Atletica

Italia sugli scudi nel day-1 dell’Ultimate Championship: Iapichino vince, Coiro avanza. Duplantis batte Karalis

Erik Nicolaysen

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Iapichino / Grana FIDAL

Va in archivio con un bilancio trionfale per l’Italia la giornata inaugurale dell’Ultimate Championship 2026, in corso di svolgimento presso il Nemzeti Atlétikai Központ di Budapest. La prima edizione di questo nuovo evento globale (il più ricco di sempre per l’atletica, con un montepremi complessivo pari a 10 milioni di dollari) organizzato da World Athletics si è aperta con il botto per la delegazione azzurra, che ha potuto festeggiare il successo di Larissa Iapichino nel salto in lungo e la qualificazione in finale di Eloisa Coiro sugli 800 metri.

La figlia di Fiona May chiude dunque in bellezza una stagione da sogno, in cui aveva già ottenuto un argento mondiale indoor, il titolo europeo all’aperto ed il record italiano (strappandolo proprio alla madre per un centimetro con 7.12), imponendosi sulla pedana ungherese grazie ad un primo salto da 6.90 metri (+0.6) rivelatosi sufficiente per vincere la gara con margine davanti alla britannica Jazmin Sawyers (6.78) e alla statunitense Alyssa Jones (6.77).

Avanza con il brivido all’ultimo atto degli 800 la nuova primatista nazionale della specialità Eloisa Coiro, quarta nella prima semifinale con 1:58.48 (passavano il turno le migliori quattro di entrambe le batterie) nonostante un contatto con Veronica Vancardo sul rettilineo conclusivo che ha provocato la caduta della svizzera (danneggiata e quindi ripescata dalla giuria) evitando però la squalifica. In finale si preannuncia una sfida stellare tra la britannica Keely Hodgkinson, la svizzera Audrey Werro e la neerlandese Femke Bol-Broeders.

Grande spettacolo in chiusura di programma con la prova di salto con l’asta, che ha visto l’affermazione del fuoriclasse svedese Armand Duplantis con 6.20 metri (e tre apprezzabili tentativi di record mondiale a 6.33) davanti al greco Emmanouil Karalis, costretto ad accontentarsi della seconda moneta nonostante un favoloso 6.15. La prima finale odierna si era conclusa con il trionfo nella 4×100 mista di Team USA in 39.64 (a due centesimi dal record del mondo della Giamaica) grazie al quartetto composto da Ronnie Baker, Anavia Battle, Courtney Lindsey e Kayla White, precedendo all’arrivo per un’incollatura i giamaicani Ackeem Blake, Tina Clayton, Kadrian Goldson e Jonielle Smith (39.72). Terza la Gran Bretagna di Romell Glave, Imani Lansiquot, Jeremiah Azu e Success Eduan in 40.26.

Il format sperimentale dei concorsi (dopo i primi due turni restano in sei) ha affossato il martellista canadese campione olimpico e mondiale in carica Ethan Katzberg, uscito di scena con due nulli vedendo sfumare in extremis la sua imbattibilità stagionale e aprendo la porta all’exploit del tedesco Merlin Hummel, capace di vincere a sorpresa in 81.41 battendo l’idolo locale e campione d’Europa Bence Halasz (80.30). Un mese dopo il magico oro europeo di Birmingham al rientro da un lungo periodo di inattività, il formidabile mezzofondista norvegese Jakob Ingebritgsen ha fatto la voce grossa anche nel contesto mondiale dell’Ultimate Championship vincendo di forza sui 5000 metri in 12:59.24 davanti agli americani Cole Hocker e Parker Wolfe.

Si arricchisce ulteriormente lo sconfinato palmares dell’ucraina primatista mondiale Yaroslava Mahuchikh, vincitrice dell’Ultimate Championship di Budapest nel salto in alto con 1.99 davanti all’australiana Nicola Olyslagers (1.95). Doppia affermazione USA negli ostacoli alti: Masai Russell fa il vuoto sui 100 in 12.22 (+0.1) davanti alla nigeriana Tobi Amusan (12.34) e all’olandese Nadine Visser (12.39), mentre il primatista mondiale Ja’Kobe Tharp la spunta solamente al fotofinish in 12.94 sul connazionale Cordell Tinch (12.95)

 

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