Rugby

United Rugby Championship: Benetton e Zebre, serve cambiare rotta

Duccio Fumero

Pubblicato

il

Niccolò Cannone / IPA Agency

La stagione dello United Rugby Championship lascia al rugby italiano più domande che risposte. Benetton Treviso e Zebre Parma hanno vissuto percorsi differenti per aspettative e struttura, ma accomunati da un risultato finale simile: l’incapacità di inserirsi stabilmente nella corsa ai playoff. Se la Challenge Cup ha regalato qualche soddisfazione e prestazioni incoraggianti, il campionato ha evidenziato limiti che continuano a frenare la crescita delle due realtà azzurre. La sensazione è che il movimento abbia ormai superato la fase della semplice competitività episodica: ora servono continuità, identità e risultati.

Per Treviso il giudizio è inevitabilmente più severo. La squadra biancoverde dispone della rosa più profonda e talentuosa del rugby italiano e, dopo i progressi delle ultime stagioni, era legittimo attendersi una presenza stabile nelle zone alte della classifica. Invece il cammino è stato segnato da una discontinuità cronica: vittorie prestigiose contro corazzate come Leinster e Glasgow hanno convissuto con passaggi a vuoto inattesi e sconfitte pesanti nei momenti decisivi. È proprio questa incapacità di trasformare il potenziale in rendimento costante ad aver impedito il salto di qualità. La società ne è consapevole e ha deciso di aprire un nuovo ciclo tecnico, affidandosi a Wayne Pivac e puntando su innesti internazionali di spessore per riportare la squadra a lottare per i playoff fino all’ultima giornata.

La sfida della Benetton, tuttavia, non riguarda soltanto il campo. Il club continua a muoversi all’interno di un modello sostenibile, lontano dalle disponibilità economiche delle grandi franchigie irlandesi o sudafricane. Per questo la valorizzazione dei giovani resta centrale. L’obiettivo sarà trovare il giusto equilibrio tra sviluppo del talento italiano e maggiore competitività immediata. Le basi esistono, così come una struttura ormai consolidata, ma il tempo delle attenuanti sembra finito: la prossima stagione dovrà certificare una crescita concreta.

Se Treviso esce dal campionato con il peso delle occasioni sprecate, a Parma il bilancio è diverso. Le Zebre hanno chiuso ancora nelle ultime posizioni, con un numero di vittorie insufficiente per cambiare il volto della stagione, ma il percorso racconta qualcosa di più complesso della semplice classifica. Molte partite sono sfuggite per dettagli, spesso negli ultimi minuti, mentre in Challenge Cup la squadra ha mostrato una competitività superiore rispetto al passato. Il lavoro di Massimo Brunello continua a seguire una linea chiara: formare giocatori pronti per l’alto livello e per la Nazionale. Da questo punto di vista, diversi giovani hanno compiuto passi avanti significativi, rappresentando il principale patrimonio costruito nel corso dell’anno.

Per le Zebre il futuro passa ora dalla capacità di trasformare la crescita individuale in risultati collettivi. L’arrivo di Giampiero De Carli nello staff tecnico va nella direzione di rafforzare una struttura che negli ultimi mesi ha mostrato segnali di maggiore solidità. Tuttavia, per uscire definitivamente dal ruolo di fanalino di coda del torneo servirà qualcosa in più: una rosa più profonda, maggiore esperienza nei momenti decisivi e la capacità di vincere quelle partite equilibrate che troppo spesso si sono trasformate in sconfitte. Benetton e Zebre partono da posizioni differenti, ma condividono la stessa necessità: cambiare passo. Perché il rugby italiano non può più accontentarsi di essere competitivo a tratti; deve imparare a esserlo per un’intera stagione.

Exit mobile version