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Basket femminile: Italia, ecco la grande sfida mondiale agli USA. Notte da vivere a Berlino

Federico Rossini

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Sarà una delle notti berlinesi più da vivere in assoluto, quella della Berlin Arena (Uber Arena). Nella più capiente delle arene della capitale tedesca, che due giorni fa ha fatto registrare il sold out (per la rassegna) con 12.550 spettatori per Spagna-Germania, l’Italia sfiderà gli USA nella seconda partita del girone D dei Mondiali che stanno per vivere altri momenti decisivi. Del resto, a seconda del risultato di Cina-Cechia, si capirà quali sono i pass già staccati per la fase a eliminazione diretta e quali, invece, verranno decisi dalle prossime 24 ore, quelle di Italia-Cina e USA-Cechia e dalle contemporaneità di Max Schmeling Halle e Berlin Arena rispettivamente.

Parlavamo di pubblico, e in questo senso non è impossibile notare due cose chiaramente emerse dalla prima giornata alla Max Schmeling Halle. La prima: il tifo italiano c’è, esiste ed è anche molto numeroso. Tra i 4520 di venerdì, infatti, si è vista una foltissima ed evidente rappresentanza italiana, che ha forse superato tutti gli ordini di previsioni possibili e immaginabili. E forse si possono trovare davvero tutti: i venuti dall’Italia, così come quelli che vivono da tempo a Berlino. La seconda: sono davvero tanti i curiosi di Team USA. E, tra di essi, ce ne sono davvero tanti che hanno cercato di tirar fuori uno striscione, una delle varie maglie esistenti, insomma un qualsiasi pezzetto che riporti a Caitlin Clark, la figura simbolo del nuovo corso di una WNBA che per popolarità è decollata proprio grazie a lei, capace di portare a un livello superiore gli sforzi dell’epoca recente guidata da Diana Taurasi, Maya Moore, Elena Delle Donne e tante altre.

Per la squadra di coach Andrea Capobianco, così come per quella a stelle e strisce, sarà il debutto ufficiale alla Berlin Arena, per quella che dalle 20:45 sarà una notte delle stelle in senso assoluto. 12, ovviamente, sono dall’altra parte del campo, ma anche in casa azzurra non si scherza, perché Cecilia Zandalasini è nella fase più bella della sua carriera anche in WNBA, Costanza Verona ha iniziato ad assaporare quel mondo, Matilde Villa conserva legittime ambizioni di poter essere richiamata dopo che le Atlanta Dream hanno rinunciato ai diritti su di lei dopo l’infortunio. E di là dall’Oceano ci è passata anche Lorela Cubaj, che quanto a tecnica può legittimamente avere motivi per non sfigurare (anzi) di fronte alle colleghe made in USA. Ovviamente l’aspetto difensivo sarà necessariamente preminente: per poter fare partita bisognerà rallentare il ritmo delle americane, sporcare i possessi, trovare il modo di impedire quella fluidità che è risultata essere la chiave del successo degli States contro la Cina, anche estremamente largo peraltro (94-61).

Al Premondiale di San Juan l’Italia aveva perso 59-93, ma quella partita era particolare per due ordini di motivi. Il primo è che si trattava di una partita di girone unico, senza prosecuzioni di sorta, l’altro è che, in fin dei conti, le azzurre ben sapevano che il margine di qualificazione era decisamente alto. E, in effetti, è anche arrivato un 4-1. riuscendo a battere quella Spagna che fino a solo pochi mesi prima pareva insormontabile. Ecco, il concetto di insormontabile qui va tenuto da conto, perché l’Italia del terzo ciclo di Capobianco è stata qualcosa di più di una squadra. Ha saputo prendere il proprio destino in mano cambiando la percezione di situazioni ritenute fino a pochi anni fa impossibili da vivere. Come arrivare in semifinale europea, come andare a un tiro (costruito benissimo) di Verona dalla finale, come vincere la finale per il 3° posto contro una Francia in quel momento presa da troppi problemi interni dopo la semifinale con la Spagna (mentre quella di questa rassegna iridata promette, invece, molto bene). Dunque, perché non tentare di aggiungere un altro pezzo del puzzle? Certo, il più difficile. Perché gli USA tra Mondiali e Olimpiadi hanno perso solo nel 2006 contro la Russia, in semifinale, a livello di competizioni ufficiali da quando esiste la WNBA. In breve, una sconfitta in 29 anni. Una sola. Per farle diventare due ci vuole una sorta di incanto.

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