Pallavolo

Italia-Svezia, Europei sotto le stelle: i campioni del mondo debuttano a Napoli nel remake della finale di 37 anni fa

Enrico Spada

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Daniele Lavia / Fivb

Un campo da pallavolo nel cuore di Piazza del Plebiscito, il cielo di Napoli sopra la rete e i campioni del mondo chiamati ad aprire davanti al pubblico italiano la corsa europea. Italia-Svezia, in programma giovedì 10 settembre alle 21.05, va decisamente oltre il significato tecnico della prima giornata del girone. Gli Europei 2026 degli azzurri cominceranno con un evento costruito per uscire dai confini tradizionali del volley: una grande arena temporanea all’aperto in una delle piazze simbolo del Paese, prima del trasferimento al PalaPanini di Modena per il resto della Pool A.

Sarà una serata spettacolare ma anche particolare per chi dovrà giocarla. La pallavolo di altissimo livello vive normalmente dentro palazzetti nei quali illuminazione, riferimenti visivi e condizioni ambientali sono estremamente controllati. A Napoli lo scenario sarà completamente differente e anche l’adattamento a un impianto outdoor potrà diventare un elemento della partita. Battuta, ricezione e gestione della palla alta richiederanno attenzione ai riferimenti insoliti offerti da uno spazio enorme come Piazza del Plebiscito. Non necessariamente un problema, ma certamente una variabile alla quale le due squadre dovranno abituarsi rapidamente.

Per l’Italia sarà soprattutto il momento di cancellare qualche interrogativo lasciato da un’estate meno semplice di quanto racconti il quarto posto nella fase preliminare della VNL. Gli azzurri avevano chiuso la regular season con otto vittorie, qualificandosi senza particolari affanni alla Final Eight, ma l’avventura si era interrotta bruscamente nei quarti con lo 0-3 contro gli Stati Uniti. Una VNL disputata inoltre per larga parte senza Alessandro Michieletto, fermato dall’infortunio e costretto a proseguire in Italia il proprio percorso di recupero mentre i compagni affrontavano le Finals. Il ritorno di Michieletto cambia inevitabilmente la struttura offensiva della squadra di Ferdinando De Giorgi. L’MVP dell’ultimo Mondiale restituisce a Simone Giannelli un attaccante capace di risolvere la palla alta ma anche un giocatore fondamentale negli equilibri di ricezione. Al suo fianco la concorrenza è ampia: Daniele Lavia offre completezza nei fondamentali di seconda linea, Mattia Bottolo può aumentare il peso offensivo e al servizio, mentre Luca Porro e Francesco Sani rappresentano ulteriori soluzioni.

Una delle questioni più interessanti riguarda la diagonale Giannelli-opposto. De Giorgi dispone di Yuri Romanò e Kamil Rychlicki, due attaccanti con caratteristiche differenti e quindi anche di una possibile variazione tattica importante durante le partite. Contro una Svezia che sulla carta parte nettamente dietro, il primo obiettivo sarà mettere immediatamente pressione dalla linea dei nove metri e impedire agli avversari di costruire con continuità il gioco al centro. Se la ricezione svedese verrà allontanata dalla rete, Giannelli e compagni potranno organizzare il muro principalmente sugli attaccanti di palla alta.

Proprio muro e battuta dovranno rappresentare il primo banco di prova dell’Italia. Galassi, Sanguinetti, Mati e Truocchio compongono un reparto centrale rinnovato rispetto ad altri appuntamenti recenti e la capacità di trovare rapidamente il tempo di muro sarà importante anche guardando alle partite successive. Il girone propone infatti un crescendo di difficoltà fino alla sfida conclusiva con la Slovenia del 17 settembre. Contro la Svezia l’Italia dovrà evitare soprattutto di trasformare l’enorme differenza di esperienza internazionale in rilassamento, cercando invece continuità nel cambio palla e aggressività nelle rotazioni al servizio.

