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Wimbledon, i tennisti protestano ancora: dal prize money ai ricavi del torneo, tutti i motivi dello scontro

Giandomenico Tiseo

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Sinner-Sabalenka / LaPresse

La contrarierà va avanti. Non è stato sufficiente prendere atto di un montepremi record da 64,2 milioni di sterline, con un incremento del 20% rispetto al 2025, a Wimbledon. Una parte significativa dei migliori giocatori del circuito ha deciso di proseguire l’azione di pressione già avviata al Roland Garros. In prima fila ci sono anche i numeri uno del mondo, Jannik Sinner e Aryna Sabalenka, che insieme ad altri protagonisti limiteranno drasticamente gli impegni con i media durante il torneo londinese.

La misura adottata è la stessa sperimentata a Parigi, ma con una differenza sostanziale. Se al Roland Garros la limitazione riguardava esclusivamente il media day precedente all’inizio della competizione, a Londra la restrizione verrà estesa per tutta la prima settimana dello Slam. In concreto, i giocatori aderenti all’iniziativa non concederanno più di 15 minuti complessivi alle attività mediatiche tra conferenze stampa e interviste.

La decisione rappresenta l’ennesimo capitolo del confronto ormai aperto tra i tennisti e gli organizzatori dei quattro tornei dello Slam. Al centro della disputa non c’è soltanto l’entità del montepremi, ma soprattutto il principio con cui vengono distribuiti i ricavi generati dagli eventi più prestigiosi del tennis mondiale.

I giocatori, infatti, chiedono da tempo che la quota destinata agli atleti venga portata al 22% degli introiti complessivi dei tornei. Wimbledon, pur avendo aumentato sensibilmente il prize money, si è fermato a una percentuale nettamente inferiore.

È proprio questo il nodo della contestazione. Dal punto di vista degli atleti, l’aumento del montepremi rappresenta un passo avanti, ma non risolve il problema strutturale della distribuzione delle entrate generate dagli Slam. La protesta, quindi, non punta a ottenere un semplice incremento occasionale dei premi, bensì a modificare il modello economico che regola il rapporto tra organizzatori e giocatori.

A spiegare la posizione degli atleti è stato Larry Scott, rappresentante dei tennisti nelle trattative. In una lettera inviata ai rappresentanti dei giocatori e visionata da L’Équipe, Scott ha sottolineato come l’obiettivo sia quello di mantenere alta la pressione sugli organizzatori: “La partecipazione è volontaria, ma più giocatori mostreranno solidarietà, più forte sarà il messaggio“.

Secondo Scott, l’iniziativa già adottata durante il Roland Garros avrebbe prodotto un primo risultato concreto: “L’azione dei giocatori al Roland Garros ha immediatamente dato il via alle cose, portando a un aumento record del 20% del montepremi a Wimbledon“. Tuttavia, il dirigente ritiene che il tema non possa esaurirsi nell’annuncio di un premio più ricco. “Un aumento una tantum non è mai stato l’obiettivo“, ha precisato, spiegando che la richiesta riguarda un accordo stabile e duraturo.

Nel dettaglio, la rivendicazione si basa sulla convinzione che la crescita economica degli Slam non si sia tradotta in un beneficio proporzionale per gli atleti. “I giocatori chiedono un accordo strutturale in modo che, con la crescita di Wimbledon, anche loro ne traggano beneficio: le entrate di Wimbledon sono aumentate di oltre 280 milioni di sterline nell’ultimo decennio, mentre la quota dei giocatori è diminuita“, ha scritto ancora Scott. Nella lettera viene inoltre evidenziato come restino aperte altre questioni considerate centrali dai tennisti, tra cui la creazione di un fondo previdenziale e una maggiore rappresentanza attraverso un consiglio dei giocatori. “L’annuncio del montepremi ha lasciato completamente irrisolte le proposte relative al fondo di previdenza e al consiglio dei giocatori“, conclude.

Di fronte alla protesta, l’All England Club ha espresso sorpresa e disappunto. Un portavoce dell’organizzazione ha dichiarato: “Siamo sorpresi e delusi da questa iniziativa. A Wimbledon mettiamo i giocatori al centro di tutte le nostre decisioni e investiamo ogni anno somme considerevoli a loro favore“.

Gli organizzatori rivendicano lo sforzo economico compiuto negli ultimi mesi, ricordando chequest’anno il montepremi complessivo è aumentato del 20%, raggiungendo i 64,2 milioni di sterline, il più grande incremento nella storia del torneo“. Inoltre, l’All England Club sottolinea di aver destinato risorse significative anche al miglioramento delle infrastrutture: “A ciò si aggiunge l’investimento di centinaia di milioni di sterline per il miglioramento delle strutture dedicate ai giocatori, nell’ambito di una trasformazione triennale volta a creare un ambiente di preparazione e prestazione sportiva di livello mondiale“.

Il confronto, dunque, resta aperto. Da una parte gli organizzatori evidenziano un aumento record del montepremi e gli investimenti effettuati a beneficio degli atleti; dall’altra i giocatori sostengono che la questione non riguardi soltanto la cifra distribuita in una singola edizione, ma il riconoscimento di una quota più elevata e stabile dei ricavi prodotti dagli Slam. È su questo terreno che si gioca il vero braccio di ferro, e la scelta di limitare le attività con i media rappresenta il nuovo strumento con cui i tennisti intendono mantenere alta l’attenzione sulla vertenza proprio durante uno degli appuntamenti più importanti della stagione.

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