversa, scambi più veloci. Perdeva ritmo su quelle velocità molto rapide e stando più avanti sicuramente poteva essere più competitivo. Lì queste palle lente sul rovescio, lui dietro gli ha tolto proprio e anche quando andava a tirare il dritto era meno in ritmo. Non lo so, ha sofferto secondo me molto psicologicamente, che poi si rifletteva sul fatto che non vince perché non poteva vincerlo quello scambio lì”.

Sul back di Shelton: “Non è lo slice di Alcaraz, però secondo me è una buona arma. Però ripeto, se stai quattro metri fuori qualsiasi arma viene vanificata. Io non ho capito perché se tu lo giochi coi piedi vicino alla riga, lo slice ha dato dei risultati. Infatti dal terzo set in poi secondo me è un po’ cambiata quella dinamica. Per due set non ho capito sinceramente che voleva fare per dargli fastidio”.

La necessità di alternare le proprie armi con Zverev: “Quando hai la palla per attaccare tendenzialmente devi alternare, prima gli andavi quasi più sul dritto, però adesso quando gli vai sul dritto io lo capisco il dubbio perché comunque non è che quando ci vai sul dritto non ti passi. Dobbiamo ragionare anche sul fatto che quella debolezza o indecisione che Zverev aveva, adesso è molto meno. Secondo me il vero motivo per cui la partita a un certo punto c’è stata è che il rendimento è aumentato sul servizio. Mentre nei primi due set Shelton ha servito a sprazzi bene, nel terzo set, non si poteva giocare”.

La chiave della partita: “Però secondo me la vera chiave di questa partita, per evitare poi di dire che quello che abbiamo detto fino a oggi di Shelton era esagerato, è che l’incastro tecnico-tattico di questi due giocatori al momento premia oltremodo Zverev. L’altro è veramente forte”.

Sul servizio del tedesco: “Questo serve prima e seconda a un livello costante, superiore. Lui si sentiva di rispondere da vicino, con Zverev probabilmente non se la sentiva o forse l’han pensata così. Il rendimento e la qualità del servizio di Zverev oggi rispetto a Tiafoe e Alcaraz di questo torneo è diversa”.

La merita vittoria del più forte: “Non c’era mai la sensazione che fossero dovuti a un cambio di partita. Erano episodi, poi dopo invece qualche cosa in più l’ha fatto anche in risposta. Ha vinto il giocatore più forte, hanno vinto il giocatore e la giocatrice che sono più forti in questo momento, che se lo sono meritato, perché poi il tennis, come mi capita spesso di dire, tre su cinque è difficile che non vinca il più forte”.

Sulla posizione in campo dello statunitense: “Loro hanno detto tanto l’altro sta là, partiamo con lo scambio con calma, tanto non ci aggredisce e poi dopo proviamo a girarlo. Per girarlo devi avanzare nel campo, lui non avanzava. E quindi poi alla fine l’altro gli giocava sti pallettoni alti sul rovescio non ai ritmi che siamo abituati. Io sono rimasto molto stupito da quella dinamica che una volta che poi succede, devi cambiare qualcosa. Probabilmente, poi c’è riuscito perché quel set che vince lo fa uscire da questa finale un po’ meno bastonato”.

Su ciò che è mancato nel quarto set: Hai girato una partita in cui hai avuto la testa sott’acqua per due ore e mezza e devi andare lì a giocare quel game come se fosse il più importante della tua carriera. Ma l’hai iniziato così e l’altro ci ha messo anche un secondo poi a ritornare al suo standard”.

Sulla ritardata esultanza finale di Zverev: “Per me è incredibile che un giocatore in qualsiasi torneo, non si accorga di aver vinto. Per me è una cosa che è completamente fuori da cosa sia successo. Non ci vedrei un doppio significato, però da ex tennista scadente faccio fatica a capire come un giocatore, oltretutto con tabellone luminosi dappertutto, non abbia potuto vedere, che abbia potuto pensare di essere 5-1”.

Sui margini di miglioramento di Shelton: “Migliorare la risposta in modo tale che anche coi grandi battitori possa provare almeno sulla seconda a stare più avanti. Lui non è che non abbia migliorato la risposta di rovescio. Se tu pian pianino ti abitui a rispondere da vicino, poi magari un break, un’occasione, una cosa arriva, se stai là non ti arriva mai”.