La Svezia arriva a Napoli per vivere una serata che per il proprio movimento ha quasi il valore di un ritorno nella storia. Mancava dalla fase finale degli Europei dal 1993 e si ripresenta dunque dopo 33 anni proprio contro l’Italia. Il richiamo al passato diventa ancora più suggestivo pensando al 1989: a Stoccolma furono Italia e Svezia a giocarsi il titolo continentale e gli azzurri vinsero 3-1 quella finale che rappresentò uno dei primi grandi capitoli della Generazione di Fenomeni. In campo c’era anche l’attuale CT Ferdinando De Giorgi. Oggi le gerarchie sono completamente diverse. L’Italia è campione del mondo, mentre la Svezia ha chiuso soltanto al nono posto la European League 2026. La squadra guidata dall’olandese Gido Vermeulen ha però costruito proprio attraverso quella competizione buona parte del gruppo destinato all’Europeo e affronta il torneo senza il proprio capitano Viktor Lindberg, fermato da un grave infortunio al ginocchio e aggregato comunque allo staff tecnico come assistente allenatore.

In regia Vermeulen dispone di Alfred Brink e Oskar von Sydow. Brink arriva dal Barock Volleys MTV Ludwigsburg, in Germania, mentre von Sydow gioca nel Waremme Volley, in Belgio. È da loro che passerà il tentativo svedese di accelerare il gioco quando la ricezione lo permetterà: contro il muro italiano diventerà fondamentale evitare una distribuzione troppo scontata verso le bande. Al centro ci sono Carl Berkefelt, Jacob Ekman, Måns Eriksson e Patrik Johansson, tutti impegnati fuori dalla Svezia. Berkefelt gioca nell’UVC McDonald’s Ried in Austria, Ekman nell’AS Cannes CFC in Francia, Eriksson nel TJ Spartak Myjava in Slovacchia e Johansson nell’Axpo Volley Näfels in Svizzera. Un reparto che dovrà provare soprattutto a tenere impegnati i centrali azzurri: se la Svezia riuscirà a ricevere vicino alla rete potrà distribuire maggiormente il gioco, mentre sulle ricezioni staccate il rischio sarà quello di diventare molto più leggibile per il sistema muro-difesa italiano.

Il peso offensivo ricadrà soprattutto sul gruppo degli attaccanti. Hampus Ekstrand gioca nel Lindemans Aalst in Belgio, Axel Enlund nello SVG Lüneburg in Germania, mentre Johan Gruvaeus conosce direttamente la pallavolo italiana perché veste la maglia del Corigliano Volley. Axel Algulin milita invece nel Sollentuna VK in patria e Jacob Link nell’Al-Muharraq in Bahrein. Nella rosa per l’Europeo è entrato inoltre Olle Leijon, chiamato a sostituire l’infortunato Erik Ask. Nel ruolo di libero la Svezia può scegliere tra Joel Andersson e Alfred Fransson. Andersson gioca nel Dukla Liberec, in Repubblica Ceca, mentre Fransson è legato al percorso RIG Falköping/Örkelljunga VK. Per loro si prospetta una serata particolarmente impegnativa: uno dei primi obiettivi tattici dell’Italia sarà inevitabilmente forzare il servizio, cercando di togliere precisione alla costruzione svedese e creare situazioni favorevoli al proprio muro.

È proprio qui che potrebbe svilupparsi il copione della partita. La Svezia avrà bisogno di percentuali elevate in ricezione per mantenere Brink o von Sydow nelle condizioni di utilizzare tutta la rete; l’Italia cercherà invece di spezzare questo meccanismo attraverso la battuta e trasformare il match in una successione di palloni alti più facilmente leggibili. Dall’altra parte gli azzurri dovranno essere pazienti: una partita inaugurale, uno scenario mai abituale e un’avversaria che non ha nulla da perdere possono creare qualche difficoltà se il risultato non viene indirizzato immediatamente.

 

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