Tennis

I tennisti contro gli Slam: c’è l’ipotesi boicottaggio, Sinner e Alcaraz tra i firmatari di una lettera

Giandomenico Tiseo

Pubblicato

il

Jannik Sinner / LaPresse

Alla vigilia degli Internazionali d’Italia, il clima nel circuito è stato improvvisamente scosso da prese di posizione nette e coordinate da parte di alcune delle figure più rappresentative del tennis mondiale. Le dichiarazioni di Aryna Sabalenka, Jasmine Paolini e Coco Gauff hanno acceso i riflettori su un malcontento che covava da tempo, trasformandolo in una protesta strutturata e, per molti versi, senza precedenti.

Al centro della contestazione vi è la gestione economica dei tornei del Grande Slam, Roland Garros, Wimbledon, US Open e Australian Open, accusati di destinare ai giocatori una quota ritenuta troppo esigua dei ricavi complessivi. Secondo i firmatari della protesta, la percentuale attuale, compresa tra il 12% e il 15%, risulta sproporzionata rispetto agli introiti generati, che superano frequentemente i 400 milioni di euro per singolo evento. Il confronto con altri tornei del circuito, come i Masters 1000, dove la redistribuzione si avvicina al 22%, rafforza la percezione di un sistema squilibrato.

La protesta ha assunto i contorni di una vera e propria “rivolta sindacale”, formalizzata in una lettera aperta sottoscritta dai principali esponenti del ranking mondiale. Tra i firmatari figurano nomi di primo piano come Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, a conferma della compattezza del fronte. Il documento non si limita a denunciare la disparità economica, ma articola richieste precise: innalzamento della quota dei ricavi destinata ai giocatori fino al 22%, maggiore trasparenza nella gestione finanziaria dei tornei e, soprattutto, interventi strutturali in materia di welfare.

Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta uno dei nodi più critici. I tennisti lamentano l’assenza di tutele adeguate in termini di pensioni, copertura sanitaria e sostegni economici per gli atleti fuori dall’élite. La questione non riguarda, quindi, soltanto i top player, ma investe soprattutto l’intero ecosistema del tennis professionistico, dove molti giocatori faticano a sostenere i costi di trasferte, allenatori e staff.

Il caso emblematico che ha innescato l’accelerazione della protesta è quello del Roland Garros 2026. Nonostante l’annuncio di un incremento del montepremi fino a 61,7 milioni di euro (+9,5%), gli atleti hanno giudicato l’aumento insufficiente, sottolineando come la crescita dei ricavi complessivi del torneo sia stata ben più significativa, lasciando invariata — o quasi — la percentuale destinata ai giocatori.

In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni più dure, tra cui quelle di Sabalenka, che ha apertamente evocato l’ipotesi di un boicottaggio dei tornei del Grande Slam. Un’eventualità che, se concretizzata, segnerebbe una frattura storica tra organizzatori e protagonisti del circuito.

Exit mobile version