Pallanuoto

Setterosa, la strada è ancora lunga. La World Cup si chiude tra segnali positivi e limiti evidenti

Andrea Addezio

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Dafne Bettini / IPA Sport

La partecipazione dell’Italia alla Final Eight di pallanuoto femminile di World Cup, competizione che si è disputata a Sydney lo scorso fine settimana, si è conclusa con la sesta posizione, risultato maturato al termine della netta sconfitta subita contro l’Olanda nel match per il quinto e sesto posto.

Il piazzamento raggiunto può e deve essere contestualizzato nell’ottica del percorso di una squadra che ha iniziato il suo nuovo ciclo tecnico alla fine del mese di aprile e, nel pur breve tempo a disposizione, lavora su un doppio binario: centrare la qualificazione a Los Angeles 2028 e completare il percorso grazie a cui ritornare a giocarsela alla pari con le big per competere per la vittoria dei grandi titoli. Doveroso sottolineare che il ritorno in campo di una Russia affamata di partite ad alto livello alza ulteriormente il livello di competitività dei diversi tornei.

Rispetto a quanto visto nella Division I disputata a Rotterdam all’inizio di maggio la situazione sembra essere stazionaria. La partita più indicativa per valutare il cammino delle azzurre è quella dei quarti di finale contro l’Australia, match nel quale le azzurre, pur se costantemente all’inseguimento nel punteggio, hanno tenuto testa alle vicecampionesse olimpiche giocando a viso aperto contro la quotata compagine oceanica.

Doveroso rimarcare che, anche in considerazione del tempo relativamente breve avuto a propria disposizione, Maurizio Mirarchi ha visto la condizione della squadra scemare progressivamente nel corso del torneo. Diventa indispensabile notare che la squadra deve trovare la propria identità tecnica e tattica seguendo le indicazioni del suo condottiero, anche se purtroppo, rispetto alle epoche precedenti, il materiale umano non sovrabbonda.

Uno dei problemi fondamentali è proprio quello di produrre giocatrici di rilievo nazionale, ma questo rientra nell’ottica della progettualità di un movimento che deve interrogarsi sulle proprie strutture e offrire risposte ad un calo drastico delle iscritte e alle difficoltà delle società di portare avanti l’attività. Lo staff tecnico, in primis nella persona del responsabile, può però interrogarsi sulla necessità di reinserire atlete che avevano fatto parte del gruppo e che forse negli ultimi appuntamenti sono state dimenticate in maniera eccessivamente precoce: Bacelle, Condorelli, Helga Santapaola e Beatrice Cassarà sono tutti profili che potrebbero apportare un contributo alla causa. Da rivedere, anche in considerazione del fatto che affrontava il suo primo esame internazionale, la prova di Anna Beatriz Mantellato.

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