Basket

Basket femminile: Francia contro USA, una finale mondiale forse mai così incerta

Federico Rossini

Pubblicato

il

Gabby Williams, Breanna Stewart / fiba.basketball

Francia-USA, dov’eravamo rimasti? La cronologia, ovviamente, riporta a un giorno e a un momento: 11 agosto 2024, Palais Omnisports di Parigi-Bercy (che dal 2016 è Accor Arena per ragioni di sponsor). Sul 64-67, Gabby Williams tirò da tre. O almeno così credeva, perché quel tiro lo realizzò, ma lei aveva un piede decisamente dentro l’arco dei tre punti. Non fu supplementare, fu vittoria degli States.

A poco più di due anni di distanza, ecco l’occasione della rivincita. Francia contro USA, da Parigi a Berlino e in circostanze non radicalmente diverse, ma un bel po’ sì. Innanzitutto perché qui si parla di finale dei Mondiali. E poi perché la Francia non ha mai rischiato di perdere nessuna partita fino a questo momento, nemmeno una semifinale con la Germania nella quale ha pian piano preso il largo e non l’ha mollato più. Gli States, al contrario, due volte hanno dovuto impegnarsi molto seriamente per vincere: contro l’Italia nella fase a gironi e contro la Spagna in semifinale, anche se in questo secondo caso l’ultimo quarto è andato a gonfie vele per la squadra allenata da Kara Lawson.

La selezione transalpina all’ultimo atto non ci era mai arrivata, ma sta vivendo decisamente il miglior momento della propria storia, costruito anche attraverso una precedente generazione di giocatrici di grandissimo valore, da Celine Dumerc a Sandrine Gruda solo per citarne due. Oggi le stelle sono altre: Marine Johannes, che può creare come tirare secondo il proprio gusto, come Gabby Williams, ormai una superstar sia da questa che da quell’altra parte dell’Oceano. E poi tutto il contorno che tanto contorno non è. Delle due citate si conoscono gli estremi che si uniscono, ma in mezzo ci sono le due dimensioni da realizzatrice e rimbalzista, nonché da giocatrice di peso, di Dominique Malonga, come pure i tanti talenti di Janelle Salaun, una difficile da marcare proprio perché è complessa da prevedere. E in questa squadra ci sono altre giocatrici che altrove sarebbero con molto più spazio, da Leila Lacan a Carla Leite, fino a Valeriane Ayayi (che peraltro ne ha pure tanto), di materiale ce n’è in abbondanza.

Gli USA, per contro, stanno vivendo una rassegna complicata come non accadeva da vent’anni. E a far capire che qualcosa, anzi più di qualcosa, si può fare è stata proprio l’Italia in quella notte imprevista della Berlin Arena in cui l’urlo azzurro salì fin quasi al grido di un overtime. E proprio lì è andata a colpire la Spagna, che ha avuto i mezzi, le persone e la capacità di stare con le americane fin quasi alla fine del terzo quarto, quando dei segnali di poca lucidità sono diventati evidenti. Di contro, stavolta la squadra a stelle e strisce stavolta sapeva bene di non portarsela da casa, e infatti si è affidata al suo gruppo migliore. Anzi, a colei che ancora oggi, quando si accende, è e resta la migliore di tutte: Breanna Stewart, che può benissimo contendere a Gabby Williams il ruolo di MVP (anche se per quanto visto nel torneo la francese parte davanti). Se questa sarà la partita di Caitlin Clark non è dato saperlo, ma le due sfide più sofferte di Team USA sono state anche quelle in cui lei ha realizzato un unico punto. Forse sarà questa la vera situazione in cui si comprenderà quanto realmente pesa l’assenza di A’ja Wilson, che aveva giocato da protagonista assoluta sia gli ultimi Mondiali che le ultime Olimpiadi. Per le americane conteranno tanto un sistema difensivo realmente forte, in cui può essere protagonista anche Paige Bueckers, che in questo senso ha più volte mostrato qualità importanti. Altri nomi chiave: Jackie Young con la difficoltà di tutte le difese di tenerla man mano che ci si avvicina al canestro, Napheesa Collier un po’ ovunque nel campo, Aliyah Boston quando ci si sposta verso l’arco dei tre punti. Ma, in realtà, di variabili tattiche ne possono emergere tante. Ed è per questo che nessuna, da Stewart all’ex “italiana” Rhyne Howard, può essere esclusa dal conto (a parte forse Sonia Citron e Kiki Iriafen, che sono arrivate da veri e propri rimpiazzi e hanno avuto meno spazio).

Exit mobile version