L’importanza dei dettagli: “Quando sei in alto l’aria è rarefatta e poi si vanno a toccare i dettagli su cui ci  dovrà lavorare. Non è detto che ci riesca. Poi non è che basta volerlo, come sempre. Aggiungo una cosa, attenzione al dritto, Perché il dritto di Shelton passa per essere un dritto semi infallibile. Questa postura che ha una tendenza a colpire il dritto in leggero ritardo, a impattare la palla quando la palla è dentro al corpo, che è un’esecuzione comunque spesso di forza, almeno nei momenti di tensione, molto di forza. Non è che quegli errori che sono arrivati ieri quando giocava l’inside out siano proprio del tutto lontani dal suo rendimento, perché questo dritto qui può perderlo, può perderlo con maggiore facilità rispetto ad altri che hanno un grande dritto. È un grande dritto, però è un po’ come il servizio, è un grande servizio. Però non è un grande servizio per tre ore di fila e su questo dovrà lavorare penso”.

Sulla compresenza di aspetto tecnico e mentale:A meno che non lo conosci personalmente, non hai seguito degli allenamenti, tu non puoi sapere, puoi avere un’idea, ma non puoi sapere quanto sia mentale, quanto sia tecnico questo problema o quanto la tecnica vada a incidere sul mentale. Perché quando tu non ti fidi totalmente di un colpo è chiaro che nei momenti di pressione o nei momenti di tensione quel colpo tendi a perderlo. E poi bisogna vedere anche come reagisci al fatto che lo perdi. Lui in questo secondo me è bravo perché comunque non smette di spingere. Se dobbiamo vederlo ai vertici fisso ci sono ancora secondo me dei dubbi che vengono fuori a livello tecnico, oltre che di gestione, magari mentale”.

Sul tie-break del secondo set: “Sicuramente comunque il tie-break che inizia 5-0 ragazzi è un’altra situazione e lì bravo Zverev. Zverev è cambiato comunque, perché quelle finestre che ti aprivano in certi momenti, adesso tendenzialmente le apre un po’ meno”.

Sul tennis al meglio dei cinque set: “Solo nell’era Open, quella che conosciamo un po’ di più, se noi dobbiamo fare un elenco di dieci  partite che ti rimangono nella mente e per cui segui il tennis, per cui ami il tennis, per cui sei appassionato di tennis è metà maschile tre su cinque. Questo è il dato da cui non si può non partire quando tu hai in mano il giochino tennis. Poi se deve, se invece due su tre, il no advantage, il velocizzare, il quello che volete, perché nel mondo moderno il mondo è grande e io non sono in grado di fare un’analisi, magari in India che sono un miliardo, guardano molto di più le due su tre. Non lo so, però se io devo parlare di chi negli anni ha seguito il tennis, appassionato di tennis, non si può prescindere da match, possibilmente tra protagonisti di un certo tipo, tre su cinque. E da lì bisogna partire per fare ragionamenti”.

Sulla trasferta in Asia di Sinner:  “Affrontare una trasferta del genere mettendo in calendario un solo torneo non è il massimo, soprattutto in una città come Shanghai dove può succedere come l’anno scorso di trovarsi delle condizioni climatiche molto complicate. Pechino è perfetto per il suo rientro da tanti punti di vista, quindi se sta bene, se è in condizione non c’è dubbio che vada a Pechino. Non sarà la prudenza a fargli saltare Pechino, sarà eventualmente il fatto che non si sente. Detto ciò che è giusto, ma se perdesse da Khachanov alla prima partita, sta lì si allena, e va a Shanghai”.

Sulla Laver Cup: “Stai citando  nomi di un certo spessore  e con un  certo rendimento nella stagione, anche vittorie importanti che non sono sicure di andare alle Finals. Cerundolo va a sostituire Paul che ha rinunciato. Squadra World è composta dai tre americani Fritz, Shelton e Tien. Bublik che è kazako viene messo nel team World ovviamente De Minaur e Cerundolo. Per l’Europa Jodar, Alcaraz, Zverev che è un aficionado di questa manifestazione, Cobolli Mensik e Ruud al momento”.

Sul problema diabete per Zverev: “Vedremo se effettivamente sarà così. Da sottolineare in chiusura quanto fisicamente sto ragazzo qui, al di là del problema che ha di diabete, sia straordinario”.

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